ROMA – Per Matteo Salvini non finisce qui. Il giorno dopo lo stop del Quirinale al passaggio del decreto Infrastrutture che modificava i controlli antimafia per il ponte sullo Stretto, il ministro dei Trasporti rilancia. Alza i toni. Soprattutto, profila uno scontro con il Colle, che contrapporrebbe il potere legislativo alla massima autorità dello Stato. Il tentativo — per ora solo minacciato, perché gli alleati del Carroccio sono oltremodo freddi — è di resuscitare per via parlamentare quanto cassato dalla presidenza della Repubblica. La Lega l’ha detto chiaro ieri sera, al termine di una giornata tribolata: «Riproporremo in Aula» l’articolo che assegnava la competenza dei controlli antimafia sul ponte a una struttura speciale del Viminale, diretta da un prefetto. Tutto in deroga alle norme ordinarie.
ROMA – Per Matteo Salvini non finisce qui. Il giorno dopo lo stop del Quirinale al passaggio del decreto Infrastrutture che modificava i controlli antimafia per il ponte sullo Stretto, il ministro dei Trasporti rilancia. Alza i toni. Soprattutto, profila uno scontro con il Colle, che contrapporrebbe il potere legislativo alla massima autorità dello Stato. Il tentativo — per ora solo minacciato, perché gli alleati del Carroccio sono oltremodo freddi — è di resuscitare per via parlamentare quanto cassato dalla presidenza della Repubblica. La Lega l’ha detto chiaro ieri sera, al termine di una giornata tribolata: «Riproporremo in Aula» l’articolo che assegnava la competenza dei controlli antimafia sul ponte a una struttura speciale del Viminale, diretta da un prefetto. Tutto in deroga alle norme ordinarie.
Il vicepremier leghista fa capire che non mollerà la presa già di mattina. Quando «fonti del Mit» chiedono alle Camere di «valutare l’importanza di alcune integrazioni», a partire dalle modifiche dei «controlli antimafia». I salviniani citano anche altri ministeri, che avrebbero lavorato alla norma depennata. Vengono menzionati due dicasteri di FdI, come la Difesa di Guido Crosetto e la Giustizia di Carlo Nordio. Nessuno dei due ministri interviene a sostegno del lumbard, però. Anzi dalla Difesa raccontano di non avere «mai visto o discusso» questo articolo «prima che arrivasse in Cdm». Come dire: noi non c’entriamo. È la spia di un disagio diffuso, tra i “fratelli”. Che sale fino alla premier, che certo non vuole incidenti con il Colle. Anche perché l’esclusione dell’articolo sulle deroghe antimafia era stata condivisa dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Anche Forza Italia non si mette in scia alla Lega. Interpellato, il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, spiega che «bisogna essere realisti: vedremo la discussione in Parlamento, certo, ma il Quirinale ha facoltà di intervenire e non si può che prenderne atto». Inutile tentare rilanci, che non hanno chance di riuscita.
Dopo la nota leghista, è il Colle a intervenire direttamente. Con una precisazione ufficiale. Primo punto: «La norma sui controlli antimafia non era contenuta nel testo preventivamente inviato al Quirinale, ma è apparsa poche ore prima della riunione del Consiglio dei ministri». La legislazione in vigore poi, si legge nel comunicato del Quirinale, già «contempla norme antimafia rigorose per le opere come il ponte di Messina. La norma proposta prevedeva invece una procedura speciale — adottata finora soltanto in casi di emergenza, come i terremoti, o di eventi speciali, come le Olimpiadi — che non risulta affatto più severa delle norme ordinarie». E ancora: «Basti ricordare che la procedura speciale che veniva proposta autorizza anche a derogare ad alcune norme previste dal codice antimafia, deroghe non consentite dalle regole ordinarie per le opere strategiche di interesse nazionale», come il Ponte.
Salvini però non ne vuol sapere. Si intesta, stavolta direttamente, la sfida in Parlamento. «Chiederemo il massimo del rigore», annuncia di pomeriggio, a margine di un cantiere a Genova. «Lo avevamo messo in decreto, più potere al ministero dell’Interno e alle Prefetture per verificare che non ci siano infiltrazioni. Per me era importante, ma qualcuno l’ha vista in maniera diversa». Il Colle. Poi la sfida, appunto: «Vorrà dire che sarà il Parlamento a mettere il massimo delle garanzie».
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che lunedì aveva illustrato accanto a Salvini la norma bocciata, è più diplomatico. Evasivo. «Rilievi del Colle? Non li conosco. L’importante è fare tutto quello su cui siamo d’accordo. I controlli preventivi antimafia siano puntuali, fatti come sempre dal ministero dell’Interno». Stop. Meloni non interviene pubblicamente. «Ma non può tacere, nel momento in cui il suo vicepremier attacca il Quirinale», punge il Pd con Chiara Braga.
La nota che smentisce il Mit
Quanto al coinvolgimento della Difesa nella norma sui controlli antimafia, il Mit stamattina ha smentito seccamente: “Il Mit non ha mai citato i ministeri di Difesa e Giustizia a proposito del decreto infrastrutture con riferimento alla norma sul rafforzamento dei controlli anti-mafia, come sorprendentemente scritto da la Repubblica. Ma ieri il Ministero dei Trasporti aveva diffuso questa nota: “Il Mit auspica fortemente che il Parlamento possa valutare l’importanza di alcune integrazioni, a partire dal rafforzamento dei controlli anti-mafia sul Ponte sullo Stretto a cui hanno già lavorato i Ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, con l’apporto dei Ministeri dell’Economia, della Difesa e della Giustizia”.