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La sponda di Salvini anche con Musk che fa irritare Meloni

Giorgia Meloni e Matteo Salvini 

 (ansa)

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La regia del miliardario dietro la telefonata con Vance, i post cifrati di Stroppa. Il vicepremier vuole andare negli Usa a maggio
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L’offensiva è partita. Il protagonista è Matteo Salvini, ma la regia conduce fino al fondatore di Tesla. Perché la galassia di Elon Musk non tollera rifiuti, né accetta che Giorgia Meloni freni sull’adesione a Starlink. È il patron di Tesla ad aver avvicinato il leghista a J.D. Vance, fino alla telefonata realizzata ieri dopo dieci giorni di contatti tra gli sherpa. E sono uomini vicini al multimiliardario ad accompagnare questa pressione con messaggi cifrati sempre più frequenti. Ieri il più oscuro, quasi esoterico. E allarmante, per Palazzo Chigi. Che infatti, a sera, osserva con pesante irritazione il tentativo di accerchiamento e la forzatura pubblica dell’alleato.

Il braccio operativo di Musk è sempre Andrea Stroppa, referente italiano del fondatore di Tesla. Martedì scorso aveva scritto, misterioso: «Settimana interessante», con accanto la bandiera italiana e quella americana. Ieri mattina, di nuovo: «Giornata interessante», e i due vessilli. Sapeva dell’imminente colloquio, vol…

L’offensiva è partita. Il protagonista è Matteo Salvini, ma la regia conduce fino al fondatore di Tesla. Perché la galassia di Elon Musk non tollera rifiuti, né accetta che Giorgia Meloni freni sull’adesione a Starlink. È il patron di Tesla ad aver avvicinato il leghista a J.D. Vance, fino alla telefonata realizzata ieri dopo dieci giorni di contatti tra gli sherpa. E sono uomini vicini al multimiliardario ad accompagnare questa pressione con messaggi cifrati sempre più frequenti. Ieri il più oscuro, quasi esoterico. E allarmante, per Palazzo Chigi. Che infatti, a sera, osserva con pesante irritazione il tentativo di accerchiamento e la forzatura pubblica dell’alleato.

Il braccio operativo di Musk è sempre Andrea Stroppa, referente italiano del fondatore di Tesla. Martedì scorso aveva scritto, misterioso: «Settimana interessante», con accanto la bandiera italiana e quella americana. Ieri mattina, di nuovo: «Giornata interessante», e i due vessilli. Sapeva dell’imminente colloquio, voleva farlo sapere. Poco dopo, il segnale più pesante: «Per gli appassionati di basket! Stasera all’1 match Heat vs Rockets». Una partita in effetti in calendario. Ma soprattutto un messaggio in bottiglia, spiegano fonti informate: i simboli delle due squadre sono infatti una fiamma e un razzo che buca una galassia (omaggio alle imprese del complesso militare-industriale di San Diego, dove è stato fondato il club). E dunque, per chi deve capire: la fiamma cara a FdI contro i missili di Elon. Il primo atto di una battaglia.

La telefonata dalla Casa Bianca arriva attorno alle 16. Vance è nella situation room. Parlano di tutto, e naturalmente implicitamente anche di Starlink. «Sui satelliti — dice il vicepresidente americano, secondo quanto riferiscono — la tecnologia americana è la più avanzata. Vi possiamo dare una mano». In effetti, è proprio investendo su Salvini che l’amministrazione Usa preme su Palazzo Chigi. Lo fanno anche gli uomini di Musk, lasciando intendere che il fondatore di Tesla — decisivo nell’erigere il ponte politico tra Donald Trump e Giorgia Meloni — potrebbe ora orientare verso il leghista la propria benedizione. Soprattutto se la presidente del Consiglio non dovesse soddisfare una richiesta che consideravano già in tasca: il contratto tra il governo e SpaceX per garantire all’Italia i servizi di Starlink.

Salvini, come detto, cavalca l’onda. Vuole entrare nel cuore del trumpismo, scalzando “Giorgia”. Ha gioito dei sondaggi lanciati da Stroppa contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che lo lanciavano come alternativa al Viminale. Ieri, poi, la nuova mossa: il vicepremier invita Vance a intervenire in videocollegamento al congresso del Carroccio. «Ho letto tutto di te, devi partecipare». La risposta, raccontano, lascia viva la speranza: «Ti seguo da tempo, conosco le tue battaglie».

Ma non basta. Il segretario del Carroccio vuole il sigillo con un viaggio negli Stati Uniti. Intende realizzarlo entro maggio, possibilmente prima che Meloni metta piede alla Casa Bianca. Ecco perché negli ultimi giorni sono circolate voci, non confermate, di una missione della premier a Mar-a-Lago. Ed ecco perché i ritardi della visita a Trump tengono in vigile attesa Palazzo Chigi: non sarà anche il caso Starlink ad aver inceppato il processo?

Di certo, qualcosa si è inceppato sul fronte del dialogo tra SpaceX e il governo. La bozza di contratto circolata nei mesi scorsi non è mai stata firmata. L’Italia ha iniziato a guardare al progetto satellitare alternativo, quello francese di EutelSat. Nel ddl Spazio non si è aperto l’atteso varco per le tecnologie di Musk, anzi: lo sguardo è rivolto all’Europa. Una circostanza che ha spinto Stroppa a una sconfessione pubblica di FdI. Le resistenze europee, d’altra parte, hanno inciso non poco nella brusca frenata di Meloni: von der Leyen, su spinta franco-tedesca, le ha spiegato che aderire a quel progetto mentre Trump e Musk provano a disarticolare il continente avrebbe aperto fronti impossibili da gestire. L’obiettivo dell’Unione è invece costruire entro tre anni Iris2, la via continentale ai satelliti. E un ruolo nel cambio di rotta dell’esecutivo lo avrebbe giocato anche Elisabetta Belloni, già sherpa italiana del G7 e capo del Dis, da alcune settimane al fianco della presidente della Commissione.

A sera, Salvini sfoggia la solita strategia: dopo la benzina, l’acqua per spegnere l’incendio. «Il governo è unito più che mai. Non riusciranno a farmi litigare con Giorgia». Non è detto che “Giorgia” sia disposta a prendere lo stesso impegno.

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