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Ventotene, Cohn-Bendit: “Meloni difende ancora l’idea del fascismo. La sinistra italiana si svegli”

(reuters)

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Intervista all’intellettuale francese: “Il Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli in un carcere fascista, simboleggia la necessità di un’Europa unita contro i nazionalismi distruttivi”
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«Il Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli in un carcere fascista, simboleggia la necessità di un’Europa unita contro i nazionalismi distruttivi». Da europeista convinto, Daniel Cohn-Bendit critica in modo netto le ultime dichiarazioni della premier Giorgia Meloni. «È prigioniera delle sue contraddizioni ed evidentemente prosegue nel tentativo di salvare l’idea di quello che è stato il fascismo italiano», dice l’intellettuale francese che attacca anche una parte della sinistra italiana, incapace secondo lui di capire «l’urgenza di un risveglio politico per evitare che l’Europa si trovi disarmata di fronte a un’aggressione russa».

Daniel Cohn-Bendit

 

A differenza della premier, il Manifesto di Ventotene rappresenta la sua Europa?

«Il federalismo concepito all’epoca è evoluto e deve continuare a evolversi, ma l’idea centrale del Manifesto rimane la stessa: organizzare de…

«Il Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli in un carcere fascista, simboleggia la necessità di un’Europa unita contro i nazionalismi distruttivi». Da europeista convinto, Daniel Cohn-Bendit critica in modo netto le ultime dichiarazioni della premier Giorgia Meloni. «È prigioniera delle sue contraddizioni ed evidentemente prosegue nel tentativo di salvare l’idea di quello che è stato il fascismo italiano», dice l’intellettuale francese che attacca anche una parte della sinistra italiana, incapace secondo lui di capire «l’urgenza di un risveglio politico per evitare che l’Europa si trovi disarmata di fronte a un’aggressione russa».

Daniel Cohn-Bendit

 

A differenza della premier, il Manifesto di Ventotene rappresenta la sua Europa?

«Il federalismo concepito all’epoca è evoluto e deve continuare a evolversi, ma l’idea centrale del Manifesto rimane la stessa: organizzare democraticamente una federazione europea. Oggi, di fronte alle minacce esterne, tutti si interrogano sulla sovranità europea e sulla difesa comune. È qui che l’idea federalista assume pienamente il suo significato».

Come spiega quindi le dichiarazioni di Meloni?

«Cerca di salvare l’idea del fascismo italiano. Esistono due volti della premier: una Meloni post-fascista, che porta avanti un’ideologia reazionaria sulla famiglia e sulla società, e una Meloni pragmatica nella politica internazionale. Gioca su queste contraddizioni ma ci sono momenti di verità. L’attacco al Manifesto di Ventotene è un esempio. E d’altronde quel testo costringe a riflettere sul potere distruttivo di ogni nazionalismo».

Il nazionalismo cresce ovunque in Europa.

«Il nazionalismo avanza in Italia, Francia, Germania, negli Stati Uniti. È in forte crescita ovunque. E la sinistra si trova in difficoltà perché ripete vecchie ideologie, rifiutando di vedere che oggi siamo di fronte a due imperialismi: quello russo e quello americano. Fino a due giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina, a sinistra c’era ancora chi pensava che l’ipotesi di un attacco fosse solo un’ossessione della Cia».

Chi è pacifista rifiuta di entrare in questa logica di guerra. Cosa risponde?

«Ero in Italia qualche settimana fa e ho discusso, anche in modo acceso, con vari amici di sinistra. Ma non c’è solo il vostro Paese. Ho sentito il premier spagnolo Pedro Sánchez dichiarare che l’Europa è soft power. È un errore madornale. La Storia ci ha già mostrato i pericoli di questo tipo di ingenuità. Quando si abbandonano coloro che lottano per la democrazia, come accadde con la Spagna repubblicana nel 1936, si prepara il terreno alle dittature. Dirò di più: oggi stiamo assistendo a una rinascita dello spirito di Monaco».

Cosa intende?

«L’idea che l’Ucraina debba arrendersi per garantire la pace è esattamente lo stesso ragionamento che portò all’accordo di Monaco del 1938, quando si lasciò che Hitler prendesse i Sudeti pensando di evitare la guerra. La pace non si negozia con la sottomissione. L’Europa deve capire che ci troviamo in un confronto strategico in cui l’aggressore non si fermerà da solo. Ma non ce l’ho con i cittadini, sono arrabbiato con i leader».

A proposito, il suo giudizio su Emmanuel Macron?

«Ho vari motivi di disaccordo con Macron ma questa volta è all’altezza della situazione. Ha assunto la leadership sulla questione ucraina, proponendo di offrire garanzie di sicurezza, e persino l’invio di truppe. Ha ragione. Il pacifismo di alcuni, in particolare in Italia e in Spagna, equivale in realtà a chiedere all’Ucraina di sottomettersi a Putin».

Come si impegnerà in questa battaglia?

«Non prenderò un fucile per andare a combattere in Ucraina, no. Ma continuerò a lottare con le parole, con i miei interventi. Ho appena pubblicato due libri: in Francia, “Memorie di un apolide”, un personale manifesto contro il nazionalismo, e in Germania, “Ritorno alla realtà”, scritto insieme al politologo Claus Leggewie, in cui affrontiamo le sfide strategiche che abbiamo di fronte».

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