Tavolo Usa-Ue e più spese militari, le carte di Meloni a Washington
di Lorenzo De CiccoLa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni
Roma – Sette giorni allo Studio Ovale. Nel chiuso di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni lavora alla trasferta di giovedì a Washington. Delicatissima, anche se meno spigolosa di quanto apparisse 48 ore fa, prima che da entrambi i lati dell’Atlantico annunciassero la sospensione di dazi e controdazi. Però le insidie restano, come l’imprevedibilità di Donald Trump. E la sua strategia iper aggressiva. «Non ho alcuna simpatia per le sue politiche», ammetteva ieri Francesco Lollobrigida.
La premier ha cancellato gli appuntamenti del weekend: niente più salone del Mobile a Milano, previsto stamani e annunciato e poi disdetto ieri nello spazio di poche ore. Vuole arrivare alla Casa bianca con un pacchetto di misure da presentare al tycoon. Non solo dazi, capitolo per cui giocherà di sponda con Ursula von der Leyen: una nuova telefonata con la presidente della commissione europea è attesa tra oggi e domani. Meloni lavora anche sulle spese militari, una delle voci a cui Trump tiene di più: quando …
Roma – Sette giorni allo Studio Ovale. Nel chiuso di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni lavora alla trasferta di giovedì a Washington. Delicatissima, anche se meno spigolosa di quanto apparisse 48 ore fa, prima che da entrambi i lati dell’Atlantico annunciassero la sospensione di dazi e controdazi. Però le insidie restano, come l’imprevedibilità di Donald Trump. E la sua strategia iper aggressiva. «Non ho alcuna simpatia per le sue politiche», ammetteva ieri Francesco Lollobrigida.
La premier ha cancellato gli appuntamenti del weekend: niente più salone del Mobile a Milano, previsto stamani e annunciato e poi disdetto ieri nello spazio di poche ore. Vuole arrivare alla Casa bianca con un pacchetto di misure da presentare al tycoon. Non solo dazi, capitolo per cui giocherà di sponda con Ursula von der Leyen: una nuova telefonata con la presidente della commissione europea è attesa tra oggi e domani. Meloni lavora anche sulle spese militari, una delle voci a cui Trump tiene di più: quando bollava come «parassiti» i partner Ue parlava anche di questo. È uno dei dossier su cui il governo italiano è più in difficoltà: Roma fa parte del gruppo sempre più ristretto di alleati (9 su 32) che non hanno raggiunto il 2% del Pil. A giugno l’obiettivo sarà alzato al 3,5-3,6%. Roma deve mettersi in pari, almeno sul vecchio target. Un investimento massiccio nella difesa non è facile, per Meloni, sia per ragioni di bilancio, sia per il posizionamento di Matteo Salvini, che insiste per fare debito «per ospedali e scuole» più che per munizioni.
La visita negli Usa rende più urgente, per la premier, trovare soluzioni. L’argomento è stato affrontato ieri in un vertice a Palazzo Chigi. Tra presenze e video-collegamenti, c’era proprio Salvini insieme al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che già aveva sollecitato mercoledì in Cdm i colleghi: «Una decisione sulle spese militari va presa. Ed è politica». All’incontro avrebbe preso parte anche l’altro vice-premier, Antonio Tajani, da remoto, perché in viaggio verso l’India. La scelta va fatta rapidamente. Nel “libro bianco” sulla difesa della commissione europea, gli stati sono invitati a chiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale entro il 30 aprile, per derogare al patto di stabilità nel triennio 2025-2028.
Di dazi, Tajani aveva parlato in queste ore con il commissario Ue al commercio Maros Sefcovic, per concordare un’accelerazione della sospensione delle tariffe Ue, poi arrivata. La mossa è stata accolta naturalmente con favore da Meloni - «ottime notizie» - dopo settimane trascorse a dire che «la guerra commerciale non conviene a nessuno» e che l’obiettivo è «zero for zero» sui dazi. Nello Studio Ovale la premier rilancerà il suo vecchio pallino di un «vertice tra Ue e Usa», anche per l’Ucraina. Finora l’idea era stata accolta dall’amministrazione Usa con gelo, ma chissà. Gli sherpa sono al lavoro. Pure i vertici della commissione sarebbero d’accordo, anche se tra i 27 circolano propositi diversi, se dopo la tregua commerciale si tornasse a un clima di attrito: alcuni paesi riproporrebbero la tassa sulle big tech, l’Italia non è d’accordo.
Le ultime dichiarazioni del presidente americano, sulla necessità di non trattare singolarmente con gli stati europei, potrebbero aiutare. E sminare, in chiave interna, anche le richieste della Lega, che ancora ieri rilanciava l’idea di una «trattativa bilaterale» dell’Italia.
Anche l’opposizione interviene sui dazi. Il M5S chiede a Meloni di intervenire in aula prima della trasferta del 17. Mentre la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha criticato il piano di aiuti alle imprese tramite la revisione del Pnrr, liquidandolo come «un gioco delle tre carte». «Stiamo incontrando imprese, sindacati, agricoltori per affinare le proposte che sottoponiamo al governo: siamo disponibili a interloquire», è la linea di Schlein. Curiosità: anche la leader dem oggi è attesa al salone del Mobile meneghino. Secondo alcune indiscrezioni, anche questo avrebbe pesato sul forfait della premier, ma da Chigi smentiscono.