“Nessun dorma”, canta il tenore. Sergio Mattarella l’ascolta in sala e poi una volta sul palco rilancia la celebre invocazione della Turandot: «Potrebbe applicarsi alla nostra Unione», dice a proposito dell’Europa ferma sulle gambe. Poi lancia un appello all’azione: «È urgente, direi prioritario, che l’Europa agisca, perché stare fermi non è più un’opzione». Auditorium del convento di San Francesco, Coimbra. Simposio Cotec, il vertice dei presidenti della Repubblica di Italia, Portogallo e Spagna. Titolo: Call to action.
Quello del presidente della Repubblica e dell’ex premier Mario Draghi sono gli interventi più attesi della giornata. Quattro anni fa Mattarella scelse Draghi come presidente del Consiglio. L’altro giorno hanno viaggiato insieme sull’aereo da Roma. Draghi era presente, martedì, quando Mattarella è stato insignito di un dottorato in economia dalla locale università. Una sintonia che resiste all’urto degli anni. Il loro europeismo appassionato ed urgente emerge anche qui…
“Nessun dorma”, canta il tenore. Sergio Mattarella l’ascolta in sala e poi una volta sul palco rilancia la celebre invocazione della Turandot: «Potrebbe applicarsi alla nostra Unione», dice a proposito dell’Europa ferma sulle gambe. Poi lancia un appello all’azione: «È urgente, direi prioritario, che l’Europa agisca, perché stare fermi non è più un’opzione». Auditorium del convento di San Francesco, Coimbra. Simposio Cotec, il vertice dei presidenti della Repubblica di Italia, Portogallo e Spagna. Titolo: Call to action.
Quello del presidente della Repubblica e dell’ex premier Mario Draghi sono gli interventi più attesi della giornata. Quattro anni fa Mattarella scelse Draghi come presidente del Consiglio. L’altro giorno hanno viaggiato insieme sull’aereo da Roma. Draghi era presente, martedì, quando Mattarella è stato insignito di un dottorato in economia dalla locale università. Una sintonia che resiste all’urto degli anni. Il loro europeismo appassionato ed urgente emerge anche qui, con interventi che, nella sostanza, potrebbero essere sovrapponibili. I nostri salari sono calati inesorabilmente, fa notare Draghi, riecheggiando le parole di Mattarella nel suo discorso del Primo maggio. E lo stesso avviene sulla difesa comune e sulla competitività.
«Siamo in ritardo, in rincorsa rispetto agli eventi e dobbiamo, di conseguenza, avvertirne l’urgenza», dice Mattarella a proposito dell’esercito europeo. Ricorda che se ne parla dal lontano 1952. Sottolinea che ci fu un acceso dibattito tra il 1998 e il 2000. Siamo ancora ai propositi. Questo nulla di fatto «ben esemplifica le conseguenze dell’inazione e delle ingiustificate ritrosie a procedere lungo il cammino dell’integrazione. Non è difficile immaginare quale sarebbe oggi la condizione dell’Unione, di fronte al mutato contesto geopolitico, se avessimo scelto a suo tempo di compiere quel salto di qualità politico nel processo di integrazione».
Quella che ha di fronte l’Europa, in questo tempo nuovo, «è una sfida epocale, ricorda il presidente della Repubblica. «I rischi dell’immobilismo, ben identificati nel Rapporto Draghi e nel Rapporto Letta, e le ipotetiche conseguenze per l’Europa, in termini di arretramento nelle condizioni materiali di benessere diffuso o di un allontanamento irreversibile dalla frontiera tecnologica».
«È un momento storico difficile». Ma «l’Europa non può rischiare di stare al palo». Bisogna attrarre talenti, «capitale umano, competente e adeguatamente formato». Come? «Grazie anche a nuovi investimenti in infrastrutture e programmi sperimentali comuni». Poi Mattarella spiega come immagina i campi nei quali dispiegare «la strategia industriale per il rilancio della competitività». Ovvero: robotica avanzata, intelligenza artificiale generativa, sperimentazioni per la produzione di energia pulita, biotecnologie, aerospazio.
Serve sicurezza negli approvvigionamenti. «Stringere accordi con partner affidabili per assicurare forniture stabili». Ma non bisogna abbattersi. Occorre «restituire fiducia ai mercati». E guardare al futuro con ottimismo.
Ottimismo è una parola chiave nel discorso pubblico del presidente. Nel senso che anche i moniti più severi, e le denunce più acuminate, debbono contenere anche un elemento di serena valutazione delle cose. Infatti dice che «senza sottovalutare la gravità della situazione abbiamo il dovere – oltre che molte buone ragioni – di restare ottimisti. L’Unione si erge su solide fondamenta: un’economia di mercato aperta alla concorrenza e agli scambi internazionali, un sistema di banche centrali indipendente, un quadro giuridico stabile e affidabile, uno Stato di diritto saldamente ancorato a una convinta tradizione democratica, politiche di redistribuzione attive ispirate al principio di solidarietà». Mattarella la chiama «l’eccezionalità europea». Bisogna «esserne orgogliosi», spiega. L’Europa è sinonimo di democrazia. Un valore inestimabile, che talvolta dimentichiamo.