ROMA – “Le sale cinematografiche soffrono una pericolosa erosione che le sta sottraendo a città e quartieri. Circostanze obiettive penalizzano i gestori, ma non ci si può rassegnare a logiche commerciali e di mercato che non tengono in adeguata considerazione il cinema, come occasione di incontro, di ritrovo, di condivisione”.
Appello di Sergio Mattarella per salvare le sale. Nel tradizionale incontro (si fa da settant’anni) al Quirinale con i candidati al David di Donatello, gli Oscar italiani, che saranno attribuiti stasera, il Capo dello Stato ha inoltre un invito alla collaborazione tra governo e mondo del cinema.
Mattarella è un cinefilo. Cita, nel suo discorso, Roma città aperta, Amarcord di Fellini, omaggia Pupi Avati e Giuseppe Tornatore, premiati per la carriera. “Il cinema ha anche un valore sociale, come occasione di incontro, di ritrovo, di condivisione”, dice. E perciò invita “le istituzioni – sia nazionali sia locali – a governare questi processi”. In sala ci sono il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il sottosegretario Gianmarco Mazzi.
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Mattarella viene insignito di un premio speciale. “Confido che alla notizia ero piuttosto perplesso, avendo ben pochi meriti da rivendicare nel mondo del cinema. Ma l’ho accettato soltanto quando ho saputo che era stato conferito a tutti i miei più prossimi predecessori: un premio rivolto all’istituzione della presidenza della Repubblica”.
Il cinema promuove la nostra identità, in Italia e nel mondo. Va sostenuto. “Vi sono incertezze normative che non aiutano i produttori indipendenti, né gli autori più giovani. Problemi che vanno affrontati anche per evitare che si raffreddi l’interesse di produzioni estere, tornate nei nostri studi perché hanno visto nell’Italia un grande polo del cinema europeo. E’ auspicabile che istituzioni e componenti intensifichino il dialogo e cerchino soluzioni”, è l’altro appello che viene dal Quirinale. E’ noto che il rapporto tra il predecessore di Giuli, Gennaro Sangiuliano, e il mondo del cinema non sia stato esattamente facile. Spesso la destra ha dato l’idea di operare con una logica revanscista. Si può leggere l’intervento di Mattarella come una moral suasion a deporre i conflitti.
Il cinema resta del resto uno strumento per decifrare il presente. E’ un aspetto della famosa egemonia culturale a cui la destra punta sin dal suo insediamento. “Viviamo un tempo in cui tanto si sussegue con tale rapidità da risultare a volte quasi incomprensibile, come una Babele”.
Come già in passato la cerimonia è stata condotta da Geppi Cucciari. Irriverente, arguta, veloce. Raffica di battute. “Siamo al PalaSergio”, “Trump, il Papa biondo”, “sarò sobria”, “Santo subito, Sergio”, “Il signore degli Anelli è stato girato a casa Lollobrigida”, “caro Giuli, i suoi interventi possono essere ascoltati al contrario come un disco dei Black Sabbath e a volte migliorano”.
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Battute che hanno scucito risate e applausi. Ma che gli esponenti della destra, seduti in prima fila, hanno accolto con una certa rigidità. “Saluti a Geppi, che al contrario potrei chiamare Ippeg, senza fraintendimenti”, ha replicato il ministro. Giuli ha ricordato il recente decreto correttivo sul Tax credit. “Ha recepito le istanze. Adesso c’è. La dialettica anche aspra non deve farci perdere la capacità di lavorare insieme, di fare sinergia”.
Parole che non hanno convinto l’attore Elio Germano: "Meno male che c'è il presidente Mattarella – ha detto alla fine dell’incontro con il capo dello Stato - perché io ho fatto fatica invece ad ascoltare il rappresentante della cultura del nostro paese, il ministro. Non voglio esprimere la mia opinione personale – ha proseguito l’attore parlando con l’agenzia di stampa Lapresse – vorrei che il ministro si confrontasse con i diversi rappresentanti della nostra categoria. Il cinema è davvero in crisi e noi crediamo per grossa responsabilità del ministero della Cultura". Secondo Germano, "sentirci dire che le cose vanno bene, in questo modo tra l'altro bizzarro, è dal mio punto di vista fastidioso. Mi piacerebbe che invece di piazzare i loro uomini nei posti chiave come fanno i clan - ha continuato - si preoccupasse di fare il bene della nostra comunità mettendo le persone competenti nei posti giusti", incontrando i rappresentanti di categoria. "Non sono solo le armi che aumentano il Pil del paese. Da un'indagine di Cassa Depositi e Prestiti, per ogni euro investito nel cinema rientrano 3-4 euro allo Stato”.