Lega e FI ai ferri corti, congelato il vertice a tre. “Abbassiamo i toni”
di Matteo PucciarelliMilano – Bisticci per interposta persona, detti, non detti e poi contraddetti: che tra Forza Italia e Lega non corra buon sangue è noto e lo stillicidio di dichiarazioni più o meno reciproche ed urticanti verso gli alleati continua. Matteo Salvini ne è un maestro: il leader della Lega è in giro per il nord a inaugurare sottopassi e visitare cantieri, assicura che con il collega vicepremier Antonio Tajani i rapporti sono «splendidi», poi non resiste alla tentazione di delineare quella che dovrebbe essere, secondo la lui, la linea del governo in politica estera: «Spiace che a Bruxelles ci sia qualcuno che parli di riarmo» (lo fa proprio Forza Italia), «evitiamo guerre commerciali coi dazi», «Trump in due mesi per la pace ha fatto più che altri in tre anni».
Il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, giudica «inopportune le esternazioni di Tajani, perché Salvini come vicepremier, come ministro e come capo partito penso sia libero di dialogare con chi vuole, visto e considerato che poi…
Milano – Bisticci per interposta persona, detti, non detti e poi contraddetti: che tra Forza Italia e Lega non corra buon sangue è noto e lo stillicidio di dichiarazioni più o meno reciproche ed urticanti verso gli alleati continua. Matteo Salvini ne è un maestro: il leader della Lega è in giro per il nord a inaugurare sottopassi e visitare cantieri, assicura che con il collega vicepremier Antonio Tajani i rapporti sono «splendidi», poi non resiste alla tentazione di delineare quella che dovrebbe essere, secondo la lui, la linea del governo in politica estera: «Spiace che a Bruxelles ci sia qualcuno che parli di riarmo» (lo fa proprio Forza Italia), «evitiamo guerre commerciali coi dazi», «Trump in due mesi per la pace ha fatto più che altri in tre anni».
Il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, giudica «inopportune le esternazioni di Tajani, perché Salvini come vicepremier, come ministro e come capo partito penso sia libero di dialogare con chi vuole, visto e considerato che poi anche la linea sulla politica estera ha visto una grande unitarietà del centrodestra». Insomma, se il segretario di Fi si era lamentato di queste continue intromissioni di Salvini su argomenti e relazioni che lo riguardano in quanto ministro degli Esteri, dal viaggio in Israele per incontrare il presidente Benjamin Netanyahu alla telefonata col vicepresidente americano JD Vance, dal Carroccio fanno spallucce. «Noi un partito di quaquaraquà? Quelle di Tajani sono affermazioni irricevibili», aggiunge l’eurodeputata legista Susanna Ceccardi, facendo riferimento alle dichiarazioni dell’altro vicepremier da Milano, domenica, contro i «partiti populisti quaquaraquà». Mentre l’altro capogruppo ma al Senato, Massimiliano Romeo, dà il suo consiglio: «In maggioranza dovrebbero un po’ tutti cercare di abbassare i toni, soprattutto perché non ci sono queste divisioni che sembrano emergere sui giornali». Abbassiamo i toni, le divisioni non ci sono: un fatto smentisce l’altro ma pazienza.
Va detto, anche per contestualizzare screzi e battute, che tra gli azzurri più vicini a Tajani non è mai andata giù la più plateale delle offese al loro segretario, quando lo scorso autunno a Pontida — l’evento identitario più importante per il Carroccio — prima con uno striscione e poi dal palco della giovanile del partito risuonò il “vaffa...” nei suoi confronti. Acqua passata per Salvini, che redarguì i suoi — salvo non prendere alcun provvedimento — ma non per FI. «L’appello che faccio è che in questo momento non abbiamo bisogno di canti e controcanti e non abbiamo bisogno di slogan», ragiona Maurizio Lupi di Noi moderati. Il portavoce forzista Raffaele Nevi spiega che «non ci sono problemi di fondo se non enunciazioni per rimarcare le proprie posizioni e la propria identità». Ma soprattutto, fa sapere, per adesso non ci sarà alcun vertice a tre fra i leader. Lo dice per minimizzare. Quel che sembra più evidente è che per il momento il clima non sia dei migliori, per poter aprire u n confronto franco a porte chiuse.
FdI assiste alle schermaglie. La ministra Daniela Santanchè fa solo notare che la Lega si avvicina al congresso e quindi alzare un po’ i toni è normale; per il ministro Guido Crosetto «ognuno manda messaggi al proprio elettorato»; per un altro ministro ancora, Francesco Lollobrigida, non c’è da darsene troppo pensiero, «da noi le cose sono semplici, abbiamo valori di riferimento comuni. Poi le declinazioni a volte possono essere modulate diversamente...».
L’opposizione ha un’altra opinione. Secondo Elly Schlein «ormai siamo alla guerriglia quotidiana dentro la maggioranza di governo, Lega e FI continuano a litigare sulla politica estera mentre Giorgia Meloni non riesce a prendere una posizione chiara». La segretaria del Pd lo considera «un governo ormai allo sbando in una contingenza geopolitica che richiederebbe, invece, serietà». Mentre Angelo Bonelli (Avs) riflette: «La Lega attacca Tajani sulla politica estera, Tajani chiama Meloni, Meloni chiama Salvini. Ma intanto hanno deciso di dare il via libera al piano di riarmo di 800 miliardi che indebiterà le nuove generazioni».