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Meloni avverte gli alleati: “No a truppe senza l’Onu, gli Usa vanno coinvolti”

Emmanuel Macron accoglie Giorgia Meloni al vertice dei "volenterosi" (agf)

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Al vertice l’Italia frena Parigi e Londra sui soldati europei in Ucraina in assenza di un ombrello delle Nazioni Unite. “Ma sosteniamo Kiev”
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PARIGI – Pesano anche i dettagli. Quando il sole è alto sull’Eliseo, Keir Starmer esce accanto a Volodymyr Zelensky, passeggiando ostentatamente nel cortile presidenziale. Qualche gradino più indietro, Giorgia Meloni lo osserva. Quando è il suo turno, va via senza concedersi alle telecamere. «Buongiorno», saluta i cronisti, e via in auto. Resterà a Parigi per altre tre ore, prima di volare verso Ciampino. Nel chiuso del vertice convocato da Emmanuel Macron, però, si espone. E dice al presidente francese, ancora una volta, che l’Italia ha una linea rossa: niente soldati europei in Ucraina senza le bandiere dell’Onu. Boccia l’annuncio francese di impegnare militari nel cuore del Paese aggredito, sottolinea che mosse avventate espongono al rischio di una pericolosa escalation. Semmai, aggiunge, non si capisce perché Francia e Regno Unito continuino a tenere fuori gli Stati Uniti da questo format. «La prossima riunione — propone — dovremmo coinvolgerli». A dire il vero, è Washington ad es…

PARIGI – Pesano anche i dettagli. Quando il sole è alto sull’Eliseo, Keir Starmer esce accanto a Volodymyr Zelensky, passeggiando ostentatamente nel cortile presidenziale. Qualche gradino più indietro, Giorgia Meloni lo osserva. Quando è il suo turno, va via senza concedersi alle telecamere. «Buongiorno», saluta i cronisti, e via in auto. Resterà a Parigi per altre tre ore, prima di volare verso Ciampino. Nel chiuso del vertice convocato da Emmanuel Macron, però, si espone. E dice al presidente francese, ancora una volta, che l’Italia ha una linea rossa: niente soldati europei in Ucraina senza le bandiere dell’Onu. Boccia l’annuncio francese di impegnare militari nel cuore del Paese aggredito, sottolinea che mosse avventate espongono al rischio di una pericolosa escalation. Semmai, aggiunge, non si capisce perché Francia e Regno Unito continuino a tenere fuori gli Stati Uniti da questo format. «La prossima riunione — propone — dovremmo coinvolgerli». A dire il vero, è Washington ad escludere da settimane gli europei.

Il mondo corre veloce, i “volenterosi” si muovono. La presidente del Consiglio, però, ritiene necessario non abbandonare alcuni pilastri che la collocano distante soprattutto da Macron. Il primo, come detto, è il coinvolgimento delle Nazioni Unite. «Serve un’efficace attuazione e monitoraggio del cessate il fuoco, su cui si sta facendo spazio un possibile ruolo delle Nazioni Unite — è il contenuto della nota che fa diffondere dopo il summit alle agenzie — in linea con la posizione del governo italiano».

L’autorizzazione del Consiglio di sicurezza, le fa eco durante l’audizione in Parlamento il ministro degli Esteri Antonio Tajani, permetterebbe di responsabilizzare anche Cina e Russia. E comunque tutto deve avvenire soltanto dopo aver siglato un vero e durevole accordo di pace, aggiunge il titolare della Difesa Guido Crosetto: «Per adesso i bombardamenti russi continuano e negli ultimi mesi hanno registrato un incremento di intensità e portata». E non basta: Meloni chiede uno sforzo per «estendere il cessate il fuoco parziale alle infrastrutture civili, come le scuole e gli ospedali, per raggiungere un cessate il fuoco totale».

L’Europa si muove, anche decidendo di fornire milioni di munizioni all’Ucraina. Meloni, intanto, tiene a rimarcare pubblicamente la distanza dal progetto anglo-francese: «Non è prevista alcuna partecipazione nazionale — fa scrivere nella nota — ad una eventuale forza militare sul terreno». Lo ripete in ogni contesto, anche se i diplomatici continentali ritengono assai improbabile l’opzione di una spedizione militare europea nel cuore dell’Ucraina senza il consenso russo e delle Nazioni Unite: si tratta, semmai, di annunci che Francia e Regno Unito offrono a Zelensky come carta negoziale. Anche i distinguo di Meloni, d’altra parte, sono tattici: l’Italia sarà della partita, alla fine, in qualche modo. Per adesso, comunque, meglio concentrarsi sul rafforzamento delle capacità difensive degli ucraini.

È un punto di contatto con gli anglofrancesi. Non a caso, Palazzo Chigi fa sapere che la premier ha ribadito la necessità di un «continuo sostegno all’Ucraina» e di «garanzie di sicurezza solide e credibili» che possono essere assicurate solo «nel contesto euroatlantico». È la proposta «di un modello che in parte possa ricalcare quanto previsto dall’articolo cinque» della Nato. Su cui, fa sapere Palazzo Chigi, «Macron ha sollevato con interesse l’opportunità di un approfondimento tecnico». Un gruppo di lavoro, spiega Tajani. Un segnale accolto da Meloni «con favore».

È però evidente che l’obiettivo politico di non assecondare fino in fondo il protagonismo dell’Eliseo continua a orientare la posizione italiana. Anche perché il francese ha costruito un ponte solido con Trump. E la presidente del Consiglio tenta di ritagliarsi un ruolo, per non restare ai margini. Nasce anche da qui l’invito rivolto agli altri “volenterosi” di «continuare a lavorare con gli Stati Uniti per fermare il conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina». La premier propone di «coinvolgere una delegazione americana al prossimo incontro di coordinamento». Si spende insomma per un dialogo con gli americani che — a dire il vero — Washington si guarda bene dal voler coltivare.

Di certo, è anche un modo per tenere a bada l’attivismo di Matteo Salvini. Il leghista progetta un viaggio negli Stati Uniti, dialoga con J.D. Vance e flirta con il progetto Starlink di Elon Musk. Non a caso, in un continuo inseguimento a marcare il territorio trumpiano, è proprio il vicepremier del Carroccio a sentire il dovere di benedire la posizione meloniana: «Bene la linea del governo, saggia e prudente, con la richiesta di coinvolgere gli Usa. Mai come ora si lavora alla pace, quindi è doveroso soffocare le pulsioni belliciste».

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