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Salvini-Vance, stoccata di Tajani: “La politica estera compete a me”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni tra i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini

 

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Attacco al leghista dopo la telefonata con il vice americano. Meloni irritata: serve pazienza fino al congresso della Lega. La premier sarà al nuovo vertice dei volenterosi a Parigi
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Roma – Mancano due settimane esatte al congresso della Lega che incoronerà di nuovo Matteo Salvini segretario del Carroccio. E quella è la deadline che Giorgia Meloni, parlando con fedelissimi (e con Antonio Tajani), sembra avere fissato: fin lì pare disposta a tollerare gli smarcamenti così accentuati del suo vice leghista in politica estera. Poi qualcosa dovrà cambiare. Tra gli alleati della Lega, c’è chi sin da ora ipotizza addirittura questa minaccia: aprire definitivamente la campagna acquisti tra i parlamentari del centrodestra, permettendo altri cambi di casacca interni alla maggioranza, dopo il passaggio del deputato Davide Bellomo dagli ex lumbard agli azzurri.

Al netto delle smentite, il clima è nervoso intorno a Palazzo Chigi. Non tanto per la telefonata organizzata ieri l’altro dal leghista, senza informare la Farnesina, con il vicepresidente americano JD Vance. «Irrilevante, perché con Trump tanto tratterà sempre direttamente Giorgia», riferiscono nella cerchia della pr…

Roma – Mancano due settimane esatte al congresso della Lega che incoronerà di nuovo Matteo Salvini segretario del Carroccio. E quella è la deadline che Giorgia Meloni, parlando con fedelissimi (e con Antonio Tajani), sembra avere fissato: fin lì pare disposta a tollerare gli smarcamenti così accentuati del suo vice leghista in politica estera. Poi qualcosa dovrà cambiare. Tra gli alleati della Lega, c’è chi sin da ora ipotizza addirittura questa minaccia: aprire definitivamente la campagna acquisti tra i parlamentari del centrodestra, permettendo altri cambi di casacca interni alla maggioranza, dopo il passaggio del deputato Davide Bellomo dagli ex lumbard agli azzurri.

Al netto delle smentite, il clima è nervoso intorno a Palazzo Chigi. Non tanto per la telefonata organizzata ieri l’altro dal leghista, senza informare la Farnesina, con il vicepresidente americano JD Vance. «Irrilevante, perché con Trump tanto tratterà sempre direttamente Giorgia», riferiscono nella cerchia della premier. Ma per i continui distinguo del Carroccio, dal riarmo ai dazi. C’è anche un altro sospetto che inizia a farsi largo tra i fedelissimi della leader di FdI: la sensazione che nell’entourage di The Donald (e di Elon Musk) qualcuno preferisca coltivare il canale con Salvini, allineato in toto con la Casa bianca, mentre la premier deve gestire anche i complicati rapporti con l’Ue. Paolo Zampolli, l’inviato di Trump per l’Italia, ha già incontrato Salvini, tre settimane fa, spendendo parole al miele: «In Italia sei l’unico che ci ha sempre sostenuto». Ieri Andrea Stroppa, referente di Elon Musk in Italia, ha glissato su una domanda: «Sono stato io a mettere in contatto Vance e Salvini? Diciamo di no, che sennò succede...».

Pure Tajani non gradisce l’iper-attivismo del collega leghista. Ieri ha dovuto ripetere che la telefonata con Vance è «legittima, ma la politica estera la fanno il premier e il ministro degli Esteri». E la linea è chiara: «Chi dice che bisogna essere svincolati dall’Europa, anche per la difesa, dice una solenne sciocchezza». Ancora: «Se il governo italiano fosse anti-europeista noi non staremmo un minuto in più al governo, questo deve essere chiaro. Non cediamo di un millimetro, senza Ue non si va da nessuna parte, la demagogia fa male all’Italia». Gelido verso la Lega anche Manfred Weber, leader del Ppe: «Preoccupa che Salvini e gli altri patrioti ammirino Trump, perché Trump ora vuole imporre i dazi contro i prodotti europei».

Salvini evita di controbattere ancora a Tajani. Ma continua a posizionarsi come il più trumpiano d’Italia: il presidente americano, ha rimarcato ieri, «va aiutato». L’irritazione di Meloni per la telefonata con Vance? «Ma no, è “Scherzi a parte”», è la linea. Le tensioni sottotraccia però restano. La premier dovrebbe vedere i due vice prima del summit a Parigi convocato da Emmanuel Macron per giovedì. Meloni ci sarà. E lì ribadirà che per l’Italia l’invio di truppe in Ucraina, a pace raggiunta, è possibile solo in una missione sotto l’egida dell’Onu e col forte coinvolgimento degli Usa. A proposito: secondo fonti di governo, il viaggio a Washington della premier dovrebbe slittare ancora, a dopo il 2 aprile, quando entreranno in vigore i dazi.

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