Il Def ignora le emergenze: niente misure per Difesa e tariffe
di Giuseppe ColomboGiancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia
Un testo asciutto. «Tecnico», è la definizione indicata alla vigilia da fonti di governo. Di transizione, incerto. Quello che Giancarlo Giorgetti presenterà oggi pomeriggio al Consiglio dei ministri sarà un Documento di finanza pubblica che prenderà atto delle difficoltà del momento. Al tavolo di Palazzo Chigi, il convitato di pietra sarà l’inasprimento dei dazi.
Per queste ragioni nel nuovo Def non ci sarà il quadro programmatico, la cornice delle misure espansive. Nessuna indicazione neppure sulla spesa per la difesa. Il perimetro sarà invece ristretto allo scenario tendenziale: una fotografia dell’esistente che non per questo sarà neutra. La macchia è la crescita. Colpa delle barriere commerciali decise da Donald Trump. E anche se è ancora troppo presto per stimare un impatto certo dei dazi, non per questo i numeri del documento si salveranno dalla tempesta in corso. Ecco perché le stesse fonti spiegano che la crescita nel 2025 sarà «molto contenuta». Dimezzata rispetto alle stim…
Un testo asciutto. «Tecnico», è la definizione indicata alla vigilia da fonti di governo. Di transizione, incerto. Quello che Giancarlo Giorgetti presenterà oggi pomeriggio al Consiglio dei ministri sarà un Documento di finanza pubblica che prenderà atto delle difficoltà del momento. Al tavolo di Palazzo Chigi, il convitato di pietra sarà l’inasprimento dei dazi.
Per queste ragioni nel nuovo Def non ci sarà il quadro programmatico, la cornice delle misure espansive. Nessuna indicazione neppure sulla spesa per la difesa. Il perimetro sarà invece ristretto allo scenario tendenziale: una fotografia dell’esistente che non per questo sarà neutra. La macchia è la crescita. Colpa delle barriere commerciali decise da Donald Trump. E anche se è ancora troppo presto per stimare un impatto certo dei dazi, non per questo i numeri del documento si salveranno dalla tempesta in corso. Ecco perché le stesse fonti spiegano che la crescita nel 2025 sarà «molto contenuta». Dimezzata rispetto alle stime dello scorso settembre. Lo diranno i numeri: il Pil crescerà dello 0,6% invece che dell’1,2%, un valore in linea con l’ultimo aggiornamento della Banca d’Italia. E la curva sarà debole anche nel biennio successivo: l’incremento del prodotto interno lordo sarà pari a 0,7%-0,8% nel 2026-2027, sotto il più ottimistico +1,1% indicato appena sei mesi fa nel Piano strutturale di bilancio (Psb).
Il taglio della crescita non impatterà negativamente sui saldi di finanza pubblica: il rapporto deficit/Pil potrebbe essere inferiore di 1-2 decimali rispetto al 3,3% indicato nel Psb, attestandosi quindi al 3,1%-3,2%. Un ritocco spinto dal miglioramento delle entrate che avvicina l’obiettivo di scendere sotto al 3% nel 2026, spianando così la strada alla chiusura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo. A beneficiare di questo trend sarà anche il debito, che in rapporto al Pil si attesterà su un livello più basso rispetto alle ultime previsioni. Mancherà, invece, la strategia sulla politica economica.
Le opposizioni protestano. «La scelta di un Def tecnico ci racconta l’incapacità del governo ad affrontare le conseguenze della follia dei dazi imposti dall’amico Trump», dice il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia.
Un punto interrogativo riguarda anche le spese militari: i calcoli, spiegano fonti dell’esecutivo, sono ancora in corso. Anche se intanto la maggioranza si compatta sulla mozione unitaria contro il riarmo europeo. È la Lega a giocare d’anticipo sugli alleati tirando fuori un testo da presentare in tutti i consigli comunali e al Parlamento europeo per opporsi all’attuazione del piano “Readiness 2030”. Passano pochi minuti dall’annuncio e fonti di via Bellerio spiegano che la mozione «servirà da spunto di riflessione con gli alleati per arrivare a una sintesi comune».
La sintesi matura su un testo che non cita Rearm e che impegna il governo «a continuare, nel rispetto degli indirizzi del Parlamento, a sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessario, fermo restando l’auspicio di una rapida conclusione dei negoziati di pace». Non è escluso un passaggio tra i ministri al Cdm in programma oggi alle 17,30. All’ordine del giorno anche un ddl per prorogare la scadenza della delega al governo per l’attuazione della riforma fiscale: dentro anche la giurisdizione sulla magistratura tributaria.