Sulla scaletta dell’aereo Elly Schlein risponde al telefono dopo una giornata di festa per le strade di Budapest: «Il Pride è stato una straordinaria risposta popolare, la migliore che ci potesse essere all’autoritarismo di Orbán». Oltre 200 mila persone sono scese in piazza, il popolo ungherese si è fatto sentire e «adesso il premier ungherese e i governi europei di destra, compreso quello italiano, non possono non tenerne conto».
La delegazione S&D ha sfilato compatta. La segretaria dem in mattinata ha anche incontrato la stampa al fianco della presidente del gruppo al Parlamento europeo, Iratxe Garcia Perez, quando ancora non si sapeva che non ci sarebbero stati disordini, nonostante il divieto di manifestare e l’estrema destra che ha bloccato una strada. Poi ha camminato per le vie di Budapest, per raggiungere il corteo, insieme anche alla vicepresidente del Pse Kati Piri.
«Siamo qui per la libertà e la democrazia. Tu non puoi vietare l’amore per legge. Non puoi cancellare l…
Sulla scaletta dell’aereo Elly Schlein risponde al telefono dopo una giornata di festa per le strade di Budapest: «Il Pride è stato una straordinaria risposta popolare, la migliore che ci potesse essere all’autoritarismo di Orbán». Oltre 200 mila persone sono scese in piazza, il popolo ungherese si è fatto sentire e «adesso il premier ungherese e i governi europei di destra, compreso quello italiano, non possono non tenerne conto».
La delegazione S&D ha sfilato compatta. La segretaria dem in mattinata ha anche incontrato la stampa al fianco della presidente del gruppo al Parlamento europeo, Iratxe Garcia Perez, quando ancora non si sapeva che non ci sarebbero stati disordini, nonostante il divieto di manifestare e l’estrema destra che ha bloccato una strada. Poi ha camminato per le vie di Budapest, per raggiungere il corteo, insieme anche alla vicepresidente del Pse Kati Piri.
«Siamo qui per la libertà e la democrazia. Tu non puoi vietare l’amore per legge. Non puoi cancellare l’identità delle persone, il nostro corpo, siamo persone abbiamo diretti. Vietare il Pride è una violazione dei diritti costituzionali europei», ha detto Schlein quasi rivolgendosi direttamente a Orbán. E poi, prima di rientrare in Italia, la leader del primo partito di opposizione manda anche un messaggio alla premier: «Giorgia Meloni anche in questa occasione è riuscita a non dire una parola in difesa della democrazia e delle persone».
Per chi c’era, la presidente del Consiglio è rimasta fuori dalla storia. Invece dello spezzone italiano del corteo, quello delle associazioni come il Circolo Mario Mieli, fanno parte anche gli oltre 70 europarlamentari tra Socialisti e democratici, liberali di Renew e dei Green. Schlein con i parlamentari europei Alessandro Zan, responsabile diritti nella segreteria nazionale Pd, Annalisa Corrado, Cecilia Strada e Brando Benifei, è accolta da un coro: «Elly, Elly». Il timore delle sanzioni non ferma la gioia di essere a Budapest per sostenere i diritti della comunità Lgbtq+, lì dove sono vietati. La segretaria e Carlo Calenda di Renew Europe si stringono in abbraccio tra canti e balli.
Il leader di Azione spiega di essere in piazza «per dire sì all’Europa dei diritti e no all’Europa di Orbán». Anche Calenda invita Meloni a «dire parole chiare» sull’assurdità di vietare una manifestazione in un Paese dell’Unione.
A Budapest «sventolano bandiere arcobaleno e dell’Ucraina, i nemici di Orbán», dice il responsabile esteri di Italia Viva Ivan Scalfarotto, sottolineando che la manifestazione è stata sempre «gioiosa» e senza «disordini».
Presente anche il Movimento 5 Stelle con Alessandra Maiorino, Marco Croatti, Gabriella Di Girolamo, Elisa Pirro e l’eurodeputata Carolina Morace. A fine giornata notano come «la risposta dell’Europa sana, quella che non arretra davanti all’intolleranza, sia arrivata forte e chiara: nessun passo indietro sui diritti, nessun silenzio complice di fronte alla repressione».
La sintesi viene dall’europarlamentare Alessandro Zan: «A Budapest un fiume di persone ha sfilato contro il divieto di Orbán al Pride. Ma Meloni, ancora una volta, è rimasta in silenzio. Non riesce proprio ad affrancarsi dai suoi amici sovranisti. Si è schierata dalla parte sbagliata della storia». Per Riccardo Magi e Matteo Hallissey di +Europa: «Il divieto non è solo un attacco a una comunità, ma un attacco alle libertà personali». E Avs aggiunge che a Budapest è andata in scena «una resistenza democratica».
Nel centrodestra si distingue, seppur in modo molto cauto Forza Italia: «Siamo assolutamente convinti che i diritti civili siano un valore da difendere», spiega Alessandro Cattaneo, ma nessuno da queste parti ha scelto di essere a Budapest, dove invece è stata intonata Bella ciao, anche da Schlein in mezzo alla folla, ormai canzone di riferimento per diverse forme di resistenza.