Spettacoli

Gabriele Muccino: “Sto con Germano. Il cinema italiano non può soffrire incertezze e rancore”

Gabriele Muccino: “Sto con Germano. Il cinema italiano non può soffrire incertezze e rancore”

Il regista che in passato era uscito, in polemica, dalla giuria dei David di Donatello ha chiesto di rientrare dopo le prese di posizione dei colleghi di questi giorni e risponde al ministro Giuli

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Gabriele Muccino, che ha vinto un David per la regia, nel 2001 con L’ultimo bacio, nel 2020 ha deciso in polemica di uscire dalla giuria del premio più importante per il cinema italiano. Cinque anni dopo, a seguito delle discussioni nate dopo il commento di Elio Germano a margine della presentazione dei candidati al Quirinale, Muccino chiede di rientrare nell’Accademia e lo fa con un messaggio social in cui si schiera accanto ai suoi colleghi.

"Nel 2020, dopo Gli anni più belli, decisi di uscire dalla giuria dei David di Donatello. Dal 2003 (Ricordati di me), ogni mio film era stato ignorato. A un certo punto ho pensato che non aveva senso continuare a partecipare a un gioco che sembrava già scritto”.

Ora, dopo le parole coraggiose di Elio Germano e la risposta limpida di Claudio Santamaria “non è chi denuncia a essere isolato, ma chi prende decisioni senza ascoltare”, sento il bisogno di esprimere un pensiero”.

"Il nostro cinema ha raccontato l’Italia al mondo, ha vinto decine di Oscar, creato icone, ispirato generazioni – prosegue Muccino che poi si rivolge direttamente al ministro della Cultura – Oggi, ministro Giuli, dobbiamo difenderlo uniti, senza ideologie. L’arte non è né di destra né di sinistra. È libera. È fragile. È necessaria. Per questo, senza polemica ma con convinzione, vorrei tornare a far parte della giuria dei David e al dialogo che avevo cercato tempo fa con Lei, per dire chi siamo, cos’è davvero questa “industria del cinema”, e quante migliaia di persone ci lavorano ogni giorno. In fondo sono anche tante tasse che finiscono nelle tasche dello Stato.Ma come sta il cinema italiano? Sta male e sta bene. Un’industria non può soffrire di incertezze continue o della diffidenza o rancore di chi rappresenta la Cultura nel nostro Paese. C’è ancora domani è stato proiettato in 28.256 sale in Cina. Credo non sia mai successo nella storia. E allora chiedo: siamo davvero solo una compagnia di “comici”? Siamo ancora un’industria creativa capace di stupire il mondo.Il cinema è una polaroid in movimento. Ci dice chi siamo stati, chi siamo e chi potremo essere. È una macchina del tempo e dello spazio che ci trasporta in luoghi fisici ed emotivi dove non andremmo mai altrimenti. Liberiamoci delle ideologie polverose, ossidate, obsolete, uniamo i nostri sguardi, e portiamoli verso un unico orizzonte comune”.

Anche Pupi Avati che quest’anno ha avuto il premio alla carriera, aveva ricordato quell’edizione in cui Muccino era arrivato alla premiazione dei David con dieci candidature ed era tornato a casa senza riconoscimenti.

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