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Achille Serra: “Organizzai il funerale di Wojtyla e andò bene. Il segreto? Coinvolgere tutti”

Achille Serra, l'ex prefetto di Roma 

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L’ex prefetto di Roma, poliziotto e parlamentare Pd, racconta l’evento del 2005: “Non avevamo i metal detector. Deve esserci intesa tra sindaco, forze dell’ordine e tutta la macchina organizzativa. Giannini ha esperienza nell’ordine pubblico”
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“Alla fine stappammo con il sindaco e i responsabili della sicurezza una bottiglia di champagne. Era andato tutto bene, ma per giorni non avevamo mai dormito”. Achille Serra oggi ha 83 anni ed è felicemente in pensione, ma tra i suoi mille incarichi - da poliziotto a parlamentare del Pd - è stato anche il prefetto di Roma che gestì i funerali di Giovanni Paolo II: era l’8 aprile del 2005. “Anche se stava male da tempo, non potevamo mettere in moto la macchina organizzativa, perché avrebbe significato augurare la morte al Papa. Se la notizia fosse arrivata in Vaticano, molti ci sarebbero rimasti male”.

Prefetto, quali i segreti nell’organizzare un evento così importante a livello mondiale?

“La cosa più importante è parlare tutti la s…

“Alla fine stappammo con il sindaco e i responsabili della sicurezza una bottiglia di champagne. Era andato tutto bene, ma per giorni non avevamo mai dormito”. Achille Serra oggi ha 83 anni ed è felicemente in pensione, ma tra i suoi mille incarichi - da poliziotto a parlamentare del Pd - è stato anche il prefetto di Roma che gestì i funerali di Giovanni Paolo II: era l’8 aprile del 2005. “Anche se stava male da tempo, non potevamo mettere in moto la macchina organizzativa, perché avrebbe significato augurare la morte al Papa. Se la notizia fosse arrivata in Vaticano, molti ci sarebbero rimasti male”.

Prefetto, quali i segreti nell’organizzare un evento così importante a livello mondiale?

“La cosa più importante è parlare tutti la stessa lingua, avere gli stessi obiettivi. Io ebbi la fortuna di vivere quel periodo con un grande sindaco come Walter Veltroni e con un apparato di sicurezza di prim’ordine. Se c’è intesa tra prefetto, sindaco, forze dell’ordine, apparati è altamente probabile che non ci saranno problemi”.

I funerali di Wojtyla furono un evento poderoso da tutti i punti di vista.

“Vennero tre milioni di persone e organizzammo tutto nel giro di 24 ore. La fila per rendere omaggio al feretro arrivava fino all’ospedale Santo Spirito, e ricevemmo complimenti da tutto il mondo. Pensi che mesi dopo Ratzinger che era diventato Papa ricevette me e mia moglie in udienza privata. Come primo viaggio era stato a Berlino, mi chiese come fosse essere prefetto, perché in quella visita c’era stato un po’ di caos. Io gli dissi che a Berlino non c’era un prefetto, e lui si mise a ridere e disse che davvero per i funerali di Giovanni Paolo II tutto era stato perfetto”.

Quali le principali criticità di quei giorni del 2005?

“Prevedemmo tutto: dalle migliaia di bottigliette d’acqua in quei giorni molto caldi alle tende sanitarie, dai percorsi alla sicurezza. Tenevamo continue riunioni in cui io e Veltroni facevamo partecipare tutti: dal responsabile delle ambulanze a quelli degli ospedali. Il segreto è coinvolgere tutti. Fu prezioso Luca Odevaine, che poi è finito in una brutta vicenda, ma in quell’occasione risultò molto capace”.

Quale fu il rischio più grande?

“Sicuramente gli attentati, perché il rischio zero non esiste: il folle può sempre mettersi in azione. Noi non avevamo i metal detector, il ministero non ce li diede, e distribuimmo polizia, carabinieri e vigili urbani in modo capillare”.

Lei peraltro conosce bene l’attuale prefetto, Lamberto Giannini.

“Un eccellente funzionario, era capo della Digos quando io ero prefetto a Roma. Il suo vice era Franco Gabrielli. Giannini ha anche esperienza nell’ordine pubblico. Questo conta”.

La vera novità dei funerali di Bergoglio sarà il corteo che, dopo le esequie, accompagnerà il feretro da San Pietro a Santa Maria Maggiore.

“Sarà il momento più complesso, ma con due cordoni mobili tutto potrà svolgersi in sicurezza. E mi guardo bene dal dare consigli”.

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