Paralizzare in Parlamento l’attività della Commissione. E assestare un colpo a Ursula von der Leyen a settembre prossimo, in occasione del cosiddetto discorso sullo “Stato dell’Unione”. È questa la minaccia che il Pse - e ora anche i liberali di Renew - sta muovendo contro Ursula von der Leyen. L’accusa, dopo la richiesta di ritirare la direttiva sul greenwashing, il provvedimento contro le false informazioni sulla sostenibilità dei prodotti venduti, riguarda la tendenza della presidente dell’esecutivo a privilegiare il rapporto con il Ppe e con la destra dell’Ecr piuttosto che con i socialisti e liberale che fanno parte della maggioranza politica che l’ha eletta. E allora S&D e Renew vogliono ora mettere sulla bilancia i loro 211 seggi nell’Eurocamera. E sono convinti che senza quei voti sarà difficile completare qualsiasi iter legislativo. Lo faranno capire già in occasione della prossima sessione plenaria di Strasburgo. Ma il disegno si concentra sul dibattito sullo “Stato dell’Unione” a settembre che vedrà l’intervento di von der Leyen volto a illustrare gli obiettivi annuali dell’Ue.
L’idea non è presentare una mozione di censura (ossia di sfiducia) che difficilmente sarà approvata perché servirebbero i due terzi dei partecipanti al voto e comunque la maggioranza assoluta dei 720 parlamentari. Ma una mozione sulla base dell’articolo 149 del regolamento con cui prendere le distanze dalle scelte della Commissione. Sarebbe comunque un colpo per la leader di Palazzo Berlaymont e sancirebbe la spaccatura della sua maggioranza tradizionale. In gioco c’è anche il “RearmEu”, il piano per finanziare l’acquisto di armi. Che, dopo il no del Parlamento alla procedura di approvazione rapida, dovrà essere vagliato dall’aula di Strasburgo. E la posizione assunta dalla presidente del Parlamento europeo, la popolare Roberta Metsola, favorevole difendere le prerogative degli eurodeputati, viene letto come un primo segnale di von der Leyen volto a rassicurare i socialisti. La presidente della Commissione, infatti, si sta già muovendo per evitare l’impasse. Che si ripercuoterebbe anche nel Consiglio. E qualcosa dovrà cedere a Pse e Renew.
"Non siamo disposti ad accettare una politica dei due forni – ha avvertito oggi la segretaria del Pd, Elly Schlein, nel corso del presummit del Pse – da parte del Partito Popolare europeo e della presidente della Commissione Ursula von der Leyen". La leader democratica ha sottolineato che “i nostri voti non possono essere dati per scontati: abbiamo delle priorità, vogliamo dei segnali chiari, perché non è possibile accettare che qualcuno pensa che ci siano due diverse maggioranze a seconda dei propri bisogni, non è così e su questo noi saremo netti e molto chiari". Anche la capogruppo di S&D, Iratxe Garcia Perez, che ieri ha incontrato la presidente della Commissione, ha avvisato che "così non si può andare avanti, siamo la seconda famiglia dentro al Parlamento europeo, quindi i nostri voti contano”.
Renew è sulla stessa linea. "Il Ppe – ha detto l’eurodeputato Sandro Gozi - guarda sempre più all'estrema destra. La questione va posta e il chiarimento politico va fatto. Von der Leyen si sente vincolata dalla maggioranza che l'ha eletta o ne vuole costruire un'altra? Noi siamo radicalmente alternativi all’estrema destra".
La segretaria dem oggi ha poi difeso il premier spagnolo Sanchez per la linea assunta al vertice Nato contro l’aumento della spesa militare al 5 per cento del Pil e ha chiesto di sospendere subito l’accordo Ue-Israele.