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Anche per le esequie di Papa Francesco sarà una prima volta: né catafalco né tripla bara

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Il decesso constatato nella cappella privata e non più nella sua stanza e la salma arriverà in Basilica già all’interno del feretro in rovere. Così si interrompe una tradizione che resisteva dal Duecento
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I funerali di Papa Francesco non saranno come quelli dei suoi predecessori. Le importanti modifiche, già approvate dal papa il 9 aprile 2024, poi rese pubbliche il 4 novembre, riguardano elementi rituali che erano rimasti immutati nei secoli. Il triplice trasporto della salma del papa, dalla camera alla cappella privata e alla basilica, che figura già nel più antico cerimoniale funebre pontificio (Pietro Amiel, 1370 circa), è mantenuto, ma la constatazione della morte non avviene più nella camera del defunto bensì nella cappella privata. Inoltre, la salma del papa sarà trasportata in Basilica già deposta all’interno della bara in rovere, zincata sugli esterni. Questa decisione, dall’alto valore simbolico e spirituale, interrompe una tradizione che risale all’inizio del Duecento e corrispondeva allora a una vera e propria rivoluzione cerimoniale. Nei secoli precedenti il papa era infatti sepolto generalmente lo stesso giorno della morte, di solito verso sera.

Stando a quanto ci …

I funerali di Papa Francesco non saranno come quelli dei suoi predecessori. Le importanti modifiche, già approvate dal papa il 9 aprile 2024, poi rese pubbliche il 4 novembre, riguardano elementi rituali che erano rimasti immutati nei secoli. Il triplice trasporto della salma del papa, dalla camera alla cappella privata e alla basilica, che figura già nel più antico cerimoniale funebre pontificio (Pietro Amiel, 1370 circa), è mantenuto, ma la constatazione della morte non avviene più nella camera del defunto bensì nella cappella privata. Inoltre, la salma del papa sarà trasportata in Basilica già deposta all’interno della bara in rovere, zincata sugli esterni. Questa decisione, dall’alto valore simbolico e spirituale, interrompe una tradizione che risale all’inizio del Duecento e corrispondeva allora a una vera e propria rivoluzione cerimoniale. Nei secoli precedenti il papa era infatti sepolto generalmente lo stesso giorno della morte, di solito verso sera.

Stando a quanto ci è possibile sapere, la prima salma di un papa ad essere stata sicuramente esposta al pubblico fu quella di Innocenzo III, morto a Perugia il 16 luglio 1216. Giacomo da Vitry, celebre predicatore e futuro cardinale, ricorda di avere visto la salma del papa esposta nella cattedrale, derubata durante la notte dei preziosi paramenti con cui era stata rivestita, e il suo cadavere abbandonato in chiesa «quasi nudo», «in uno stato di avanzata decomposizione». Il che lo indusse ad affermare, forse per sottolineare la novità stessa dell’esposizione, di avere visto «con i propri occhi quanto sia breve e vano lo splendore ingannevole di questo mondo». Anche Filippo Augusto, contemporaneo di Innocenzo III, fu il primo re di Francia ad essere esposto pubblicamente, con gli abiti con i quali era stato consacrato sovrano e con le insegne regali. Ed anche a Bisanzio, la salma dell’imperatore, rivestita degli abiti dell’incoronazione, veniva esposta nella sala dei diciannove Acubiti.

L’esposizione pubblica aveva un triplice obiettivo: autenticare pubblicamente la morte di un sovrano, permettere – soprattutto nel caso del pontefice romano – la devozione popolare, e celebrare il ricordo dell’altissima dignità che il defunto aveva ricoperto in vita.

Pietro Ameil ricorda che la salma del papa veniva deposta su due cuscini di seta, ricoperti di panno dorato, della stessa lunghezza del catafalco. Davanti ai piedi del Papa veniva deposto un altro cuscino di seta con cordoncini d’oro, sul quale si trovavano due suoi cappelli. La finezza del ricamo può essere ancor oggi osservata sul magnifico sarcofago di Bonifacio VIII, conservato nelle Grotte Vaticane.

Papa Francesco non ha modificato la durata dei funerali papali, che è tradizionalmente di nove giorni, un elemento rituale che risale anch’esso al Duecento. Secondo il decreto Ubi periculum, con cui fu deciso il Conclave, i cardinali dovevano entrare in conclave dieci giorni dopo la morte del papa. Così facendo, Gregorio X (1271-1276) creò di fatto uno spazio di tempo capace di accogliere, appunto, un rito funebre pontificio dalla durata di nove giorni. Anche a Bisanzio si celebravano i novendiali, il che ci ricorda che anch’essi fanno parte della cosiddetta imitatio imperii.

Per permettere l’esposizione pubblica di una salma si dovette ricorrere a procedure di imbalsamazione, e non è certo un caso se le più antiche informazioni sull’imbalsamazione di papi e sovrani (francesi) risalgono proprio al Trecento. Guido di Chauliac, il più grande chirurgo di quel secolo, lo dice esplicitamente: l’imbalsamazione deve impedire la putrefazione del viso per un periodo di otto giorni. Pietro Argellata, professore di anatomia all’università di Bologna, si dice soddisfatto di essere riuscito ad imbalsamare la salma di Alessandro V (1410) così da poterla conservare per otto giorni.

L’imbalsamazione era soprattutto destinata a permettere l’esposizione pubblica della salma. Argellata precisava infatti di avere lasciato liberi il viso, le mani e i piedi, «perché le mani, i piedi e il viso devono essere visti». Anche per Enrico di Mondeville, il chirurgo del re di Francia Filippo il Bello, le salme dei pontefici romani «devono essere conservate a viso aperto».

Anche dopo la sepoltura, intorno al catafalco (castrum doloris) posto nel mezzo della chiesa, i familiari del pontefice, gli officiali di curia, i magistrati capitolini in lutto presenziavano alle messe funebri, celebrate ogni giorno da un cardinale per ordine di anzianità. Per simulare la presenza della salma intorno al catafalco vuoto, nel Quattrocento – il rito sembra poi essersi perduto – si assiste alla nascita di una finzione rituale: due palafrenieri in lutto muovevano ventagli neri recanti gli stemmi del papa, come se «dovessero cacciare mosche». Enea Silvio Piccolomini, futuro papa Pio II (1458-1464), ne offrì un malizioso commento, concedendo tuttavia che si trattava di consuetudine.

Secondo le nuove norme, quando la salma di papa Francesco sarà trasportata nel luogo di sepoltura non si procederà alla tradizionale deposizione e chiusura della bara di cipresso all’interno di una seconda di piombo e una terza di rovere. Questa tradizione, non attestata nei cerimoniali funebri medievali, ha dato vita in secoli più recenti a un rituale complesso: la salma veniva deposta dentro una cassa di cipresso, con tre borse di velluto cremisi in ciascuna delle quali vi erano venti medaglie d’oro, d’argento, di bronzo con l’effigie del papa. Il corpo del papa veniva quindi ricoperto con un velo rosso e deposto entro la bara di piombo, che si collocava poi entro una bara di rovere, suggellata con sette sigilli. Il rito serviva a sottolineare la caducità della persona del papa intesa nella sua dimensione fisica mentre il collegio dei cardinali ha il compito di passare la potestas papae a un nuovo pontefice legittimamente eletto. Ed è per questa ragione che, già nel Trecento, durante i novendiali i cardinali non devono portare il lutto ma le vesti della loro dignità. Perché, come dicono i testi di allora, essi «rappresentano la Chiesa» durante la Vacanza.

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