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Dazi, mossa degli Usa: rinvio e controproposta. “Ecco le condizioni”

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt 

 

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Parigi e Berlino divise su tariffe “asimmetriche” da applicare subito. Il tycoon chiude l’accordo con la Cina: “La prossima è l’India”
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BRUXELLES – «Se avete bisogno ancora di tempo, è possibile pensare alla proroga della sospensione». Ieri gli Stati Uniti hanno trasmesso all’Europa la loro ultima proposta per raggiungere un accordo sui dazi nel giorno in cui Donald Trump ha annunciato i guadagni per gli Usa grazie alle tariffe: «Abbiamo incassato 88 miliardi», ha spiegato il leader sottolineando — pur senza entrare nei dettagli — anche di aver raggiunto un accordo commerciale con la Cina. «E l’India potrebbe essere la prossima».

Diverso il discorso con l’Europa. La lettera inviata ieri da Washington a Bruxelles è arrivata con una postilla: pensateci, il 9 luglio non è una data ultimativa per far scattare le tariffe pesantissime annunciate ad aprile da Donald Trump. «Forse — ha confermato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt — la scadenza di luglio potrebbe essere prorogata, ma è una decisione che spetta al presidente». Un documento che, secondo la commissione, andrebbe a delineare «un accordo provvisor…

BRUXELLES – «Se avete bisogno ancora di tempo, è possibile pensare alla proroga della sospensione». Ieri gli Stati Uniti hanno trasmesso all’Europa la loro ultima proposta per raggiungere un accordo sui dazi nel giorno in cui Donald Trump ha annunciato i guadagni per gli Usa grazie alle tariffe: «Abbiamo incassato 88 miliardi», ha spiegato il leader sottolineando — pur senza entrare nei dettagli — anche di aver raggiunto un accordo commerciale con la Cina. «E l’India potrebbe essere la prossima».

Diverso il discorso con l’Europa. La lettera inviata ieri da Washington a Bruxelles è arrivata con una postilla: pensateci, il 9 luglio non è una data ultimativa per far scattare le tariffe pesantissime annunciate ad aprile da Donald Trump. «Forse — ha confermato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt — la scadenza di luglio potrebbe essere prorogata, ma è una decisione che spetta al presidente». Un documento che, secondo la commissione, andrebbe a delineare «un accordo provvisorio» tra le controparti.

Ma il punto, di cui hanno discusso i leader nella cena di ieri sera a conclusione del Consiglio europeo, è che nella controproposta americana ci sono moltissimi aspetti che rischiano di mettere in difficoltà l’economia dell’Eurozona. Nelle settimane scorse, infatti, il Commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, aveva proposto un dazio lineare del 10 per cento. Nei contatti informali, gli Usa avevano fatto capire che quella soglia sarebbe potuta andare bene se “asimmetrica”. Ossia l’ammontare complessivo della tassa sarebbe dovuta essere inferiore per l’Europa. E quindi l’Ue non avrebbe dovuto toccare il settore dei servizi, nel quale il saldo americano è molto positivo. Sui beni materiali, invece, poiché l’Europa esporta di più, pagherebbe anche di più. Ma il presidente americano non vuole compensazioni. Anzi, nella lettera spedita e arrivata ieri a Palazzo Berlaymont — non a caso dopo l’accordo sull’aumento delle spese militari della Nato — non solo si conferma il 10 per cento “asimmetrico” ma si prevedono tariffe superiori in varia misura su altri prodotti. Per di più il cambio euro-dollaro che sta apprezzando la divisa europea rappresenta un ulteriore fattore di difficoltà per le aziende che esportano negli States.

L’interrogativo posto ieri sera dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, riguardava non solo la risposta da dare all’“amico americano”. Ma anche quanto i 27 Paesi siano disponibili a tirare la corda e quindi a mettere sul tavolo la possibilità di non raggiungere un accordo. E su questo punto le divisioni all’interno dell’Unione si sono manifestate con grandissima evidenza: posizionando da una parte la Francia e dall’altra la Germania.

Il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron, è infatti convinto che non si possa accettare la proposta statunitense. Che il 10 per cento costituisce una soglia ragionevole se accompagnata da formule compensative per l’export europeo. Anche perché nel pacchetto formulato dalla Casa Bianca sono presenti almeno due clausole che spostano ulteriormente l’ago della bilancia: l’acquisto maggiorato di gas liquido americano e quello di armi prodotte negli Usa. Un elemento, quest’ultimo, già implicitamente contenuto nell’accordo Nato sull’aumento al 5 per cento del Pil delle spese per la difesa. Il combinato di tutti questi dati, per la Francia è dunque da respingere. E infatti il commissario francese agli Affari interni, Stéphane Séjourné, è stato netto: «Una cosa è certa: abbiamo bisogno di un accordo equilibrato, che difenda gli interessi della nostra industria europea e sia positivo per la nostra economia. Stiamo lavorando sodo, nonostante molta irrazionalità dall’altra parte dell’Atlantico».

Di tutt’altro tenore la linea tedesca. La Germania spinge per un’intesa rapida quasi a ogni costo. «Sostengo la Commissione in tutti i suoi sforzi — ha sottolineato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz — per raggiungere rapidamente un accordo commerciale con gli Stati Uniti. Voglio che facciamo decollare il Mercosur e che concludiamo ulteriori accordi commerciali. L’Europa ha davanti a sé settimane e mesi cruciali».

Anche l’Italia punta ad un accordo in tempi brevi. Il governo Meloni non vuole punti di attrito con il tycoon. Una delle soluzioni prospettate consiste nella definizione a luglio di una piattaforma sui principi generali. Per poi scendere nel dettaglio successivamente. Sfruttando così l’ulteriore proroga che sospende i “vecchi” dazi. Ma la partita non è ancora chiusa. E l’opzione di rinviare tutto a settembre non è solo teorica.

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