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Vertice per l’Ucraina, leader in campo per la ricostruzione. Incognita sui fondi

Volodymyr Zelensky

 

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Gli incontri partono con diverse assenze dei leader E il dialogo per la pace è fermo al palo
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ROMA – La ripartenza ucraina sotto le bombe. Da domani, Roma ospita per due giorni la grande scommessa occidentale sulla costruzione del futuro di un Paese che da più di tre anni cerca in tutti i modi di conservare un presente. In una settimana Mosca ha spedito sui cieli ucraini «1.270 droni, 39 missili e un migliaio di bombe plananti», denunciava lunedì il presidente Volodymyr Zelensky appena prima di partire per l’Italia. Ci saranno anche lui e signora, a Roma: più di quattromila presenze attese, cento delegazioni ufficiali e 16 capi di Stato, 40 organizzazioni internazionali e altrettanti ministri, «duemila aziende un quarto delle quali italiane» per la “Conferenza sulla ripresa dell’Ucraina” alla Nuvola di Fuxsas.

Gli organizzatori vogliono superare il precedente di Berlino, che un anno fa in questa fiera itinerante del grande business della futura ricostruzione ucraina ha raccolto impegni di investimenti per 16,5 miliardi di euro. Briciole sulle macerie: secondo stime «ottimistic…

ROMA – La ripartenza ucraina sotto le bombe. Da domani, Roma ospita per due giorni la grande scommessa occidentale sulla costruzione del futuro di un Paese che da più di tre anni cerca in tutti i modi di conservare un presente. In una settimana Mosca ha spedito sui cieli ucraini «1.270 droni, 39 missili e un migliaio di bombe plananti», denunciava lunedì il presidente Volodymyr Zelensky appena prima di partire per l’Italia. Ci saranno anche lui e signora, a Roma: più di quattromila presenze attese, cento delegazioni ufficiali e 16 capi di Stato, 40 organizzazioni internazionali e altrettanti ministri, «duemila aziende un quarto delle quali italiane» per la “Conferenza sulla ripresa dell’Ucraina” alla Nuvola di Fuxsas.

Gli organizzatori vogliono superare il precedente di Berlino, che un anno fa in questa fiera itinerante del grande business della futura ricostruzione ucraina ha raccolto impegni di investimenti per 16,5 miliardi di euro. Briciole sulle macerie: secondo stime «ottimistiche» saranno necessari «almeno 500 miliardi» per rimettere in piedi il Paese.

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La Farnesina — che ha raccolto il testimone dalla Germania e lo consegnerà alla Polonia per l’edizione del 2026 — per organizzarla ha messo in piedi una task force guidata dal vicepremier Antonio Tajani e diretta dall’ex ambasciatore a Kiev, Davide La Cecilia. Dal bilaterale politico di aprile 2023 a quello economico di novembre 2024, dalla conferenza di marzo a Milano sugli investimenti privati a quella di aprile a Kiev sul “capitale umano”; e poi a Bruxelles e Verona su riforme e «dimensione locale», l’Italia si è giocata il suo jolly per un ruolo da protagonista a fine guerra. Quel jolly è domani.

Ma le «quattro dimensioni di Berlino» su cui si articola la Conferenza (le stesse, cioè, dell’edizione tedesca: “settore privato” e “capitale umano”, “dimensione locale” e “riforme e adesione alla Ue”) partono con qualche inciampo nelle presenze dei leader, vista la simultanea riunione dei “volenterosi”; e sotto l’incudine delle notizie dal fronte, in drammatica contraddizione con una «ripresa ucraina» vincolata a una pace dispersa. I negoziati sono fermi al palo, e le speranze sono piuttosto quelle di un riarmo.

Alla Conferenza l’Italia annuncerà comunque nuovi fondi per 326,5 milioni di euro per la resilienza energetica e la salute, la riabilitazione e il ripristino delle infrastrutture critiche. «Una parte della ricostruzione si può già mettere in atto — dice La Cecilia in un’intervista a Agenzia Nova — in termini di sostegno alla resilienza e alle infrastrutture energetiche, o nella riabilitazione e sminamento delle zone liberate». Per il resto è un sogno che ha il sapore di una pace lontana. Roma, in particolare, punta dritto su Odessa, la più italiana delle città ucraine, l’unica in cui è nato un consolato onorario: verranno firmati accordi «per 45 milioni» tra sistemi di irrigazione e investimenti sul patrimonio culturale. Ma un giorno sì e uno no la Perla del Mar Nero è sotto le bombe russe.

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