✕

La doppia morale sovranista

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura

Il 25 aprile da celebrare con “sobrietà”, con l’inno nazionale suonato in minore, magari a porte chiuse, un po’ come un tempo si faceva con gli spettacoli immorali. Quasi che il lutto nazionale non sia per la morte di Papa Francesco ma per la Festa della Liberazione, chiamata a ricordare le radici della nostra Repubblica.

Peccato che la stessa sobrietà non sia invocata mai per le sagre del sovranismo o i comizi di chi in piazza agita rosari, invocando «il cuore immacolato di Maria che ci porterà alla vittoria», come Salvini in campagna elettorale nel 2019. Un osceno uso politico della religione di chi soffia sul vento dell’odio per poi presentarsi all’elettorato come il salvatore della Patria contro l’“invasione” dei migranti, ribaltando di senso il messaggio cristiano e le sue radici, senza alcun rispetto per quel Gesù che in croce era morto con gli ultimi della terra.

Del resto il nuovo ordine mondiale Maga fa buona compagnia alla destra europea e al fronte dei patrioti. Lasciando…

Il 25 aprile da celebrare con “sobrietà”, con l’inno nazionale suonato in minore, magari a porte chiuse, un po’ come un tempo si faceva con gli spettacoli immorali. Quasi che il lutto nazionale non sia per la morte di Papa Francesco ma per la Festa della Liberazione, chiamata a ricordare le radici della nostra Repubblica.

Peccato che la stessa sobrietà non sia invocata mai per le sagre del sovranismo o i comizi di chi in piazza agita rosari, invocando «il cuore immacolato di Maria che ci porterà alla vittoria», come Salvini in campagna elettorale nel 2019. Un osceno uso politico della religione di chi soffia sul vento dell’odio per poi presentarsi all’elettorato come il salvatore della Patria contro l’“invasione” dei migranti, ribaltando di senso il messaggio cristiano e le sue radici, senza alcun rispetto per quel Gesù che in croce era morto con gli ultimi della terra.

Del resto il nuovo ordine mondiale Maga fa buona compagnia alla destra europea e al fronte dei patrioti. Lasciando da parte la fedelissima trumpiana Marjorie Taylor Green, che ha esultato senza un briciolo di decenza alla notizia della morte di Francesco, il presidente Trump ci aveva già abituati a una certa blasfemia, autoproclamandosi eletto da Dio, quasi che vi sia una benedizione nel progetto di schiacciare i poveri cristi del mondo, deportati in catene. Gli stessi che Papa Francesco ha difeso fino all’ultimo giorno della sua vita, scegliendo di stare dalla parte dei reietti, degli ultimi della terra. Lui che amava stare in mezzo alle persone semplici, “santi della porta accanto”, quelli che in chiesa magari nemmeno ci entrano ma il loro pane lo spezzano con i dimenticati e il miracolo lo fanno ogni giorno al posto di Dio. Francesco il prete della pace, apostolo dei diseredati, pronto a battersi con parole di fuoco contro tutti i nazionalismi, contro il crimine del riarmo e il sangue delle politiche di potenza, solo per difendere i figli di nessuno, vittime di guerra, di tratta o di sfruttamento sessuale. Perché le parole del Vangelo sono state scritte per gli emarginati, i lebbrosi, i perseguitati della storia senza volto e senza nome, come le vedove e gli orfani di conflitti vigliacchi e criminali.

Dio, Patria e Famiglia: chissà se i difensori del tradizionalismo cattolico hanno mai sentito un moto di pietà e coscienza di fronte ai corpi senza vita dei migranti inghiottiti dalle acque del Mediterraneo, in un mondo che giudica senza pietà, in attesa di espulsione. «È strano che nessuno si preoccupi per la benedizione a un imprenditore che sfrutta la gente mentre ci si scandalizza se il papa benedice una donna divorziata o un omosessuale». Francesco ha scritto parole di fuoco a difesa dei tanti peccatori che agli occhi di Dio hanno molta più dignità dei benpensanti moderati, o di chi si maschera da “angelo di luce” per nascondere superbia, odio e sopraffazione.

E ora c’è davvero dell’ironia nell’usare la morte di un papa che è stato forse davvero l’ultimo dei cristiani, per svuotare di senso quell’atto di disobbedienza radicale che 80 anni fa restituì all’Italia libertà, dignità e onore. Resistere alla guerra e alla dittatura: papa Francesco aveva appeso nel suo studio a Santa Marta il ritratto di Esther Ballestrino de Careaga, attivista del Partido Revolucionario Febrerista, sequestrata dalla polizia di regime, sedata, caricata su un aereo militare e buttata viva in mare. Conviene allora leggerle per davvero le parole che Papa Francesco ha dedicato a quello che definiva “lo scandalo della pace” contro tutte le guerre. A partire dall’inferno di Gaza, di fronte al crimine di guerra di un cecchino dell’esercito israeliano che fredda la cuoca della casa dei bambini disabili e mutilati, assistiti dalle suore di Madre Teresa. «Sono con le famiglie martoriate, allo stremo. Sono con le madri che piangono i figli morti. Sono con chi ha paura ad alzare lo sguardo, perché dal cielo piove fuoco».

Leggi i commenti