“Penso sia una decisione assolutamente sbagliata da parte dell’amministrazione Trump. Le economie delle Nazioni occidentali sono fortemente interconnesse, politiche protezionistiche così incisive finiranno per danneggiare l'Europa quanto gli Stati Uniti". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’incontro in corso a Palazzo Chigi con le categorie economiche sul tema dei dazi. Presenti, oltre ai ministri competenti, i rappresentanti di Confapi, Cna, Confimi Industria, Confimprese Italia, Legacoop, Confartigianato, Conflavoro, Confcommercio, Confesercenti, Casartigiani.
La premier ha annunciato una serie di iniziative per rispondere alla crisi: “Abbiamo individuato nell'ambito della dotazione finanziaria del Recovery italiano e della sua prossima revisione circa 14 miliardi di euro che possono essere rimodulati per sostenere l'occupazione e aumentare l'efficienza della produttività”. A queste, spiega Meloni, potrebbero essere aggiunte anche altre risorse: "Una ulter…
“Penso sia una decisione assolutamente sbagliata da parte dell’amministrazione Trump. Le economie delle Nazioni occidentali sono fortemente interconnesse, politiche protezionistiche così incisive finiranno per danneggiare l'Europa quanto gli Stati Uniti". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’incontro in corso a Palazzo Chigi con le categorie economiche sul tema dei dazi. Presenti, oltre ai ministri competenti, i rappresentanti di Confapi, Cna, Confimi Industria, Confimprese Italia, Legacoop, Confartigianato, Conflavoro, Confcommercio, Confesercenti, Casartigiani.
La premier ha annunciato una serie di iniziative per rispondere alla crisi: “Abbiamo individuato nell'ambito della dotazione finanziaria del Recovery italiano e della sua prossima revisione circa 14 miliardi di euro che possono essere rimodulati per sostenere l'occupazione e aumentare l'efficienza della produttività”. A queste, spiega Meloni, potrebbero essere aggiunte anche altre risorse: "Una ulteriore opportunità che intendiamo cogliere è quella della revisione della politica di coesione che la scorsa settimana è stata approvata dalla Commissione su proposta del vicepresidente Fitto". In quest’ambito, "circa 11 miliardi di euro possono essere riprogrammati a favore delle imprese, dei lavoratori e dei settori che dovessero essere più colpiti. Anche in questo caso la riprogrammazione deve essere definita d'intesa con la Commissione Europea".
Meloni punta anche ad avviare “un forte negoziato con la Commissione Ue per un regime transitorio sugli aiuti di Stato e una maggiore flessibilità nella revisione del Pnrr, nell’utilizzo dei fondi di coesione e nella definizione del Piano sociale per il clima”.
Giorgia Meloni sarà ricevuta alla Casa Bianca da Donald Trump il 17 aprile. La premier è attesa a Washington la sera del 16 aprile. Una visita fissata da alcuni giorni, dopo un lavoro diplomatico con l’amministrazione americana. Ancora ieri si era ipotizzata la finestra tra il 16 e il 17. Una opzione, questa seconda, che ha portato il governo italiano a riprogrammare l’incontro a Palazzo Chigi con il presidente turco Erdogan.
La missione di Meloni servirà soprattutto ad affrontare il nodo dei dazi, che colpiscono l’Italia e l’Unione europea. Il 17, dunque, l’incontro alla Casa Bianca.
Il 18 è invece atteso a Roma il vicepresidente Usa J.D. Vance, ufficialmente per le festività della Pasqua. A questo punto, Vance potrebbe anche essere ricevuto dai due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani.
Alle categorie produttive la premier ha anticipato la linea che intende proporre al presidente degli Stati Uniti: "La sfida da esplorare è invece quella che l'Italia è stata tra le prime nazioni a promuovere, e che anche la presidente von der Leyen lo ha ribadito ieri, ovvero la possibilità di azzerare i reciproci dazi sui prodotti industriali esistenti con la formula ‘zero per zero’”. Per la presidente del Consiglio, parallelamente al negoziato con gli Stati Uniti, l’Europa deve approfittare dello choc attuale “per togliere i dazi che ci siamo autoimposti".
"Penso - ha sottolineato - alle regole ideologiche e non condivisibili del Green Deal, che stanno avendo un impatto pesantissimo sul nostro tessuto produttivo e industriale, a partire dal settore automotive. Se queste norme non erano sostenibili ieri, non lo sono a maggior ragione oggi".