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Ballerin: “Il monologo di Roberto cambiato fino all’ultimo l’attualità lo imponeva”

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Parla lo storico, coautore della trasmissione andata in onda mercoledì sera su Rai 1: “La presidente del Consiglio ha compiuto sul manifesto di Ventotene un’operazione scorretta”
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Michele Ballerin, lei che è uno storico, come ha ideato insieme a Roberto Benigni la puntata record andata in onda mercoledì sera su RaiUno sul Sogno europeista?

«Roberto aveva in mente già da tempo di realizzare uno spettacolo sull’Unione europea. La scorsa estate documentandosi sul tema si è imbattuto in un libro che avevo scritto anni fa e che è stato ripubblicato di recente da Clinamen, Gli Stati Uniti d’Europa spiegati a tutti. Guida per i perplessi».

E poi?

«Gli è piaciuto, mi ha contattato ed è iniziato il nostro lavoro a tre, insieme al suo storico collaboratore Stefano Andreoli, con l’obiettivo un po’ folle di intrattenere per due ore il pubblico di RaiUno sull’Unione europea, i suoi dilemmi e le sue potenzialità».

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Michele Ballerin, lei che è uno storico, come ha ideato insieme a Roberto Benigni la puntata record andata in onda mercoledì sera su RaiUno sul Sogno europeista?

«Roberto aveva in mente già da tempo di realizzare uno spettacolo sull’Unione europea. La scorsa estate documentandosi sul tema si è imbattuto in un libro che avevo scritto anni fa e che è stato ripubblicato di recente da Clinamen, Gli Stati Uniti d’Europa spiegati a tutti. Guida per i perplessi».

E poi?

«Gli è piaciuto, mi ha contattato ed è iniziato il nostro lavoro a tre, insieme al suo storico collaboratore Stefano Andreoli, con l’obiettivo un po’ folle di intrattenere per due ore il pubblico di RaiUno sull’Unione europea, i suoi dilemmi e le sue potenzialità».

Che lavoro c’è dietro? E quanto tempo avete impiegato?

«Un lavoro impegnativo, che ci ha tenuti occupati per sei intensi mesi, un confronto insieme serrato e gioioso su un argomento che ci appassiona, e che crediamo sia il vero tema del nostro tempo. Aggiungo che lavorare con Benigni è un’esperienza unica, gratificante e stimolante come poche, e lui stesso per me è stato una rivelazione, anche sul piano umano».

Lo avete modificato nel pomeriggio alla luce delle parole pronunciate da Giorgia Meloni in Aula che ha detto di non riconoscersi nel manifesto di Ventotene?

«È normale che il testo di uno spettacolo resti aperto a integrazioni e modifiche fino all’ultimo momento. A volte l’attualità offre spunti imprevisti che vanno colti. Ad esempio, può nascere un dibattito che in qualche modo reclama un coinvolgimento, anche solo una precisazione».

E lei, da studioso, che cosa ne pensa?

«La presidente del Consiglio ha compiuto sul manifesto di Ventotene un’operazione scorretta: ha estrapolato alcune frasi e se n’è servita per stravolgere il significato del testo. Con lo stesso metodo si potrebbe trasformare il Vangelo nel Mein Kampf».

Qual è il senso vero di questo testo del 1941?

«Il manifesto è figlio di un momento storico caotico e convulso, nel quale bisognava ritrovare la via della democrazia misurandosi con i totalitarismi fascista e nazista. Una lettura seria e obiettiva del libro non può lasciare dubbi sull’Europa che Spinelli, Rossi e Colorni stavano prefigurando: un’Europa federale, cioè unita, pacifica e democratica. Tutti i testi scritti in seguito da Rossi e Spinelli e tutta la loro successiva attività politica sono lì a dimostrarlo».

È stata mistificata la storia per farne un utilizzo politico?

«Mi sembra evidente l’intenzione di screditare l’esperienza politica e culturale di quella che rimane una delle pagine più luminose della storia italiana. Sullo scopo di questa operazione bisognerebbe interrogare la presidente Meloni. Certo è un peccato, perché se c’è una figura politica di cui come italiani dovremmo andare orgogliosi è proprio quella di Altiero Spinelli, insieme a quelle di Ernesto Rossi e Eugenio Colorni. E non sarà un caso se il palazzo del Parlamento europeo a Bruxelles è stato intitolato a lui».

Perché è importante diffondere e far conoscere il manifesto di Ventotene? È vero come dice Meloni che in tanti non lo hanno letto o non lo hanno capito?

«Il manifesto di Ventotene ha indicato una strada su cui gli europei stanno ancora camminando: quella dell’unità politica come unica garanzia della pace, della democrazia e dello sviluppo. Resta imprescindibile come documento storico, anche se alcuni contenuti oggi risultano superati. Certo che anche il manifesto di Ventotene (il cui titolo originale è Per un’Europa libera e unita) ha avuto pochi lettori, e probabilmente alcuni di loro lo hanno letto in maniera superficiale».

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