MILANO – Giorgia Meloni ha dato forfait per preparare, dicono a Palazzo Chigi, l’incontro alla Casa Bianca. In realtà, maligna Andrea Orlando, che accompagna Elly Schlein in questa visita al Salone del mobile di Milano, la premier «non è venuta perché non sa cosa dire sui dazi e ha paura di confrontarsi con le imprese». Sta di fatto che il palcoscenico di questa vetrina pazzesca del made in Italy — 800 mila visitatori in città e 50 miliardi il giro d’affari — è tutto per la segretaria del Pd, accompagnata da una vasta delegazione che nemmeno ai tempi di Berlinguer.
Troppo facile la battuta sulla “sinistra da salotto” mentre Schlein passa da un divano a uno stand di luminarie. Qui in realtà c’è gente che affronta da sola i mercati di tutto il mondo. Ed è spaventata, molto spaventata, per la guerra commerciale scatenata dal Sovranista-in-capo. «I nostri clienti resistono ma la preoccupazione c’è», le confida Claudio Luti, il presidente di Kartell. La gente guarda incuriosita il corteo…
MILANO – Giorgia Meloni ha dato forfait per preparare, dicono a Palazzo Chigi, l’incontro alla Casa Bianca. In realtà, maligna Andrea Orlando, che accompagna Elly Schlein in questa visita al Salone del mobile di Milano, la premier «non è venuta perché non sa cosa dire sui dazi e ha paura di confrontarsi con le imprese». Sta di fatto che il palcoscenico di questa vetrina pazzesca del made in Italy — 800 mila visitatori in città e 50 miliardi il giro d’affari — è tutto per la segretaria del Pd, accompagnata da una vasta delegazione che nemmeno ai tempi di Berlinguer.
Troppo facile la battuta sulla “sinistra da salotto” mentre Schlein passa da un divano a uno stand di luminarie. Qui in realtà c’è gente che affronta da sola i mercati di tutto il mondo. Ed è spaventata, molto spaventata, per la guerra commerciale scatenata dal Sovranista-in-capo. «I nostri clienti resistono ma la preoccupazione c’è», le confida Claudio Luti, il presidente di Kartell. La gente guarda incuriosita il corteo dem che passa da un padiglione all’altro. Schlein entra nello stand di Maria Porro, azienda di famiglia, presidente del salone. C’è molto calore. La figlia del fondatore la invita a visitare la fabbrica, «perché da noi gli operai stanno bene, c’è aria, silenzio, si lavora meglio che in ufficio». Schlein si informa, chiede quali sono i problemi, chi sono i competitor. «Tedeschi, spagnoli e francesi, che pagano l’energia meno di noi».
La leader dem parte all’attacco: «In questo giro delle realtà industriali che sto facendo, dalle Marche all’Emilia-Romagna e ora la Lombardia, viene fuori sempre questa richiesta alla politica: abbassare il costo dell’energia. Si può fare se riusciamo a disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Il governo non si può far dettare legge dalle cinque major della distribuzione». Porro annuisce e continua a mostrare mobili meravigliosi. «Siamo leader ma questo significa avere anche tanti nemici». Schlein risponde al volo con un’altra battuta: «Scusi, ma lo viene dire proprio a me?».
Stand dopo stand viene fuori una Schlein diversa dal cliché che la destra ha provato a cucirle addosso, quella della figlia di ricchi interessata solo ai diritti civili. Del resto basta un’occhiata alla sua agenda per capire come la segretaria impieghi il suo tempo. Giovedì al Nazareno ha ricevuto i segretari di Cgil, Cisl, Uil e si è videocollegata con il presidente di Confindustria. Ieri mattina è andata tra gli operai in sciopero della Stm ad Agrate Brianza, dove in mille rischiano il posto di lavoro. Poi ha visitato il Nokia Hub e presieduto al Pirellone una riunione con imprenditori e sindacati lombardi.
Nel pomeriggio, tappa a Rho al Salone del mobile. «Visito luoghi di crisi ed eccellenze — spiega Schlein — perché è l’occasione per capire dalla voce degli imprenditori come uscire da questa situazione e quali soluzioni possono essere messe in campo. E poi sono sempre discussioni molto concrete, le mie preferite». Le fa da Virgilio, in questo salone, Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. «I dazi di Trump sono una fonte di grande incertezza — le dice — ma noi stiamo guardando a nuovi mercati. L’Arabia Saudita quest’anno ha fatto +20% gli Emirati +25% e poi naturalmente ci sono Cina, India, Giappone, Corea. Dovunque ci sia una borghesia altospendente c’è spazio per i prodotti italiani». Schlein: «Con la guerra commerciale che Trump ha scatenato contro la Cina si crea un danno indiretto anche per noi, perché la sovracapacità produttiva cinese rischia di scaricarsi tutta sui nostri mercati». Feltrin: «Servirebbe qui la grande muraglia, per tenere i cinesi fuori».
Il tour fa tappa da un’azienda leader, la Fantoni di Osoppo, con il titolare Paolo che invita la dem all’inaugurazione della centrale fotovoltaica sul tetto della sua fabbrica, «l’impianto più grande d’Europa». E poi le mostra nuove invenzioni come la scrivania che si alza di un metro «affinché le riunioni si facciano in piedi e durino meno». Oppure la cabina insonorizzata per fare telefonate private negli open space. «Urli segretaria, urli più forte. Fuori non si sente nulla». C’è curiosità persino tra gli imprenditori che certo non hanno votato mai a sinistra, come i proprietari di Living divani. La titolare, Renata Pozzoli, guarda la segretaria allontanarsi dopo averci parlato dieci minuti e commenta: «Io non sono di quella parte politica, però oggi mi è sembrata molto pacata, preparata e coerente. E poi non aveva i soliti jeans». Luigi Bestetti: «Quando la vedo in TV, cambio canale, ma qui devo dire che mi ha fatto una buona impressione». Schlein ha finito il tour de force, può accendersi una sigaretta all’aperto mentre guadagna l’uscita. La considerazione finale è che «il governo si è fatto trovare impreparato di fronte a questa tempesta. E gli imprenditori sono i primi a pagarne le conseguenze. Vediamo come andrà l’incontro di Washington, ma Meloni deve fare attenzione a non dare a Trump l’impressione che ci sia una disponibilità a una trattativa bilaterale, perché rischia di rendere l’Italia ancora più fragile ed esposta».