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I leader al funerale: velette nere, cravatte blu e quei posti cambiati in extremis

Capi di Stato e sovrani al funerale di papa Francesco (reuters)

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Capi di Stato, regnanti e consorti sul sagrato tra look non impeccabili e qualche gaffe. Il presidente ucraino si ritrova in prima fila. E a San Pietro spunta anche Assange
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ROMA – Le velette nere non richieste. La gaffe d’abbigliamento di Donald Trump, ma non soltanto sua. Cosa gli ha sussurrato Melania, al momento del «scambiatevi un segno di pace». L’eccezione fatta dal Vaticano per mettere Volodymyr Zelensky in prima fila. E più indietro, tra la folla, la barba bianca di Julian Assange, per la prima volta riapparso in pubblico dopo il rilascio dal carcere per le soffiate di Wikileaks sulle guerre in Afghanistan e Iraq: un grazie posticipato al Pontefice che diede un’udienza riservata a sua moglie, mentre lui era in prigione. Il mondo in piazza: praticamente tutti i leader della comunità internazionale, con le vistose eccezioni di Putin e Xi Jinping come grandi assenti, riuniti a San Pietro per il funerale di papa Francesco.

Prima, però, i potenti della Terra si genuflettono a una potenza celeste: il cerimoniale del Vaticano, che ha il compito non facile di decidere dove metterli a sedere, nell’area riservata ai dignitari, di fronte ai cardinali, con…

ROMA – Le velette nere non richieste. La gaffe d’abbigliamento di Donald Trump, ma non soltanto sua. Cosa gli ha sussurrato Melania, al momento del «scambiatevi un segno di pace». L’eccezione fatta dal Vaticano per mettere Volodymyr Zelensky in prima fila. E più indietro, tra la folla, la barba bianca di Julian Assange, per la prima volta riapparso in pubblico dopo il rilascio dal carcere per le soffiate di Wikileaks sulle guerre in Afghanistan e Iraq: un grazie posticipato al Pontefice che diede un’udienza riservata a sua moglie, mentre lui era in prigione. Il mondo in piazza: praticamente tutti i leader della comunità internazionale, con le vistose eccezioni di Putin e Xi Jinping come grandi assenti, riuniti a San Pietro per il funerale di papa Francesco.

Prima, però, i potenti della Terra si genuflettono a una potenza celeste: il cerimoniale del Vaticano, che ha il compito non facile di decidere dove metterli a sedere, nell’area riservata ai dignitari, di fronte ai cardinali, con l’altare e la bara del pontefice nel mezzo. Nonostante il latino e l’italiano siano le sue lingue ufficiali designate, la Santa Sede sceglie di sistemare reali, capi di Stato e capi di governo stranieri in ordine alfabetico in francese: apparentemente perché è ancora considerata la lingua della diplomazia europea, forse pure per evitare che, in altri idiomi, i leader di Paesi con relazioni difficili finiscano vicini. Gli Stati Uniti diventano Etats-Unis, la Germania diventa Allemagne. Ucraina, tuttavia, comincia con la stessa lettera anche in francese, ma a dispetto di questo Zelensky riceve un posto in prima fila, insieme alla moglie: un portavoce vaticano ammette che è stata fatta un’eccezione, notando che il presidente e la first-lady ucraini hanno potuto approfittare di due seggioline «rimaste vacanti». Mah.

Il tam-tam dei social critica Trump perché non rispetta l’obbligo di vestire in nero a un funerale: il presidente americano si presenta in abito blu e cravatta del medesimo colore. A sua scusante, non è l’unico: perfino il principe William, appartenente a un casato che di etichetta se ne intende, indossa un completo blu (scuro, almeno), ma l’erede al trono lo abbina a una cravatta nera. Joe Biden, invitato in quanto cattolico oltre che ex-capo della Casa Bianca, fa il contrario: abito nero e cravatta blu. Un errore anche questo: l’unica cosa che ha in comune con Trump, seduto mezza dozzina di file più avanti. Non proprio uno sbaglio, ma un eccesso non richiesto, è invece l’elegante veletta nera che avvolge il volto di Melania, con l’aggiunta di guanti di pizzo della stessa tonalità, ma anche la regina Rania di Giordania, la principessa del Belgio e la figlia del presidente Mattarella coprono così la testa.

La first-lady americana, che in queste occasioni non rivolge una parola al marito, stavolta interviene al simbolico invito di scambiare un segno di pace: Donald sembra riluttante, oppure, non avendo molta esperienza di messe, funebri o meno, non sa neanche di cosa si tratti, allora Melania avvicina la bocca all’orecchio del presidente e, secondo un lip-rader, uno specialista di lettura labiale consultato dal Daily Mail, lo avverte, «you should do it», dovresti farlo. Trump non capisce, lei ripete le stesse parole, «ah, all right», va bene, risponde finalmente Donald, e stringe la mano a chi gli sta vicino, prima il presidente estone Alar Karis, magari chiedendosi «chi è questo?» (Estonia, in francese, viene subito prima di Etats-Unis), poi più calorosamente al re di Spagna Felipe, quindi, dall’altra parte, dando una prolungata stretta di mano a Emmanuel Macron.

Non in base all’ordine alfabetico, il presidente argentino Javier Milei ha il posto d’onore, in prima fila e il più vicino alla bara, perché il papa aveva la sua stessa nazionalità: non certo le sue idee. Accanto a Milei, il presidente Mattarella: perché il Vaticano confina con l’Italia. Alle spalle di Milei, in seconda fila, la premier Giorgia Meloni, vicino ad altri due uomini in blu anziché in nero, il presidente del Senato Ignazio La Russa e il re di Giordania Abdallah. Impeccabile in abito e cravatta neri, al contrario, è riapparso Assange, insieme alla moglie e ai due figli, anch’essi in abito scuro. Chissà se l’udienza privata concessa nel 2023 da papa Francesco alla consorte lo ha aiutato a ottenere il patteggiamento con il dipartimento di Giustizia americano che gli ha restituito la libertà.

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