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Meloni: “Su Ventotene sinistra illiberale”. E attacca Scalfari

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La premier da Bruxelles rincara la dose contro il pamphlet europeista. E sul fondatore di Repubblica: negli editoriali difendeva l’oligarchia
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Bruxelles – La sala che l’Europa ha dedicato ad Altiero Spinelli dista novecento metri dal punto esatto in cui Giorgia Meloni torna ad attaccare il padre fondatore dell’Unione. La premier si presenta sotto il lanternone del Consiglio europeo e sa bene che le chiederanno di quell’attacco al Manifesto di Ventotene pronunciato il giorno prima nell’aula di Montecitorio. Nessun passo indietro, dunque: «L’essenza di alcuni passaggi che ho letto di quel testo – dice - è che il popolo non è in grado di autodeterminarsi». Attacca tutti: la sinistra «illiberale e nostalgica», la scelta (fatta da Repubblica, che la premier non cita) di distribuire l’opera che l’antifascista scrisse con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, il fondatore di questo giornale Eugenio Scalfari.

Non c’è contesto, nelle parole della presidente del Consiglio. Nel 1941, in Italia dominava il fascismo, in Europa il nazismo. Nessuna libera elezione da tre lustri. Spinelli, giovane militante comunista e antifascista, era costret…

Bruxelles – La sala che l’Europa ha dedicato ad Altiero Spinelli dista novecento metri dal punto esatto in cui Giorgia Meloni torna ad attaccare il padre fondatore dell’Unione. La premier si presenta sotto il lanternone del Consiglio europeo e sa bene che le chiederanno di quell’attacco al Manifesto di Ventotene pronunciato il giorno prima nell’aula di Montecitorio. Nessun passo indietro, dunque: «L’essenza di alcuni passaggi che ho letto di quel testo – dice - è che il popolo non è in grado di autodeterminarsi». Attacca tutti: la sinistra «illiberale e nostalgica», la scelta (fatta da Repubblica, che la premier non cita) di distribuire l’opera che l’antifascista scrisse con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, il fondatore di questo giornale Eugenio Scalfari.

Non c’è contesto, nelle parole della presidente del Consiglio. Nel 1941, in Italia dominava il fascismo, in Europa il nazismo. Nessuna libera elezione da tre lustri. Spinelli, giovane militante comunista e antifascista, era costretto al confino. Un cronista le chiede se non valuti questi aspetti: «Li valuto – risponde – Ma diceva Chesterton: “Rispetto gli uomini e la loro vita, ma rivendico di non essere d’accordo con le loro idee”. Quando non sono d’accordo con alcune idee, lo rivendico: è una cosa che la scompone? E questo non significa insultare. Sono io ad essere stata insultata, ampiamente». Prende fiato, poi scatta l’affondo contro la minoranza parlamentare: «Sono rimasta sconvolta dalla reazione scomposta in aula, con parlamentari che sono arrivati sotto i banchi del governo con insulti e ingiurie. La sinistra sta perdendo il senso della misura, sta uscendo fuori un’anima illiberale e nostalgica. Ha oggettivamente delle difficoltà a confrontarsi con le idee degli altri, che è invece la base della democrazia. Io invece non ho questa difficoltà».

Resta un nodo: perché estrapolare quelle frasi del Manifesto per attaccare Spinelli? E farlo a poche ore dal Consiglio europeo, nella città che onora il contributo del federalista italiano? Lo chiedono a Meloni: che messaggio intendeva mandare? «Semplice – risponde – Ero io a voler chiedere quale messaggio si intende dare quando si distribuisce quel testo, come accaduto sabato scorso». Si riferisce alla scelta di Repubblica di allegare al giornale il testo di Ventotene, nel giorno della piazza convocata da Michele Serra. Come non bastasse, la leader aggiunge: «L’essenza di alcuni passaggi del Manifesto, cioè che il popolo va educato e non ascoltato, è radicata anche nella sinistra di oggi. Ne abbiamo avuto moltissimi esempi: ricordo straordinari editoriali di Eugenio Scalfari che spiegava che l’unica forma di democrazia è l’oligarchia. Chiedo alla sinistra: quando si distribuisce quel testo, che messaggio si vuole dare?».

Di certo è chiaro quello che intende mandare la presidente del Consiglio, fin da mercoledì sera. Atterra a Bruxelles dopo il discorso pronunciato alla Camera, chiama a raccolta i suoi eurodeputati. La stanno aspettando nella sede della rappresentanza italiana, vanno via con un bus riservato per l’occasione: la stampa deve restare lontana. Si ritrovano all’ultimo piano del The Hotel, grattacielo a forma di cubo. E parlano, ancora, di Ventotene.

Meloni non brinda, si è imposta un fioretto quaresimale: niente alcol fino alla Pasqua. Ma rivendica la scelta di aver messo nel mirino il Manifesto. «Volevo parlarne già al Senato, avevo gli appunti – dice, secondo quanto raccontano alcune fonti - non c’è stato modo perché era tutto molto tranquillo, ma appena si è presentata l’occasione…». Critica le reazioni «scomposte» del centrosinistra, frutto quasi di «isterismo». Si è tolta una soddisfazione, si è divertita a vedere «impazzire» l’opposizione: «Ho toccato un nervo scoperto. Oppure, magari, davvero non l’avevano letto…». Dopo cinque ore, arriva una smentita di Palazzo Chigi: queste ricostruzioni della cena, si sostiene, non corrispondono a verità. Ma quattro ore dopo, nel palazzo che simboleggia l’unità dell’Europa post-bellica, la premier non indietreggia: avanza. Contro Spinelli, l’opposizione e questo giornale.

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