L’operaia: “Abolito l’articolo 18 ci siamo ritrovati tutti precari”
di Valentina ConteROMA – Giovane, donna, operaia, meridionale. Un cocktail perfetto per la precarietà. E ne ha vissuta parecchia Amalia, 25 anni, nome di fantasia, dopo il liceo. Perché al Sud le opportunità sono poche e davvero mal pagate.
Amalia, com’è iniziato il suo percorso nel mondo del lavoro?
«Ho iniziato in un villaggio turistico: niente orari, paga bassa, zero diritti, ambiente poco pulito. Poi, come spesso capita, finisci in un bar. Ma anche lì, dopo anni, neanche 800 euro al mese».
Come è arrivata alla fabbrica?
«Un giorno, il suggerimento di un amico: “Porta il curriculum alle agenzie interinali. Cercano sempre qualcuno”. Ed era vero».
Operaia metalmeccanica. Un lavoro d’altri tempi.
«Ma no, non è vero. La fabbrica esiste ancora in Italia. E quando non è piccola e si lavora in sicurezza, non è niente male».
Si considera fortunata?
«Sì. L’azienda si sta espandendo, usa gli incentivi che ci sono al Sud per assumere giovani e donne, ci tiene ai suoi dipendenti. Ho tutti i disposi…
ROMA – Giovane, donna, operaia, meridionale. Un cocktail perfetto per la precarietà. E ne ha vissuta parecchia Amalia, 25 anni, nome di fantasia, dopo il liceo. Perché al Sud le opportunità sono poche e davvero mal pagate.
Amalia, com’è iniziato il suo percorso nel mondo del lavoro?
«Ho iniziato in un villaggio turistico: niente orari, paga bassa, zero diritti, ambiente poco pulito. Poi, come spesso capita, finisci in un bar. Ma anche lì, dopo anni, neanche 800 euro al mese».
Come è arrivata alla fabbrica?
«Un giorno, il suggerimento di un amico: “Porta il curriculum alle agenzie interinali. Cercano sempre qualcuno”. Ed era vero».
Operaia metalmeccanica. Un lavoro d’altri tempi.
«Ma no, non è vero. La fabbrica esiste ancora in Italia. E quando non è piccola e si lavora in sicurezza, non è niente male».
Si considera fortunata?
«Sì. L’azienda si sta espandendo, usa gli incentivi che ci sono al Sud per assumere giovani e donne, ci tiene ai suoi dipendenti. Ho tutti i dispositivi di sicurezza previsti dalla legge: guanti anti taglio, maschere, tute anti acido, scarpe anti infortunistica. Devo assemblare componenti delicate, dalla fibra di vetro al carbonio e alla resina. Ma tutti devono saper far tutto».
Anche la retribuzione è buona?
«La paga di una turnista. Con due o tre notti a settimana arrivo a 1.700-1.800 euro netti al mese. Non poco. E da quando, un anno fa, mi hanno stabilizzata, io e il mio compagno abbiamo chiesto un mutuo e ci siamo comprati una casa».
Quando ha sentito parlare per la prima volta dell’articolo 18?
«Sono sincera, non sapevo cosa fosse. Poi qualche collega mi ha detto: “Ma lo sai che se l’azienda ti licenzia, anche senza motivo, tu non sarai mai reintegrata perché non hai l’articolo 18?”. Mi sono informata. È proprio così».
Come l’ha vissuta?
«Pensavo fosse così e basta. Poi sono arrivati i referendum».
Non tutti sanno che si vota.
«Nel mio piccolo paese siamo pieni di manifesti. Sui social se ne discute molto. E in fabbrica abbiamo fatto tante assemblee. Ho scoperto così che un terzo di noi ha la protezione dell’articolo 18 e due terzi, i più giovani assunti dopo il 2015, no. Non è giusto».
Cosa la preoccupa?
«Ho cominciato a pensare al mio mutuo. Al mio desiderio di futuro e di famiglia. Cosa succede se a un certo punto mi mandano a casa senza motivo? Dove la trovo un’altra fabbrica al Sud? E una fabbrica dove prendono una donna, un’operaia? E se mi succede quando non sono più così tanto giovane?».
Andrà a votare l’8 e 9 giugno?
«Io sono sempre andata a votare: è un diritto e me lo tengo. Questa volta ci andrò con ancora più convinzione: cinque sì. In fabbrica da me, quasi tutti voteranno. Anche se c’è qualche perplessità sul quinto quesito, quello sulla cittadinanza. Per il resto, anche chi ha l’articolo 18 perché assunto prima del 2015 dirà sì per i suoi figli e nipoti. La posta in palio è altissima».
Cosa ne pensa della premier Meloni che andrà al seggio ma non ritirerà le schede?
«Scioccante, senza senso. A questo punto meglio non andare. Ma sarà un boomerang. Come per tutti quelli che al governo invitano all’astensione. Vengono scimmiottati pure dai fashion blogger! Se dici a un giovane di non fare una cosa, beh forse la fa. Specie se è precario. Io ci credo».