ROMA – Ai parlamentari di FdI la comunicazione è arrivata ieri mattina. E suona così: ai referendum dell’8 e 9 giugno su lavoro e cittadinanza, meglio restare a casa. Perché anche astenersi «è una forma di voto» e in questo modo «i cittadini possono esprimere il proprio dissenso» nei confronti di un’iniziativa «proposta dalla sinistra». A poco più di un mese dall’appuntamento elettorale, il partito di Giorgia Meloni fa capire alle truppe di Camera e Senato come muoversi. Anche per evitare note stonate e contraddizioni, in assenza di un coordinamento: qualche giorno fa Walter Rizzetto, presidente della commissione Lavoro alla Camera in quota FdI, aveva dichiarato che sarebbe «giusto andare a votare». Invece no.
La nota interna di via della Scrofa fa capire a tutti che «scegliamo l’astensione», nel senso di «non recarsi alle urne», anche perché il partito è «assolutamente contrario» ai quesiti. E nel documento si maramaldeggia un po’ sulla linea del Pd, che in epoca Renzi votò un prov…
ROMA – Ai parlamentari di FdI la comunicazione è arrivata ieri mattina. E suona così: ai referendum dell’8 e 9 giugno su lavoro e cittadinanza, meglio restare a casa. Perché anche astenersi «è una forma di voto» e in questo modo «i cittadini possono esprimere il proprio dissenso» nei confronti di un’iniziativa «proposta dalla sinistra». A poco più di un mese dall’appuntamento elettorale, il partito di Giorgia Meloni fa capire alle truppe di Camera e Senato come muoversi. Anche per evitare note stonate e contraddizioni, in assenza di un coordinamento: qualche giorno fa Walter Rizzetto, presidente della commissione Lavoro alla Camera in quota FdI, aveva dichiarato che sarebbe «giusto andare a votare». Invece no.
La nota interna di via della Scrofa fa capire a tutti che «scegliamo l’astensione», nel senso di «non recarsi alle urne», anche perché il partito è «assolutamente contrario» ai quesiti. E nel documento si maramaldeggia un po’ sulla linea del Pd, che in epoca Renzi votò un provvedimento, il Jobs Act, su cui ora il nuovo corso di Elly Schlein fa campagna contro.
La linea viene dettata mentre Meloni è lontana dalla Capitale. Ieri pomeriggio l’aereo di Stato è andata a prenderla a Bolzano, dove la premier ha trascorso la sosta per il ponte del primo maggio. Relax, «nulla a che vedere con le elezioni» in Trentino, trapela dal suo staff. Da lì, la premier è volata a Milano, per partecipare alla Scala a un concerto organizzato dal Mef e soprattutto dall’Asian Development Bank, colosso finanziario internazionale con sede a Manila e fondato anche dall’Italia, che per la prima volta tiene la sua assemblea annuale a Milano. In un centro blindatissimo, la premier ha incontrato il governatore di Bankitalia Fabio Panetta e davanti al foyer ha parlato con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.