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Gabriele Muccino: “Noi sabotati, questo è maccartismo. Ridateci il tax credit”

Gabriele Muccino 

 

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Intervista al regista: “C’era una legge che funzionava benissimo, la firmò Franceschini, ma l’ex ministro Sangiuliano l’ha voluta disintegrare”
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Gabriele Muccino, una carriera costellata di successi tra Hollywood e l’Italia, accusa il governo e il ministro della Cultura Giuli di «maccartismo» per la crociata lanciata contro il cinema e i suoi protagonisti. E rivela di aver tentato, senza successo, un approccio dialogante con Giuli (e Meloni) dopo «il disastro» compiuto dal suo predecessore Sangiuliano.

Scrisse una lettera al ministro?

«Sì, alcuni mesi fa provai a incontrare sia Meloni che il ministro Giuli perché volevo chiarire quale fosse la condizione del nostro mondo dopo le dimissioni di Sangiuliano».

Le hanno risposto?

«Sì, con una gentile lettera in cui mi si diceva che in un futuro prossimo ci saremmo incontrati. Non è successo. Posso anche capire che il presidente del Consiglio abbia cose più importanti da fare, ma il ministro Giuli dovrebbe fare questo, incontrare le categorie di cui si occupa».

Perché non lo fa?

«Giuli, come ha giustamente denunciato Elio Germano, non ci ha mai voluto incontrare perché ci vive come …

Gabriele Muccino, una carriera costellata di successi tra Hollywood e l’Italia, accusa il governo e il ministro della Cultura Giuli di «maccartismo» per la crociata lanciata contro il cinema e i suoi protagonisti. E rivela di aver tentato, senza successo, un approccio dialogante con Giuli (e Meloni) dopo «il disastro» compiuto dal suo predecessore Sangiuliano.

Scrisse una lettera al ministro?

«Sì, alcuni mesi fa provai a incontrare sia Meloni che il ministro Giuli perché volevo chiarire quale fosse la condizione del nostro mondo dopo le dimissioni di Sangiuliano».

Le hanno risposto?

«Sì, con una gentile lettera in cui mi si diceva che in un futuro prossimo ci saremmo incontrati. Non è successo. Posso anche capire che il presidente del Consiglio abbia cose più importanti da fare, ma il ministro Giuli dovrebbe fare questo, incontrare le categorie di cui si occupa».

Perché non lo fa?

«Giuli, come ha giustamente denunciato Elio Germano, non ci ha mai voluto incontrare perché ci vive come antagonisti, come comunisti che vanno isolati e sabotati».

Sabotati?

«È quello che fece Sangiuliano. Un vero e proprio sabotaggio di una legge, quella sul tax credit, che portava moltissimo lavoro. Lavoro italiano, in Italia, una cosa che dovrebbero stare a cuore a un governo come questo».

Vi sentite sotto attacco?

«È da quando c’è questo governo che contro di noi è in atto una demonizzazione molto forte, ci hanno scagliato addosso una propaganda terribile, hanno pubblicato i redditi dei cineasti, me compreso, come fossero una cosa di cui vergognarsi, un furto di Stato».

Una cosa ricorrente, ripetuta anche in questi giorni dai loro giornali, è che lo Stato finanzia film che non va a vedere nessuno. Non è così?

«È una delle tante “non verità” che vengono dette. Alcuni film vanno male al botteghino? In parte è anche vero, ma si trascura una realtà enorme che è quella delle piattaforme. Parlo per me: io ho fatto quasi sempre film di successo, il mio ultimo film invece, avendo cambiato genere, è andato piuttosto male in sala. Ma poi c’è stata la vendita alle piattaforme, la vendita negli Usa, in Sudamerica, in Spagna e vari paesi europei. Ci sono sfruttamenti commerciali di un film che vanno molto aldilà della sala, così come ci sono film che in sala nemmeno escono e vanno direttamente in piattaforma».

Resta il fatto che il cinema italiano è, anzi era, molto finanziato…

«Chiariamoci, c’era una legge che si chiamava tax credit, per cui lo Stato non dava soldi ma consentiva ai produttori di scaricare l’investimento dalle tasse per una certa percentuale. La legge di Franceschini, che Sangiuliano ha voluto disintegrare, era stata fatta per rispondere a un momento di crisi per il Covid e attirò un’enorme forza lavoro. Gli studi di Cinecittà lavoravano al completo, se volevi una troupe dovevi prenotarla sei mesi prima, non esisteva più la disoccupazione nel cinema! Dovrebbe essere il sogno di ogni governo, no?».

Perché l’hanno sabotata?

«Perché questa ideologia polverosa che addita i cineasti come comunisti. Questo che stiamo vivendo è un nuovo maccartismo».

Ieri è uscito questo appello firmato da un centinaio fra registi e attori. Non è vero che Germano “ciancia in solitudine” come ha detto Giuli?

«Dileggiare come ha fatto Giuli una categoria intera di lavoratori, un settore dell’industria, e ridurla a una compagna di comici è molto offensivo. Il ministro della cultura, invece di essere un punto di riferimento, ma vorrei dire un complice, un nostro alleato, si mette pure a farci la guerra. Il massimo».

Cosa avrebbe detto a Giuli e Meloni se l’avessero voluta incontrare?

«Che il mondo del cinema è fermo da due anni per colpa di Sangiuliano, che ha bloccato il tax credit e ha fatto fuggire tutti i produttori esteri. Oggi si sono spostati in Spagna dove il tax credit è del 45% oppure in Francia. Io vado ora a girare un film in Marocco dove non c’è tax credit ma addirittura un “tax rebate”, ovvero danno indietro il 35% dei soldi che uno investe. Volevo incontrare Giuli per creare un tavolo, una comunanza, per spiegargli che se il governo è di destra o di sinistra non importa a chi lavora».

Da Trump che si scaglia contro le università alla Kulturkampf di FdI contro il cinema, perché questo accanimento?

«Perché la cultura fa paura. È molto più facile fare propaganda con un popolo che non sa. A Joseph Goebbels, senza voler fare paragoni estremi, viene attribuita la frase “alla parola cultura metto mano alla pistola». La cultura ha sempre spaventato chi vuole il controllo assoluto».

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