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Giuli: “Addio intellettuali, a sinistra solo i comici”. L’affondo contro Germano

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Il ministro chiude a Firenze gli stati generali della cultura di Fdi. L’attacco all’attore e Geppi Cucciari: “Minoranza rumorosa”
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ROMA - FIRENZE – È un classico della destra accusare la sinistra di avere nelle mani la cultura e di concepirla come qualcosa di elitario e non di popolare. Il ministro Alessandro Giuli rilancia la battaglia contro quella che viene considerata la presunzione intellettuale del fronte avversario e lo fa da Firenze, città simbolo della grande tradizione storica e letteraria italiana da Dante in poi. È qui che Fratelli d’Italia ha organizzato una due giorni dal titolo Spazio cultura ed è dal palco del teatro Niccolini che il titolare del Mic accusa la sinistra di pensare che «la cultura fosse roba loro». Gli dà poi dei salottieri che si occupano solo di chi abita nei centri storici: «Avevano intellettuali e li hanno persi, si sono poi affidati agli influencer, ora gli sono rimasti i comici e basta», mentre «noi abbiamo fatto un ministero del popolo della cultura, facendo uscire la cultura dalle stanze polverose dei salotti».

ROMA - FIRENZE – È un classico della destra accusare la sinistra di avere nelle mani la cultura e di concepirla come qualcosa di elitario e non di popolare. Il ministro Alessandro Giuli rilancia la battaglia contro quella che viene considerata la presunzione intellettuale del fronte avversario e lo fa da Firenze, città simbolo della grande tradizione storica e letteraria italiana da Dante in poi. È qui che Fratelli d’Italia ha organizzato una due giorni dal titolo Spazio cultura ed è dal palco del teatro Niccolini che il titolare del Mic accusa la sinistra di pensare che «la cultura fosse roba loro». Gli dà poi dei salottieri che si occupano solo di chi abita nei centri storici: «Avevano intellettuali e li hanno persi, si sono poi affidati agli influencer, ora gli sono rimasti i comici e basta», mentre «noi abbiamo fatto un ministero del popolo della cultura, facendo uscire la cultura dalle stanze polverose dei salotti».

Giuli, di fronte a diversi big del partito, da Arianna Meloni a Giovanni Donzelli, e poi sottosegretari, deputati, sfodera tutto il suo pantheon e ricorda i simboli cari alla destra, dallo scrittore e poeta Gabriele D’Annunzio a Giovanni Gentile, il filosofo fascista. E sfoggia anche una definizione molto in stile Fratelli d’Italia: «Stiamo governando la cultura veramente da patrioti. Il 30% degli italiani oggi è rappresentato, oltre che da un governo solido e con grandi prospettive, da un’identità culturale, quella che fino a pochi anni fa era rubricata a sottocultura antisistema».

Dunque rivendica di essere stato al Vittoriale, la casa mausoleo di D’Annunzio: «Dal 1975 nessun ministro della Cultura ci era tornato». E a Giovanni Gentile vorrebbe intitolargli una rotonda a Firenze, ipotesi già rigettata da Palazzo Vecchio. «Si meriterebbe l’intitolazione di un secolo, il Novecento. Ho dato un titolo alla sindaca Sara Funaro: una rotonda sul male. Il male - secondo il ministro - è l’incapacità di comprendere tutto quello che c’è stato e rifiutarsi di intitolare una strada a un uomo che ce l’ha intitolata da una vita a Roma, non un paesello governato dall’estrema destra». Ma la prima cittadina non ha dubbi: «Finché sarò io sindaca di Firenze nessun luogo sarà dedicato a lui. Non si parla della statura filosofica di Gentile quanto del suo essere l’intellettuale del regime, rimasto fedele al fascismo fino agli ultimi giorni».

Insomma, quella di FdI è stata una due giorni all’insegna dell’offensiva nei confronti della cultura della sinistra, considerata egemone dalla destra. Dal palco Giuli, intervistato dalla vicedirettrice del Tg1, Incoronata Boccia, sciorina i dati «della realtà, più forte di ogni maldicenza. Dicevano “arrivano i Lanzichenecchi”, i visitatori dei musei nel 2024 sono al+5,4% sul 2023, ricavi +21%».

Poi replica alle critiche dell’attore Elio Germano durante la cerimonia dei David di Donatello, e anche alla comica Geppi Cucciari. «C’è una minoranza rumorosa che si impadronisce perfino dei più alti luoghi delle istituzioni italiane, il Quirinale, per cianciare in solitudine. Mi riferisco a Elio Germano», spiega Giuli: «La riforma del tax credit mica l’abbiamo voluta noi. È il frutto di una denuncia dei protagonisti dell’industria culturale del cinema. Stiamo dando una riconfigurazione, scusa Geppi se uso la parola riconfigurazione». E di cinema parla anche il direttore generale della Rai, Giampaolo Rossi: «Lo sforzo che deve essere fatto è di riuscire a concepire questo segmento industriale come strategico nell’economia e nella crescita culturale del paese».

Il ministro ne ha per tutti. Anche per la fondazione del museo Ginori di Sesto Fiorentino, dopo le polemiche seguite alla mancata riconferma del suo ex presidente, Tomaso Montanari: «È troppo importante perché non venga amministrata bene». Pronta la replica di Montanari: «Giuli sostiene di aver depoliticizzato la governance nominando Marco Corsini, un avvocato già assessore di Gianni Alemanno». Dal Mic, a loro volta, fanno notare che Corsini «ha lavorato anche con Paolo Costa del Pd».

E, sempre su Firenze, apprezza il progetto Uffizi Diffusi a tal punto da dire: «Ci immaginiamo come può essere bello avere gli Uffizi nella penisola arabica?». Una cultura di esportazione nel simbolo patriottico del made in Italy.

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