Cultura, altre dimissioni: lascia Borrelli, dg del cinema per il caso tax credit. E Giuli diserta lo Strega
di Giovanna VitaleAlessandro Giuli
Lo smemorato di Meridiano zero, dal nome del movimento neofascista in cui da ragazzo ha militato, senza mai rinnegarlo. Nella sua furia iconoclasta contro ogni istituzione, festival culturale o premio letterario anche solo vagamente sospettato di simpatie per il centrosinistra, Alessandro Giuli è scivolato su quello più prestigioso di tutti: lo Strega.
Intercettato alla Camera prima del question time sui vari pasticci — dal tax credit al caos Cinecittà — che hanno ormai trasformato il Collegio Romano in una sentina di veleni e rancori, il ministro meloniano si è scagliato contro la storica kermesse in programma questa sera al museo etrusco di Villa Giulia. Grave l’accusa: aver snobbato proprio chi avrebbe dovuto essere l’ospite più atteso e omaggiato. «Sono stato sì invitato alla serata del premio Strega», premette Giuli per annunciare la sua defezione, «però, a differenza del passato, dalla Fondazione Bellonci non ho più ricevuto alcun segnale, né un libro candidato, dopo la mia nomi…
Lo smemorato di Meridiano zero, dal nome del movimento neofascista in cui da ragazzo ha militato, senza mai rinnegarlo. Nella sua furia iconoclasta contro ogni istituzione, festival culturale o premio letterario anche solo vagamente sospettato di simpatie per il centrosinistra, Alessandro Giuli è scivolato su quello più prestigioso di tutti: lo Strega.
Intercettato alla Camera prima del question time sui vari pasticci — dal tax credit al caos Cinecittà — che hanno ormai trasformato il Collegio Romano in una sentina di veleni e rancori, il ministro meloniano si è scagliato contro la storica kermesse in programma questa sera al museo etrusco di Villa Giulia. Grave l’accusa: aver snobbato proprio chi avrebbe dovuto essere l’ospite più atteso e omaggiato. «Sono stato sì invitato alla serata del premio Strega», premette Giuli per annunciare la sua defezione, «però, a differenza del passato, dalla Fondazione Bellonci non ho più ricevuto alcun segnale, né un libro candidato, dopo la mia nomina a ministro della Cultura. Ed è un po’ curioso che uno debba andare alla premiazione non avendo ricevuto i libri che vanno letti per essere votati. Forse come ministro, da Amico della domenica, sono diventato nemico della domenica», ironizza. Ergo: «Non sarò presente. Mi dedico a cercare fondi europei per la cultura andando a parlare con il mio omologo tedesco in Germania». Dispetto che rivendica pure: «Non sono neanche giurato, non ho più alcun titolo, ma il perché dovreste chiederlo alla Fondazione Bellonci», polemizza.
Uno sfregio: non è normale che un ministro della Cultura decida di attaccare una kermesse così importante e per di più di disertare. Oltretutto fondato non su una svista degli organizzatori bensì su una sua dimenticanza. Fu difatti proprio Giuli, dopo essere subentrato a Sangiuliano, a voler uscire dagli Amici della domenica: il gruppo di 400 personalità — fra cui editori, giornalisti, scrittori, politici — che ogni anno decretano il libro vincitore. Come a stretto giro non manca di ricordare il direttore della Fondazione: «Non gli abbiamo inviato i libri perché chiediamo agli editori di spedirli unicamente alla giuria dello Strega, da cui Giuli si è dimesso il giorno stesso della sua nomina al ministero della Cultura», spiega Stefano Petrocchi. «Saremo felici di farlo in futuro», aggiunge. Magari per la prossima edizione del premio, quella dell’ottantesimo compleanno: «Saremo felici di riaccoglierlo», tende la mano il direttore. Deciso a scongiurare lo scontro: «Qualora volesse tornare a far parte della giuria ne saremmo onorati».
Tanto basta per scatenare le opposizioni: «A forza di inseguire polemiche, Giuli finisce per inciampare nel suo stesso risentimento», tuona il Pd, citando la lettera con cui si dimise dalla giuria. «Anche lo Strega piomba nel magma della propaganda di questo governo che odia la cultura» rincara il M5S. Uno scivolone che costringe il ministero a correre ai ripari. E siccome la miglior difesa è l’attacco, imprecisate fonti del Collegio Romano denunciano la «sgrammaticatura istituzionale», mentre Fratelli d’Italia, senza sprezzo del ridicolo, parla di «esclusione di Giuli che ha il sapore dell’epurazione». Nessun accenno al suo vuoto di memoria, anzi. «La Fondazione Bellonci, chissà per quale motivo, non ha pensato né di reinvitarlo in veste di ministro a far parte della giuria, né di inviargli i libri della dozzina, o della cinquina dei finalisti in vista della serata conclusiva», insistono. Di sicuro, concludono le fonti, «Petrocchi ha declassato lo Strega, allontanandolo dal suo naturale referente istituzionale». Parole che somigliano molto a una minaccia.
Fatto sta che la bufera finisce per oscurare lo show di Giuli al question time in aula. Dove annuncia di voler trasformare il tax credit in «un incentivo a prova di truffa», accusando le opposizioni: «Con voi arrivava Kauffman (il duplice omicida di Villa Pamphili, ndr), con noi Mel Gibson».
Nella notte il nuovo colpo di scena: le dimissioni del direttore generale cinema e audiovisivo Nicola Borrelli confermano lo scontro al ministero. Il ministro prende atto, lo ringrazia con un comunicato "e gli rinnova la propria stima per il lavoro svolto fin qui". Non sono indicate le cause delle dimissioni.
Su Cinecittà però, Giuli rigetta «tutte le ricostruzioni scandalistiche» per giurare: «Io credo a Lucia Borgonzoni», la sottosegretaria leghista con cui i rapporti sono pessimi. Mentre sui tagli ai finanziamenti di festival e teatri considerati vicini alla sinistra si trincera dietro le decisioni delle «commissioni tecniche che sono indipendenti». Ma nominate per lo più dal suo ministero. Il dem Matteo Orfini glielo dice chiaro: «Voi le usate come un manganello per punire alcune realtà artistiche e favorire chi è più amico del governo».