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La normativa

Ddl caccia, cosa prevede: dal calendario venatorio alle armi, il no degli animalisti

© 2022 Vincenzo Izzo
© 2022 Vincenzo Izzo 

Con l'idea di Lollobrigida di ritorno ai richiami vivi, allungamento della caccia e accantonamento dell'Ispra, infuriano le polemiche sul Ddl Caccia. Il presidente di Federcaccia racconta: "La riforma serve. E dove ci siamo noi, c'è gestione del territorio". Risponde la Lipu: "Balle, questa è una bomba che porterà a morte animali"

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Da una parte i cacciatori e il governo che ha messo nero su bianco molte delle loro richieste, dall'altra ambientalisti e animalisti. In mezzo: la natura e gli animali. In queste ore è in corso una vera e propria battaglia tutta incentrata su una bozza: è quella del Ddl Caccia, ovvero la potenziale modifica - fatta di 18 articoli - della legge dell'11 febbraio 1992, la numero 157, che regola l'attività venatoria in Italia ma che da tempo, dopo 33 anni, i cacciatori chiedono di rivedere.

Una premessa è doverosa: la fase attuale è quella della predisposizione e si ragiona solo su una bozza - trapelata tra giornalisti e associazioni ambientaliste dopo che è stata mostrata a federazioni e associazioni della caccia e alle regioni - e non si parla dunque di nessuna decisione definitiva, ma di fase pre-discussione, l'inizio di un percorso che potrebbe presto essere discusso in Parlamento.

Nel testo, messo a punto dal Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, con tanto di relazione tecnica, ci sono passaggi che per il mondo della caccia sono "necessari", mentre per quello degli ambientalisti sono delle "bombe distruttive".

Cosa prevede la bozza del DDL CACCIA

Uno dei punti chiave della modifica è il possibile allungamento, di fatto, del calendario venatorio. Oggi si caccia in Italia dalla terza domenica di settembre sino al 31 gennaio, poi inizia la stagione migratoria e la caccia va sospesa. Eventuali allungamenti della stagione finora erano soggetti a pareri vincolanti dell'Ispra, l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale. Con le modifiche, l'Ispra verrebbe messa da parte per lasciare più potere decisionale alle Regioni, che potrebbero consentire un eventuale allungamento. Inoltre, la riforma impone uno stop obbligatorio alla caccia per più di tre giorni a settimana (nei martedì e venerdì) ma anche qui verrà lasciata alle Regioni la facoltà di assegnare liberamente i tre giorni settimanali consentiti.

Il secondo punto chiave riguarda i richiami vivi, ovvero tutte quelle specie di uccelli che vengono catturate e usate, nelle gabbie, per attrarre altri esemplari da cacciare. Dal 2014, dopo una procedura di infrazione aperta dall'Europa nei confronti dell'Italia, c'è stato un forte freno a questa pratica: ora però la modifica della 157 punta a riaprire gli impianti di cattura dei richiami vivi e le specie che possono essere catturate passano da 7 a 47, inoltre verranno eliminati limiti al possesso di uccelli da richiamo provenienti da allevamento.

Altro passaggio importante è sulle armi consentite tra cui "fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce, di calibro non superiore al 12, semiautomatici con caricatore di massimo due cartucce (calibro non oltre il 12), e fucili a canna rigata con caricatore omologato (calibro minimo 5,6 mm). Sono consentiti anche fucili combinati, archi e falchi". In caso di caccia al cinghiale il caricatore dei fucili a ripetizione può contenere fino a cinque cartucce.

Ci sarà poi una apertura possibile all'eventuale caccia nelle aree demaniali, che oggi includono - in termini generali - anche spiagge, foreste, zone dunali o praterie, ad esempio.Inoltre verranno cancellati limiti alla costruzione di nuovi appostamenti fissi di caccia e verrà riconosciuta la licenza ai cittadini stranieri (senza obbligatoria formazione sulle regole italiane).

In più, come recita il testo in bozza, tra i punti più innovativi c'è il fatto che "gli imprenditori agricoli, nonché i proprietari e i conduttori dei fondi, purché siano muniti di licenza per l’esercizio venatorio (…) possono, previa istanza, essere autorizzati, dalla Regione o dalla Provincia autonoma, a svolgere le attività di controllo della specie cinghiale" e siccome cacciare ha dei costi sostenuti, sarà loro consentito trattenere gli animali abbattuti, previa analisi igienico-sanitaria. Infine vari passaggi consentono la caccia di notte; in aree private; e lasciano spazio alle Regioni di poter ridurre determinate aree protette e si parla anche di sanzioni fino a 900 euro per chi protesta contro le uccisioni di animali durante le attività di controllo.

Lo scontro e l'appello di Giovanni Storti

Quando è uscita la bozza immediatamente si sono consolidate due fazioni: da una parte associazioni come ENPA, LAC, LAV, Lipu e WWF Italia ma anche Legambiente che parlano di proposta irricevibile e di "passo indietro di 60 anni", con forti minacce per animali e natura. Dall'altra la cabina di regia del mondo venatorio (Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUU Migratoristi, Italcaccia e il CNCN) che invece accusa gli oppositori di "falsità ideologiche" e di "fake news", come "l'idea che da domani cacceremo tutti sulle spiagge" e, sostenendo il ministro Lollobrigida, chiedono di andare avanti nella speranza di ottenere un via libera alle modifiche entro settembre quando si tornerà a sparare.

Nel frattempo, decine di influencer green e ambientalisti hanno rilanciato sui social appelli contro il Ddl, ispirati soprattutto dal video di Giovanni Storti di Aldo, Giovanni e Giacomo che si chiede come si possa dare fiducia a un governo che vuole implementare la caccia.

Il presidente di Federcaccia, Buconi: "Una riforma necessaria"

Intervistato sulla questione, il presidente Massimo Buconi di Federcaccia sostiene che "ci sono varie bozze, ma non c'è nulla di definitivo e ufficiale. Si tratta di un percorso che il ministro Lollobrigida ha individuato e sta portando avanti". Secondo i cacciatori "un aggiornamento e la riforma della 157 sono necessari perché per esempio prima non si affrontava la questione cinghiale. Noi vogliamo una caccia di gestione e protezione della fauna selvatica. Se prendiamo un oasi dove c'è divieto di caccia spesso oggi non c'è gestione e talvolta, se facciamo censimenti, sono persino meno le coppie di germani che nidificano in quelle con divieti rispetto a quelle zone dove è consentita la caccia, perché noi facciamo anche tutela e gestione del territorio, perché ci curiamo dei canneti, del controllo dei predatori, dei livelli dell'acqua". Buconi sostiene che dal 1992 in Italia c'è solo uno scontro favorevoli-contrari sulla caccia. "Non si dialoga, invece noi vogliamo dialogo. Ma come si fa a dire caccia in spiaggia? Cosa vuol dire, che domani un cittadino al mare si trova accanto al fucile? Dai, c'è molta ideologia e falsità, invece vogliamo confronto, includendo per esempio anche agricoltori nella gestione della fauna selvatica, cosa di cui non si discute. La riforma è doverosa per rispondere ai problemi attuali, pensiamo alla questione della peste suina o ai continui conflitti nei tribunali ad ogni stagione venatoria. Noi promuoviamo sostenibilità e rispetto della biodiversità e chiediamo nuove norme per questo".

Chiediamo se, come sembra, su richiami vivi e allungamento del calendario venatorio il Ddl è in contrasto con l'Europa."Mi rifiuto di pensare che essendo una normativa di governo e ministeri possa essere in contrasto con la normativa europea". Poi, spiega che dipende anche da "come interpretiamo certe cose, come la Direttiva uccelli. Viene vietata la caccia durante le migrazioni: è sacrosanto. Però chi dice con esattezza quando gli uccelli migrano? Non possiamo pensare che a stabilirlo sia un solo punto di vista, dell'Ispra: servirebbe invece un comitato scientifico che includa più enti di ricerca, associazioni, ma anche citizen scientist e regioni".

Infine, chiosa Buconi, "serve dialogo, anche con chi si oppone. Sediamoci a un tavolo serio di confronto: il compromesso è una rivoluzione positiva. Ma deve accadere con aperture, non solo dei no. Avere nuove regole per la caccia, come gestione, serve a tutti".

Danilo Selvaggi, presidente Lipu: "Una bomba negativa. L'Ue la fermerà"

"Io non credo che avranno via libera dalla Commissione Europea - attacca il presidente Lipu, Danilo Selvaggi - perchè ci sono troppi punti che non sono accettabili. Mi riferisco alla questione richiami vivi, improponibile, per cui c'è già stata una procedura di infrazione, oppure quella alla stagione venatoria: vogliono togliere parere vincolante dell'Ispra nella stagione migratoria quando però l'Europa ci ricorda che è vietato di cacciare. L'Europa davvero consentirà che siano solo le stesse Regioni a regolarsi?". Con la nuova riforma, "si finirà con le Regioni che fanno proroghe fino al 20 febbraio, una cosa folle, una ricetta per il disastro e per la morte degli uccelli. Solo questi due temi - su cui i cacciatori fanno pressione - sono due bombe, due disastri impossibili da accettare". Idem per "la questione delle aree demaniali.

Puntano al controllo armato ampliando i territori, sino alle spiagge, dove poter cacciare, basandosi sempre sulla questione delle specie in sovrannumero o sventolando frasi fatte come gestione della biodiversità e sostenibilità. Ma di cosa stiamo parlando? Non c'è nessuna evidenza scientifica, sono solo modi per avallare più caccia e per accontentare le due grandi squadre di cacciatori, che non si amano: i migratoristi e i cinghialisti. Invece questa riforma accontenterebbe entrambi, mettendoli finalmente d'accordo".

In più c'è la questione piombo: "Più caccia significa più tonnellate di piombo nei territori italiani, elemento che inquina e mette a rischio i nostri ecosistemi. Una vera riforma dovrebbe porre limiti al bracconaggio, preoccuparsi delle specie a rischio, invece questa fa il contrario: stavamo andando a 140 km all'ora investendo tutto e ora aumentiamo persino la velocità".Selvaggi sostiene che "quel testo è esattamente quello che la classe venatoria, oggi di basso livello, voleva fosse scritto e il ministero lo ha fatto. In passato c'era più etica, oggi invece una deriva culturale spaventosa a cui il governo ha ceduto". Ma secondo il presidente della Lipu "la Commissione europea fermerà questo testo che è estremo e sono convinto che le persone si opporranno. In questa settimana sto ricevendo tantissimi messaggi della comunità scientifica, sono tutti molto preoccupati: si è andati oltre, dobbiamo farci sentire".