Caccia, la rivolta delle associazioni contro la riforma Lollobrigida: “E’ un ddl ammazza natura”
di Ernesto FerraraROMA – Per 9 intervistati su 10 la salvaguardia di habitat e specie deve essere una priorità dell’agenda politica. E sette italiani su 10 respingono l'idea di riforma della caccia che prende forma dalla bozza di disegno di legge del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Sono i dati che emergono dal sondaggio effettuato da Swg per conto della Lipu dal titolo “Rapporto degli italiani con la biodiversità e l'avifauna”, presentato sabato all'assemblea dei soci della Lega italiana protezione uccelli. Un’indagine che solleva l’ira del ministro Lollobrigida che parla di “falsità”. Ma le associazioni anti-caccia, dal Wwf alla Lipu, dalla Lav a Legambiente insieme al M5S rilanciano e convocano una mobilitazione per fermare il “ddl sparatutto” e “ammazza natura”. Con tanto di petizione.
La rilevazione di Swg investiga il rapporto degli italiani con la natura e l’avifauna. Interrogando gli intervistati anche sulla riforma della caccia proposta dal governo Meloni. Bocciatura su tut…
ROMA – Per 9 intervistati su 10 la salvaguardia di habitat e specie deve essere una priorità dell’agenda politica. E sette italiani su 10 respingono l'idea di riforma della caccia che prende forma dalla bozza di disegno di legge del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Sono i dati che emergono dal sondaggio effettuato da Swg per conto della Lipu dal titolo “Rapporto degli italiani con la biodiversità e l'avifauna”, presentato sabato all'assemblea dei soci della Lega italiana protezione uccelli. Un’indagine che solleva l’ira del ministro Lollobrigida che parla di “falsità”. Ma le associazioni anti-caccia, dal Wwf alla Lipu, dalla Lav a Legambiente insieme al M5S rilanciano e convocano una mobilitazione per fermare il “ddl sparatutto” e “ammazza natura”. Con tanto di petizione.
La rilevazione di Swg investiga il rapporto degli italiani con la natura e l’avifauna. Interrogando gli intervistati anche sulla riforma della caccia proposta dal governo Meloni. Bocciatura su tutta la linea, dicono i dati. Il quesito sulla caccia è stato posto il 21 maggio con metodologia Cawi, su un campione di 1200 soggetti maggiorenni e rappresentante della popolazione reale di riferimento. Il 69% degli intervistati si dichiara d'accordo o molto d'accordo che l'unica riforma possibile della normativa in oggetto sia a favore dell'aumento delle tutele per la natura, contro lo 0,9% che dissente. E ancora, soltanto l'1,4% degli italiani ritiene che la legge attuale preveda troppe limitazioni per i cacciatori, giustificandone una riforma in senso filovenatorio. "I dati del sondaggio - afferma il presidente della Lipu, Alessandro Polinori - dicono un risultato di 70 a 1 a favore delle tutele per la natura e fanno capire l'umore degli italiani su questa materia. Il divario tra pro natura e filo caccia è peraltro destinato a crescere man mano che il progetto di riforma del governo dovesse effettivamente andare avanti. Per questo - conclude il presidente della Lipu - stiamo per trasmettere i dati del sondaggio alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Lollobrigida e Pichetto Fratin, affinché possano farsi un'idea più chiara di cosa pensi già oggi il Paese e trarne le conseguenze”.
Lollobrigida non ci sta: “Per come è stato proposto il sondaggio al campione, sorprende che non sia il 100% contrario alla riforma. C'è stata una battaglia mediatica da parte di animalisti e ambientalisti basata su un testo che non è definitivo e in qualche caso basata su veline create ad arte per confondere. Se avessero chiesto a me se si può sparare in spiaggia o cacciare in modo non regolato, anche io mi sarei dichiarato contrario. Le modifiche alla legge 157 che regola la salvaguardia della fauna e l'attività venatoria avverranno in Parlamento, sarà un intervento equilibrato e seguirà le regole della Costituzione" dice Lollobrigida, titolare del dicastero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. "Fa sorridere - prosegue - che partiti che hanno chiesto in Parlamento la riforma della 157, sono atti ufficiali ed è facile verificare, ora ne difendano integralmente il testo. La coerenza non è del loro mondo", conclude.
Di cosa si parla? Lollobrigida sta lavorando ad una potenziale modifica - fatta di 18 articoli - della legge dell'11 febbraio 1992, la numero 157, che regola l'attività venatoria in Italia ma che da tempo, dopo 33 anni, i cacciatori chiedono di rivedere. Secondo quanto fin qui trapelato uno dei punti chiave della modifica è il possibile allungamento, di fatto, del calendario venatorio. Oggi si caccia in Italia dalla terza domenica di settembre sino al 31 gennaio, poi inizia la stagione migratoria e la caccia va sospesa. Eventuali allungamenti della stagione finora erano soggetti a pareri vincolanti dell'Ispra, l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale. Con le modifiche, l'Ispra verrebbe messa da parte per lasciare più potere decisionale alle Regioni, che potrebbero consentire un eventuale allungamento. Inoltre, la riforma impone uno stop obbligatorio alla caccia per più di tre giorni a settimana (nei martedì e venerdì) ma anche qui verrà lasciata alle Regioni la facoltà di assegnare liberamente i tre giorni settimanali consentiti.
Il secondo punto chiave riguarda i richiami vivi, ovvero tutte quelle specie di uccelli che vengono catturate e usate, nelle gabbie, per attrarre altri esemplari da cacciare. Dal 2014, dopo una procedura di infrazione aperta dall'Europa nei confronti dell'Italia, c'è stato un forte freno a questa pratica: ora però la modifica della 157 punta a riaprire gli impianti di cattura dei richiami vivi e le specie che possono essere catturate passano da 7 a 47, inoltre verranno eliminati limiti al possesso di uccelli da richiamo provenienti da allevamento.
Altro passaggio importante è sulle armi consentite tra cui "fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce, di calibro non superiore al 12, semiautomatici con caricatore di massimo due cartucce (calibro non oltre il 12), e fucili a canna rigata con caricatore omologato (calibro minimo 5,6 mm). Sono consentiti anche fucili combinati, archi e falchi". In caso di caccia al cinghiale il caricatore dei fucili a ripetizione può contenere fino a cinque cartucce.
Ci sarà poi una apertura possibile all'eventuale caccia nelle aree demaniali, che oggi includono - in termini generali - anche spiagge, foreste, zone dunali o praterie, ad esempio. Inoltre verranno cancellati limiti alla costruzione di nuovi appostamenti fissi di caccia e verrà riconosciuta la licenza ai cittadini stranieri (senza obbligatoria formazione sulle regole italiane). In più, come recita il testo in bozza, tra i punti più innovativi c'è il fatto che "gli imprenditori agricoli, nonché i proprietari e i conduttori dei fondi, purché siano muniti di licenza per l’esercizio venatorio (…) possono, previa istanza, essere autorizzati, dalla Regione o dalla Provincia autonoma, a svolgere le attività di controllo della specie cinghiale”. Norme per agevolare la caccia di fatto.