Ha detto la verità, Giorgia Meloni, sostenendo che l’Europa del manifesto di Ventotene “non è la sua”: perché certamente l’idea di Europa che le appartiene non è la nostra, quella degli italiani che si riconoscono nell’impegno a costruire l’Unione come reazione e difesa rispetto agli orrori della seconda guerra mondiale, e come rifiuto esplicito dei totalitarismi, dopo l’esperienza tragica del fascismo e del nazismo. È la scelta esplicita della democrazia, riconquistata con l’opposizione alla dittatura nella Resistenza, che segna la nascita e lo sviluppo dell’integrazione tra i Paesi del continente pronti a riconoscersi in quei valori.
Non dunque una costruzione astratta, concepita a tavolino per capitalizzare soltanto interessi economici e di mercato: ma un progetto politico e morale (con tutte le insufficienze di un’incompiuta) nato per proteggere e garantire la pace e per trasformare questa parte del mondo nella terra della democrazia del diritto, delle istituzioni e dei diritti.
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Ha detto la verità, Giorgia Meloni, sostenendo che l’Europa del manifesto di Ventotene “non è la sua”: perché certamente l’idea di Europa che le appartiene non è la nostra, quella degli italiani che si riconoscono nell’impegno a costruire l’Unione come reazione e difesa rispetto agli orrori della seconda guerra mondiale, e come rifiuto esplicito dei totalitarismi, dopo l’esperienza tragica del fascismo e del nazismo. È la scelta esplicita della democrazia, riconquistata con l’opposizione alla dittatura nella Resistenza, che segna la nascita e lo sviluppo dell’integrazione tra i Paesi del continente pronti a riconoscersi in quei valori.
Non dunque una costruzione astratta, concepita a tavolino per capitalizzare soltanto interessi economici e di mercato: ma un progetto politico e morale (con tutte le insufficienze di un’incompiuta) nato per proteggere e garantire la pace e per trasformare questa parte del mondo nella terra della democrazia del diritto, delle istituzioni e dei diritti.
È dunque dalla storia che ha preso vita il sogno europeo tradotto in realtà. Quella storia che la presidente del Consiglio rifiuta di assumere e di riconoscere, indicando agli italiani la riconquista della democrazia dopo vent’anni di dittatura come punto di riferimento comune, in quanto principio di legittimazione della Repubblica, della Costituzione, e delle istituzioni che ne sono derivate. È dentro quella storia, ovviamente, che va letto il manifesto di Ventotene contro cui Meloni ha scatenato tutta la sua furia polemica anti-sinistra, dirottando un dibattito parlamentare e presentando Spinelli, Rossi e Colorni come maestri d’inganno pronti a contrabbandare un’idea autoritaria dietro il manto solenne della federazione europea: senza mai sentire nemmeno per un attimo l’obbligo di ricordare che scrivevano nel 1941 con il nazismo in pieno assalto all’Europa, e si trovavano al confino, consegnati su un’isola dalla repressione fascista, che voleva impedire la libera circolazione delle loro idee.
In questo clima d’oppressione il manifesto ha il merito di indicare un’idea di Europa che superi i nazionalismi e gli egoismi degli Stati, in una prospettiva federale figlia di una visionarietà e di una speranza che lo rendevano allora inattuale e anacronistico: ma che lo hanno poi fatto riconoscere in tutto il continente come principio costitutivo del pensiero europeo. Un pensiero antidemocratico, suggerisce la premier, citando e ritagliando i passaggi sulla “rivoluzione socialista”, sui limiti da imporre alla proprietà privata, sulla “dittatura” come strumento per “formare il nuovo Stato”, formule che Spinelli correggerà nel tempo. Annullati come padri d’Europa, denunciati come socialisti rivoluzionari: accusando di sostenere le oligarchie anche Eugenio Scalfari, che sarebbe stato felice di essere imputato dalla destra insieme a Spinelli, Colorni e Rossi. Con il tempo che non viene considerato come elemento di giudizio, quel tempo che consentì invece al Msi di Almirante di passare dall’ostilità esplicita degli anni ‘50 per un’Europa vista come tradimento degli Stati nazionali al giudizio degli anni ‘60 su un’Europa baluardo contro Usa e Urss, alla scelta finale dell’Europa “che o è di destra o non è”.
Qual è oggi l’idea di Europa di questa destra estrema e di Giorgia Meloni? E l’idea di Occidente? Una risposta a queste domande potrebbe finalmente svelarci il giudizio della destra estrema che governa l’Italia sulla democrazia, un’altra incompiuta.