ROMA – Chissà che stavolta non sia, finalmente, la volta buona. Chissà se la maggioranza — che sin qui sul fine vita ha gettato la palla in tribuna — non abbia capito che rinviare sulla pelle dei malati non è più possibile, occorre accelerare, arrivare a un testo condiviso.
«Serve una legge nazionale: noi siamo disponibili al dialogo ma non a fare passi indietro rispetto alla sentenza della Consulta», avverte Elly Schlein, parlando a un convegno sulle norme toscane che disciplinano l’accesso al suicidio medicalmente assistito. «È un tema lacerante», replica a distanza il ministro Luca Ciriani: «Io non ho la ricetta, ma credo che il Parlamento debba dare una risposta di serietà, evitando almeno su questo lo scontro politico». Un’apertura utile forse a sgretolare il muro eretto dalla destra per impedire una qualsivoglia regolamentazione del fine vita, a dispetto dei ripetuti richiami della Corte costituzionale.
Non sarà tuttavia facile stringere un patto bipartisan. «Ci sono dei paletti…
ROMA – Chissà che stavolta non sia, finalmente, la volta buona. Chissà se la maggioranza — che sin qui sul fine vita ha gettato la palla in tribuna — non abbia capito che rinviare sulla pelle dei malati non è più possibile, occorre accelerare, arrivare a un testo condiviso.
«Serve una legge nazionale: noi siamo disponibili al dialogo ma non a fare passi indietro rispetto alla sentenza della Consulta», avverte Elly Schlein, parlando a un convegno sulle norme toscane che disciplinano l’accesso al suicidio medicalmente assistito. «È un tema lacerante», replica a distanza il ministro Luca Ciriani: «Io non ho la ricetta, ma credo che il Parlamento debba dare una risposta di serietà, evitando almeno su questo lo scontro politico». Un’apertura utile forse a sgretolare il muro eretto dalla destra per impedire una qualsivoglia regolamentazione del fine vita, a dispetto dei ripetuti richiami della Corte costituzionale.
Non sarà tuttavia facile stringere un patto bipartisan. «Ci sono dei paletti sui quali non si può retrocedere», precisa la segretaria del Pd: «Sulle cure palliative c’è una legge che va applicata fino in fondo, ma riteniamo sbagliata l’idea di poter fare a meno del Servizio sanitario nazionale. La Consulta è stata chiara, il suo ruolo è fondamentale e noi non saremmo d’accordo a lasciare spazio al privato». Uno punto cruciale, su cui FdI è del parere opposto.
Eppure bastava ascoltare Beppino Englaro per capire l’urgenza di una legge: «Per quattro anni abbiamo avuto il deserto come interlocutori. Per portare avanti la scelta di Eluana abbiamo dovuto fare tre volte la corte d’appello, poi la Consulta e abbiamo avuto risposta dopo 15 anni e 9 mesi: 5mila 770 giorni». Un calvario: «Il Parlamento è stato invitato a legiferare ma non ha fatto niente» finché, prosegue Englaro, «non hanno avuto l’ardire di sollevare un conflitto di attribuzione e abbiamo dovuto ricominciare un altro iter. L’allora premier Berlusconi ha chiesto di bloccare tutto e chi aveva accanto? Udite udite, Giorgia Meloni». Naturale perciò che la destra si metta di traverso. Come pure la Cei. «La vita va difesa tutta: dal suo inizio alla fine», il monito del cardinal Zuppi. La strada resta in salita