✕

Schlein: “Nel Pse accolta la linea dei dem italiani”

L'intervento della segretaria del Pd, Elly Schlein, alla Camera

 (ansa)

Ascolta l'audio

La leader Pd rivendica il sì della famiglia socialista all’esercito europeo e alla proposta di debito comune per finanziare la difesa
2 minuti di lettura

«La linea del Pd è emersa in modo limpido dal voto compatto di mercoledì alla Camera», taglia corto Elly Schlein a proposito della risoluzione sul piano di riarmo che, dopo aver spaccato la delegazione a Strasburgo, rischiava di far deflagrare il partito. E isolare la leader dem anche nel Pse. «Ma non c’è stato alcun attrito tra me e il gruppo socialista europeo», smentisce con nettezza la segretaria, reduce dalla riunione dei progressisti continentali che precede il Consiglio Ue.

All’ultimo prevertice si è narrato di una certa freddezza da parte dei socialisti, decisi a sostenere il RearmEu al contrario di lei. Avete fatto pace?

«Nessuna freddezza, è normale che tra forze politiche di 27 Paesi ci siano varie sensibilità, ma nel solco di valori comuni e battaglie portate avanti insieme. Siamo una grande famiglia e come in tutte le famiglie non sempre la si pensa allo stesso modo, si possono avere punti di vista differenti. Si discute, ci si confronta e poi si prova a convergere. Tant’…

«La linea del Pd è emersa in modo limpido dal voto compatto di mercoledì alla Camera», taglia corto Elly Schlein a proposito della risoluzione sul piano di riarmo che, dopo aver spaccato la delegazione a Strasburgo, rischiava di far deflagrare il partito. E isolare la leader dem anche nel Pse. «Ma non c’è stato alcun attrito tra me e il gruppo socialista europeo», smentisce con nettezza la segretaria, reduce dalla riunione dei progressisti continentali che precede il Consiglio Ue.

All’ultimo prevertice si è narrato di una certa freddezza da parte dei socialisti, decisi a sostenere il RearmEu al contrario di lei. Avete fatto pace?

«Nessuna freddezza, è normale che tra forze politiche di 27 Paesi ci siano varie sensibilità, ma nel solco di valori comuni e battaglie portate avanti insieme. Siamo una grande famiglia e come in tutte le famiglie non sempre la si pensa allo stesso modo, si possono avere punti di vista differenti. Si discute, ci si confronta e poi si prova a convergere. Tant’è che il documento approvato proprio oggi dal Pse accoglie diverse proposte avanzate dal Pd».

Cioè?

«Si insiste sulla necessità di una vera difesa europea. Noi siamo convinti che rafforzare 27 eserciti nazionali non faccia deterrenza come la creazione di un esercito comune, l’ha spiegato Benigni meglio di me. Si cita il superamento dell’unanimità verso la maggioranza qualificata, così da neutralizzare i veti. Chiede investimenti comuni perché parla di eurobond per la difesa, anche se noi abbiamo sollecitato a farli non solo su quello: per il Pd serve un Next Generation Eu da 800 miliardi l’anno per l’autonomia strategica della Ue, che significa anche politiche industriali, sociali, climatiche, innovazione. E poi dice con forza che non si deve dirottare la spesa sociale su quella militare».

Il Pd ha ricambiato la cortesia?

«Noi abbiamo dato pieno appoggio alla proposta spagnola sul nuovo bilancio europeo: quello attuale corrisponde all’1% del Pil Ue, ma è davvero troppo poco, non si possono affrontare le grandi sfide del futuro senza averne i mezzi. Di fronte alle minacce di Trump, alle mire di Putin, a un quadro generale di enorme incertezza, le risorse sin qui stanziate sono insufficienti. Bisogna raddoppiare il bilancio europeo».

Lei è anche a favore del debito comune, ma fra i socialisti ci sono diversi contrari, specie fra i nordici.

«Beh sì, qualcuno c’è, non sono tutti federalisti come noi. Ma ci sono aperture interessanti. Alla riunione ho detto: siamo davanti a una sfida esistenziale, dobbiamo avere più coraggio, fare come dentro la pandemia, quando riuscimmo a superare i veti nazionali per mettere in campo la solidarietà europea. Oggi più d’uno ha ribadito: proviamo a trasformare un tornante drammatico e senza precedenti in un’opportunità. Per fare davvero l’Europa politica, aggiungo io».

Che ancora non c’è e le divisioni del nostro governo non aiutano. Ha spiegato ai suoi colleghi cosa sta accadendo in Italia?

«Non solo ho raccontato quanto è successo in Parlamento, l’attacco di Meloni a Ventotene, ma anche della forte risposta popolare arrivata dalla piazza di sabato per l’Europa federale. In Europa quel manifesto di Ventotene è riconosciuto da tutti come testo fondativo della Ue, della sua tensione verso l’integrazione. La premier lo ha mistificato e sbeffeggiato, producendo un oltraggio alla memoria europea. Oltre che di Spinelli, Colorni, Ernesto e Ada Rossi, spediti al confino dai fascisti. L’ho detto in aula e lo ripeto: non permetteremo a Meloni di riscrivere la storia».

È la prova che non ha ancora fatto i conti con la sua?

«Meloni cerca di coprire le divisioni del governo che in aula aveva tre posizioni diverse. La Lega l’ha commissariata dicendo che non ha mandato sulle proposte di von der Leyen. In un altro paese questo avrebbe già aperto una crisi di governo. Lei dice che l’Europa di Ventotene non è la sua. Le chiedo se la sua Italia è quella della Costituzione, perché sono gli stessi antifascisti ad averla scritta e stiamo ancora aspettando che lei si dichiari antifascista come la Carta su cui ha giurato».

Ultima cosa: la frattura nel Pd si è chiusa o serve un chiarimento?

«Intanto la cosa importante è che la linea del Pd sia emersa in modo limpido dal voto compatto in Parlamento».

Leggi i commenti