Il nuovo decreto Albania del governo? «I rischi di tenere in stato di detenzione dei richiedenti asilo sono aggirati: ma anche così, inviando nel centro di rimpatrio di Gjader dei migranti già destinati all’espulsione, si creano altri profili problematici». Chiara Favilli, ordinaria di diritto dell’Unione europea all’ateneo di Firenze, è tra le voci più autorevoli in tema di migranti e tutele fondamentali.
Professoressa Favilli, i viaggi per Gjader riprenderanno tra poche ore. Senza intoppi?
«Non credo. Alcuni rischi di attrito emergeranno presto».
Chiariamo un punto: per la legge, quelle strutture in Albania possono funzionare come cpr.
«In astratto. Ma la norma ha delle lacune. Il testo unico sull’immigrazione, articolo 14, ci dice che le persone devono essere detenute nel cpr più vicino. Il governo ora aggiunge che il questore può decidere di trasferire questa persona in un altro centro. Ma perché: per sovraffollamento? E come si verifica la permanenza dei presupposti del trat…
Il nuovo decreto Albania del governo? «I rischi di tenere in stato di detenzione dei richiedenti asilo sono aggirati: ma anche così, inviando nel centro di rimpatrio di Gjader dei migranti già destinati all’espulsione, si creano altri profili problematici». Chiara Favilli, ordinaria di diritto dell’Unione europea all’ateneo di Firenze, è tra le voci più autorevoli in tema di migranti e tutele fondamentali.
Professoressa Favilli, i viaggi per Gjader riprenderanno tra poche ore. Senza intoppi?
«Non credo. Alcuni rischi di attrito emergeranno presto».
Chiariamo un punto: per la legge, quelle strutture in Albania possono funzionare come cpr.
«In astratto. Ma la norma ha delle lacune. Il testo unico sull’immigrazione, articolo 14, ci dice che le persone devono essere detenute nel cpr più vicino. Il governo ora aggiunge che il questore può decidere di trasferire questa persona in un altro centro. Ma perché: per sovraffollamento? E come si verifica la permanenza dei presupposti del trattenimento? Non si comprende in quali casi e secondo quali modalità».
Ha ragione anche la giudice Silvia Albano quando dice che, se il migrante poi chiede la protezione internazionale nel cpr, dovrà aspettare il vaglio delle Corti di appello?
«Sì, accade spesso. In quel caso saranno chiamati a pronunciarsi le stesse toghe che già non hanno convalidato il trattenimento in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea. La quale, ritengo, confermerà gran parte delle argomentazioni dei giudici di tribunale e Corte d’appello di Roma».
Lei ritiene che possano piovere quindi altri ricorsi?
«La Consulta può essere investita per i profili di incompatibilità con l’articolo 13 della Costituzione (la libertà individuale è inviolabile) e per il problema del territorio che estende la giurisdizione dei cpr. E infine davanti alla Corte europea per la direttiva sui rimpatri».
Il rimpatrio è punto dolente?
«Forse uno dei più critici. I migranti devono comunque tornare in Italia per essere espulsi, per forza. Anche perché, se si immaginasse di farli partire dall’Albania, saremmo in violazione della direttiva; e sarebbe esorbitante rispetto al protocollo Roma-Tirana».
Peraltro ci sono cause pendenti sulle condizioni di vita nei cpr?
«Questo è un altro tema ancora: c’è la legittimità sollevata dinanzi alla Corte costituzionale da parte del giudice di pace di Roma».
Da giurista, perché questa destra è costretta ogni volta a rimediare con una toppa, che espone ad altre torsioni del diritto?
«Perché siamo in una fase nuova: in Europa, e non solo, c’è una forte minaccia sullo stato di diritto e sul controllo di legalità. I migranti sono vittime privilegiate di tutto questo. Perché si ritiene che la vigilanza sulle frontiere, che è una sacrosanta prerogativa dello Stato, prevalga sulla tutela dei diritti fondamentali».
Il piano Albania servirà?
«Tutto questo è di scarsissima utilità. Risorse finanziarie elevate messe in campo, con pochissimi risultati. Gli studi ci dicono che non serve affatto come deterrenza».