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Giuli alla festa di Cinecittà, ma resta il gelo con Borgonzoni

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Dopo l’addio di Sbarigia il ministro e la sottosegretaria alla Cultura provano a negare dissapori. L’esponente del Carroccio: “Facciamo tutto assieme”. Piccolotti (Avs): “Vogliamo che lui venga a chiarire in Aula cosa accade”
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Ciak, si gira. Il set d’altra parte non potrebbe essere dei migliori: gli studios di Cinecittà appena decapitati al vertice, ma rinnovati grazie ai fondi del Pnrr che qui, a differenza che altrove, «sono stati già quasi tutti impegnati, i lavori procedono spediti e si concluderanno nei tempi stabiliti, entro la primavera del ‘26», garantisce l’ad Manuela Cacciamani. Voluta da Fratelli d’Italia e perciò fra i pochi sopravvissuti al repulisti ordito al dicastero della Cultura.

Titolo del film: Guerra e pace. La prima, vera, combattuta nelle segrete stanze del Collegio romano per la gestione del cinema tricolore. L’altra, finta, inscenata ieri fra le scenografie di cartapesta e i nuovi teatri di posa ancora in costruzione. Protagonisti: il ministro meloniano Alessandro Giu…

Ciak, si gira. Il set d’altra parte non potrebbe essere dei migliori: gli studios di Cinecittà appena decapitati al vertice, ma rinnovati grazie ai fondi del Pnrr che qui, a differenza che altrove, «sono stati già quasi tutti impegnati, i lavori procedono spediti e si concluderanno nei tempi stabiliti, entro la primavera del ‘26», garantisce l’ad Manuela Cacciamani. Voluta da Fratelli d’Italia e perciò fra i pochi sopravvissuti al repulisti ordito al dicastero della Cultura.

Titolo del film: Guerra e pace. La prima, vera, combattuta nelle segrete stanze del Collegio romano per la gestione del cinema tricolore. L’altra, finta, inscenata ieri fra le scenografie di cartapesta e i nuovi teatri di posa ancora in costruzione. Protagonisti: il ministro meloniano Alessandro Giuli e la sua sottosegretaria con delega al cinema Lucia Borgonzoni. Che il giorno dopo le dimissioni irrevocabili rassegnate dalla presidente della società, Chiara Sbarigia, si presentano insieme, sorridenti e gelidi, a visitare i cantieri e a tagliare nastri. Per smentire ogni dissapore, smontare ricostruzioni «malevole e fantasiose», dimostrare che va tutto bene madama la marchesa. «Parlate tanto di liti e di discussioni, ma le cose fra noi funzionano perché a differenza di quello che qualcuno spera, io e Alessandro lavoriamo assieme, facciamo tutto assieme», sorride la leghista. «Lucia non è mai stata esclusa da nessun tavolo né alcun dossier, mi avete mai sentito dire una cosa del genere?», si schermisce Giuli.

Sulla carovana di golf car prenotate per l’occasione, in tour per i viali della Hollywood sul Tevere, i due si guardano appena, scambiano si è no un paio di battute, rispondono ai giornalisti in capannelli separati. Giusto per la foto ufficiale si avvicinano, il ministro in doppiopetto nero come l’umore, pendant con il prendisole della sua vice. Recitano a soggetto e si vede. «Non è accaduto nulla di irrituale, ora godiamoci la festa», taglia corto Giuli a proposito dell’improvviso addio di Sbarigia, che adesso toccherà al Tesoro sostituire. «Ci sono comunicati pubblici, tutto è avvenuto alla luce del sole». Eppure l’addio notificato nella notte, a poche ore dalla visita ministeriale sulla Via Tuscolana, autorizza più di un’illazione. E infatti.

«Venga a spiegare in Parlamento», chiedono in coro le opposizioni. Per il M5S è necessario «fare piena luce» su «consulenze opache e contratti per garantire “buona stampa” alla sottosegretaria Borgonzoni». La stessa richiesta di Elisabetta Piccolotti, che adombra «il sospetto di un vero e proprio verminaio dentro al ministero fatto di veti incrociati, lotta di potere e giri di poltrone. Per questo», annuncia la deputata di Avs, «abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare urgente: il ministro venga subito a riferire in aula su quanto sta accadendo. È vero che c’è la sua mano dietro le dimissioni della presidente di Cinecittà? Serve trasparenza e serve soprattutto rispetto delle istituzioni».

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