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Ventotene, Bonino: “Quell’ideale mette ancora paura alla destra sovranista”

Emma Bonino

 (ansa)

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L’ex europarlamentare: “La posizione della premier resta sempre quella dell’Europa dei piccoli stati-nazione dove ognuno fa per sé”
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Emma Bonino, lei è stata europarlamentare a Strasburgo accanto ad Altiero Spinelli nel 1979. Ritiene sia il padre dell’Europa?

«Sì, uno dei padri, con Rossi e Colorni».

Che impressione ebbe, quando Spinelli pronunciò il suo celebre discorso, parafrasando “Il vecchio e il mare” di Hemingway: stava per gettare la spugna?

«Altiero Spinelli non era una persona che si accontentava del “male minore”. E, come ho scritto nel mio libro con Dastoli “A che ci serve l’Europa”, emerge chiaramente che puntava in alto. Il processo di costruzione europea a volte è riuscito e altre no. L’Europa è stata, è e sarà una impresa molto difficile. Una impresa contrastata fin dal ’54, dal fallimento dell’Europa della difesa per il voto dei gollisti. Poi siamo arrivati a far fallire il referendum sulla carta costituzionale per mano francese e olandese. Insomma, l’Europa non è stata una passeggiata rosa e fiori. E non lo sarà. Ma non abbiamo nessun altro destino possibile se non quello europeo».

Come s…

Emma Bonino, lei è stata europarlamentare a Strasburgo accanto ad Altiero Spinelli nel 1979. Ritiene sia il padre dell’Europa?

«Sì, uno dei padri, con Rossi e Colorni».

Che impressione ebbe, quando Spinelli pronunciò il suo celebre discorso, parafrasando “Il vecchio e il mare” di Hemingway: stava per gettare la spugna?

«Altiero Spinelli non era una persona che si accontentava del “male minore”. E, come ho scritto nel mio libro con Dastoli “A che ci serve l’Europa”, emerge chiaramente che puntava in alto. Il processo di costruzione europea a volte è riuscito e altre no. L’Europa è stata, è e sarà una impresa molto difficile. Una impresa contrastata fin dal ’54, dal fallimento dell’Europa della difesa per il voto dei gollisti. Poi siamo arrivati a far fallire il referendum sulla carta costituzionale per mano francese e olandese. Insomma, l’Europa non è stata una passeggiata rosa e fiori. E non lo sarà. Ma non abbiamo nessun altro destino possibile se non quello europeo».

Come si spiega questo attacco della premier così violento all’europeismo e ai padri fondatori?

«Che l’Europa di Ventotene non sia l’Europa di Meloni non è una notizia. L’idea della premier è quella dell’Europa dei piccoli Stati Nazione, dove ognuno fa per sé, possibilmente mettendo due dita negli occhi all’altro. È l’Europa che ci ha portato alla seconda guerra mondiale, ma è anche l’Europa di oggi, immobile, impassibile e invisibile ai giganti Usa e Russia. E la spartizione che Trump e Putin stanno facendo dell’Ucraina, senza che l’Ue abbia voce in capitolo, rientra esattamente in questa idea di Europa che hanno i nazionalisti. Ma l’Europa delle piccole patrie è il contrario degli Stati Uniti d’Europa che sognavano Spinelli, Rossi, Colorni, ma anche Marco Pannella».

Della cultura politica del manifesto di Ventotene cosa resta?

«Mi pare che l’attacco mosso da Meloni dimostri come il Manifesto di Ventotene rappresenti ancora una minaccia per i totalitarismi e i nazionalismi di ogni tipo. E temuto dai sovranisti. Ecco perché Meloni e la destra di governo l’hanno messo nel mirino: hanno paura dell’Europa di Ventotene, perché se realizzata sarebbe la fine della loro retorica antieuropea. Un po’ come fa Orban: si lamenta dell’Europa che non funziona ma blocca ogni riforma. Si cominci con l’abolizione del diritto di veto. E in questo momento partire dalla difesa e dalla politica estera comune, con uno strumento simile a quanto realizzato con l’euro, potrebbe essere dirimente».

Il federalismo europeo è la sua bussola: lo ha appreso da Spinelli?

«Con Pannella e Spinelli ho partecipato alla prima legislatura dell’europarlamento eletto a suffragio universale. Abbiamo condiviso le battaglie federaliste. Per me il progetto di Costituzione europea varato nel 1984, detto “progetto Spinelli”, resta il modello di riferimento per una costruzione federale dell’Europa».

Crede che sulla difesa comune dell’Europa ci siamo, o è un favore alla lobby delle armi?

«Rearm Eu è un primo passo verso la costruzione di una politica estera europea e penso che sia irresponsabile dire no a questo piano. Insieme al libro bianco sulla difesa europea, rappresenta un primo concreto passo verso la difesa comune. Ma non si parli solo di armi e di eserciti. Serve infatti una politica estera comune».

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