Quando sul tavolo di Palazzo Chigi arriva la lista dei contro-dazi europei, l’umore si fa più cupo. Bruxelles colpisce duro, nessuno al tavolo lo nega. I margini per modificare la lista sono pochissimi. È vero, la Commissione accetta di togliere il whiskey e alcuni latticini. Ma ci sono le moto, che potrebbero generare una reazione contro un’eccellenza come Piaggio e Ducati. Compare la soia, che l’esecutivo chiedeva di lasciare fuori. Subito, Giorgia Meloni e i ministri della task force provano ad attivarsi per cambiare questo destino. Mancano pochissime ore per modificare quell’elenco, però. E l’aria non sembra quella di ulteriori frenate.
Eppure, il piano suggerito da Meloni prevede proprio questo: evitare una guerra commerciale, anche se le spinte di diversi Paesi membri dell’Unione sono opposte. Roma continua invece a chiedere di evitare “a tutti i costi” quella che considera una controproducente “guerra commerciale”. Ci proveranno, a tutti i livelli: di certo è il messaggio…
Quando sul tavolo di Palazzo Chigi arriva la lista dei contro-dazi europei, l’umore si fa più cupo. Bruxelles colpisce duro, nessuno al tavolo lo nega. I margini per modificare la lista sono pochissimi. È vero, la Commissione accetta di togliere il whiskey e alcuni latticini. Ma ci sono le moto, che potrebbero generare una reazione contro un’eccellenza come Piaggio e Ducati. Compare la soia, che l’esecutivo chiedeva di lasciare fuori. Subito, Giorgia Meloni e i ministri della task force provano ad attivarsi per cambiare questo destino. Mancano pochissime ore per modificare quell’elenco, però. E l’aria non sembra quella di ulteriori frenate.
Eppure, il piano suggerito da Meloni prevede proprio questo: evitare una guerra commerciale, anche se le spinte di diversi Paesi membri dell’Unione sono opposte. Roma continua invece a chiedere di evitare “a tutti i costi” quella che considera una controproducente “guerra commerciale”. Ci proveranno, a tutti i livelli: di certo è il messaggio che in queste ore la premier recapita al telefono a Ursula von der Leyen. Lo stesso prova a fare Antonio Tajani con il commissario al Commercio Maroš Šef?ovi?.
Fosse solo la lista, poi. La task force che si riunisce a Palazzo Chigi ascolta con angoscia le notizie, allarmanti, che arrivano dalle borse mondiali. E, naturalmente, da Milano. Nonostante Donald Trump non sembri disposto a cedere, la strategia del governo resta invariata: occorre costruire una de-scalation. È l’idea di Meloni, soprattutto. Il punto di partenza per costruire il viaggio dal Presidente degli Stati Uniti, la prossima settimana.
Non si tratta però di spendere troppe energie ipotizzando una base negoziale da sottoporre al tycoon. Troppe le variabili, è il ragionamento di Meloni. Cosa accadrà nei prossimi dieci giorni sui mercati? Alla fine la Casa Bianca frenerà, accettando di trattare magari attorno a un compromesso, con dazi al 10%? Quesiti al momento senza risposta. Bisogna immaginare invece una strada, l’unica che la presidente del Consiglio ritiene percorribile. È quella suggerita l’altro ieri anche da Elon Musk. Si può riassumere in questa formula: “Dazi zero tra Usa e Ue”.
È la posizione che Meloni ribadisce durante il vertice. E che riproporrà a Trump. Un viaggio che assomiglia comunque a un azzardo, ma a cui la premier non può ormai sottrarsi. La visita al presidente degli Stati Uniti sarà anche l’occasione per confermare l’impegno dell’Italia a portare la spesa militare per la Nato al 2% del Pil entro giugno. Al colloquio americano seguirà probabilmente una video-conferenza con Ursula e gli altri leader europei. Rischia invece di saltare il faccia a faccia tra la leader e il vicepresidente Usa J.D. Vance: dovrebbero incontrarlo i due vicepremier, Matteo Salvini e Tajani.
Strategie e contromosse che maturano su un terreno sempre più scivoloso. Che il quadro è in continua evoluzione è una convinzione che la premier riversa anche sull’andamento dell’economia. Per questo va ripetendo ai suoi che è difficile, se non addirittura inutile, lanciarsi in previsioni sui danni che i dazi arrecheranno sul medio-lungo periodo. Ma la consapevolezza che le barriere commerciali di Trump peseranno, eccome, sulla crescita di quest’anno, è forte. E pronta a essere messa nero su bianco nel Documento di finanza pubblica (l’ex Def) che arriverà domani sul tavolo del Consiglio dei ministri. Le ultime ore saranno decisive per fissare l’asticella del Pil, segno che c’è ancora un certo margine per intervenire in linea con l’evoluzione della contesa commerciale tra gli Stati Uniti e l’Unione europea. Tuttavia le ultime valutazioni fatte ieri al Tesoro andavano nella direzione di un dimezzamento rispetto alle previsioni di crescita fatte a settembre con il Piano strutturale di bilancio. E quindi un Pil allo 0,6% invece che all’1,2%. Appena due giorni fa, le previsioni dei tecnici di via XX settembre guardavano allo 0,8%. Le maggiori entrate aiuteranno il rapporto debito/Pil, che aumenterà ma un po’ meno rispetto al quadro definito in autunno. Così come sarà confermato l’impegno a riportare l’asticella del deficit sotto al 3% entro l’anno prossimo per uscire dalla procedura d’infrazione. Ma prima ci sono i dazi. E il rischio che non siano solo un graffio sull’economia che rischia di far ei conti con una guerra commerciale.