Se non fosse che, dopotutto, è sempre una festa e Roma, là sotto al tramonto, è sempre Roma, il ricevimento al Quirinale per il 2 giugno quest’anno si sarebbe detto velato da una certa mestizia. Saranno state le dure parole del capo dello Stato sulla situazione a Gaza, girate rapidamente su tutti i telefonini, ma c’era poco voglia di stupire e di lasciarsi andare a battute. A occhio contribuiva anche la lista degli invitati, con poco spettacolo (intraviste Paola Cortellesi, Geppi Cucciari, Claudia Gerini) e più politica&economia.
Anche Giorgia Meloni, arrivata scortata dalle sue corazziere personali Patrizia Scurti e la sorella Arianna, sembrava meno in vena del solito: «Sto come una pazza». Un fugace approccio con Elly Schlein si risolve in una cortese ma fredda stretta di mano. La premier allunga la destra per prima: «Buonasera, come stai?». «Ciao, bene grazie». Tutto qua. Con Angelo Bonelli, che alla Camera gliene ha appena dette di tutti i colori, Meloni è appena meno formal…
Se non fosse che, dopotutto, è sempre una festa e Roma, là sotto al tramonto, è sempre Roma, il ricevimento al Quirinale per il 2 giugno quest’anno si sarebbe detto velato da una certa mestizia. Saranno state le dure parole del capo dello Stato sulla situazione a Gaza, girate rapidamente su tutti i telefonini, ma c’era poco voglia di stupire e di lasciarsi andare a battute. A occhio contribuiva anche la lista degli invitati, con poco spettacolo (intraviste Paola Cortellesi, Geppi Cucciari, Claudia Gerini) e più politica&economia.
Anche Giorgia Meloni, arrivata scortata dalle sue corazziere personali Patrizia Scurti e la sorella Arianna, sembrava meno in vena del solito: «Sto come una pazza». Un fugace approccio con Elly Schlein si risolve in una cortese ma fredda stretta di mano. La premier allunga la destra per prima: «Buonasera, come stai?». «Ciao, bene grazie». Tutto qua. Con Angelo Bonelli, che alla Camera gliene ha appena dette di tutti i colori, Meloni è appena meno formale. Gli fa con la mano “toc toc”, a mimare il video referendario della coppia Bonelli&Fratoianni, poi si rivolge alla signora Bonelli: «Mi dovete invitare per un gelato».
Niente politica, nessuno ha voglia di litigare in casa Mattarella. Schlein è l’unica che parla di Gaza e fa notare alla vicina Chiara Braga che «il Presidente ha parlato di “focolare” palestinese», usando la stessa espressione della famosa dichiarazione Balfour del 1917 che portò alla nascita di Israele. Sottigliezze tra secchione. Poi la segretaria racconta che la sera prima è andata al Circo Massimo ad ascoltare il concerto di Liberato, di cui la sua compagna Paola «è una grande fan». Pochi passi più in là c’è la tragedia personale di Ignazio La Russa, in lutto come tutti gli interisti dopo la finale di Monaco: «Li abbiamo fatti vincere mandando in campo dei figuranti, così Macron è contento». Di buon auspicio in vista del faccia a faccia Meloni-Macron domani a palazzo Chigi.
Qualche tavolino più in là il ministro Guido Crosetto incrocia il giornalista Corrado Formigli. E scherza sul divieto di andare a Piazzapulita imposto da Meloni a tutti i suoi ministri: «Ciao Corrado, è bello incontrarti fuori dallo studio». A dieci metri di distanza, Maurizio Gasparri dileggia Giovanni Donzelli: «Finalmente ti sei tagliato quella barbetta da adolescente, in tv non ti si poteva vedere». La moglie di Donzelli non concorda: «Così sembra un bambino, più giovane di me». I due politici poi si fanno seri e abbassano la voce: «Dobbiamo parlare. I leghisti — sussurra il forzista al responsabile organizzazione di FdI — hanno già presentato le firme in Val D’Aosta. Si preannuncia un bel un casino». «Chiamami in settimana». Poi anche qui si passa all’Inter. Gasparri è colpito da un dettaglio: «Ho acceso il tg e ho sentito la cronaca degli scontri in Francia fatta da… Sangiuliano! Chi l’avrebbe mai detto un anno fa».
Carlo Calenda se ne sta per i fatti suoi con la moglie Violante e Matteo Richetti. Matteo Renzi sembra una sposa e passa di tavolo in tavolo. Si ferma a un capannello con Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Luigi Di Maio. Una riunione del campo largo. Renzi è in buona: passa un deputato 5S e lo ferma per rubargli la spilletta del movimento che tiene al bavero. Chi sembra un pesce fuor d’acqua, lontano ormai nelle brume di Bruxelles, è il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto. Che ricorda i tempi andati della sua scommessa politica, quando passò da Forza Italia a Fratelli d’Italia: «All’inizio “loro” erano un gruppo chiuso, mi guardavano con sospetto. Tutti tranne Giorgia. Poi piano piano si sono aperti. Io invece sono sempre rimasto fermo come un semaforo, sempre democristiano, sono loro a essere cambiati». E detto da lui è un complimento.