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Almasri, Nordio sotto assedio: “Dimissioni? Balle, io corretto”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio

 (ansa)

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Il ministro si difende dopo le notizie che smontano la sua versione sulla liberazione del libico. “I nostri atti smentiscono i giornali”. L’opposizione: “Si dimetta, ha mentito al Parlamento”
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Roma – Non illudetevi, resto al mio posto». Non molla e rilancia, Carlo Nordio, il ministro di nuovo sotto assedio per il caso del torturatore libico Almasri, mai consegnato alla Corte penale internazionale e riconsegnato nottetempo, lo scorso 21 gennaio, dal governo italiano alla Libia. «Quello che ho letto sono falsità. Le vostre richieste di dimissioni? Balle», teorizza il Guardasigilli in Senato di fronte alle opposizioni che lo accusano di aver mentito al Parlamento e al Paese. È la sua prima uscita, dopo le indiscrezioni su quella mail della sua capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, agli atti dell’inchiesta del Tribunale dei ministri — che lo vede indagato, insieme con la premier Meloni, con Mantovano e Piantedosi — da cui emergerebbero contraddizioni e menzogne che oggi inguaiano, almeno politicamente, il vertice di via Arenula. Insomma: il ministero era stato informato la domenica 19, come emerge da quella mail, oppure lunedì 20, troppo tardi, come Nordio dichiarò in Parlamento…

Roma – Non illudetevi, resto al mio posto». Non molla e rilancia, Carlo Nordio, il ministro di nuovo sotto assedio per il caso del torturatore libico Almasri, mai consegnato alla Corte penale internazionale e riconsegnato nottetempo, lo scorso 21 gennaio, dal governo italiano alla Libia. «Quello che ho letto sono falsità. Le vostre richieste di dimissioni? Balle», teorizza il Guardasigilli in Senato di fronte alle opposizioni che lo accusano di aver mentito al Parlamento e al Paese. È la sua prima uscita, dopo le indiscrezioni su quella mail della sua capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, agli atti dell’inchiesta del Tribunale dei ministri — che lo vede indagato, insieme con la premier Meloni, con Mantovano e Piantedosi — da cui emergerebbero contraddizioni e menzogne che oggi inguaiano, almeno politicamente, il vertice di via Arenula. Insomma: il ministero era stato informato la domenica 19, come emerge da quella mail, oppure lunedì 20, troppo tardi, come Nordio dichiarò in Parlamento?

Lui non ci sta. Al mattino, dalla conferenza romana sull’Ucraina, sbotta, indica quasi il complotto: «Gli atti che noi abbiamo smentiscono i giornali, vogliono fermare una riforma epocale sulla giustizia e provano a intimidirci». Nel pomeriggio, durante il question time sul Senato, ostenta più sorrisi, e come dubitare d’altro canto che Palazzo Chigi gli copra le spalle (seppur dietro l’ irritazione per pasticci e mosse maldestre con cui hanno eseguito).

In privato, Nordio giura che di quella mail non sapeva nulla, se esiste davvero, non ne è stato informato. In pubblico, dall’aula di Palazzo Madama, durante il question-time, respinge le richieste di dimissioni: proprio in tutte le lingue. Nell’inglese di Churchill, «lui direbbe wishful thinking: un pio desiderio»; in latino da Tito Livio, «Hic manebimus optime», resterò ottimamente. Usa perfino il pesante slang del comandante Usa che qualche storico ricorda: «Cosa disse il generale McAuliffe all’avanzata nazista di Bastogne? Nuts». Balle, traduce per difetto lo stesso Nordio. Carosello di citazioni che non scioglie nessuna domanda: e alimenta gli attacchi dell’opposizione.

Nordio “vittima” di macchinose ricostruzioni, insomma: è la linea condivisa nella war room, sull’asse Palazzo Chigi-via Arenula e la strategia della senatrice Giulia Bongiorno, potente legale dei ministri. Eppure fonti qualificate confermano che il ministero sapeva tutto, Nordio temeva lo scandalo al punto che sabato scorso cancella d’improvviso la partecipazione al talk estivo nella masseria di Vespa, in Puglia. Dettagli riservati. Mentre lo show del ministro in aula alimenta le proteste a sinistra. «Se Nordio sapeva e non ha detto la verità, è gravissimo — tira le fila Debora Serracchiani dal Pd — se non sapeva, è allarmante. Si assuma le sue responsabilità». Dal M5S, Alessandra Maiorino segnala che « ha perso ogni credibilità e legittimazione» e Chiara Appendino mette nel mirino Giorgia Meloni «perché lei deve spiegare un grave depistaggio di Stato». Per Nicola Fratoianni (Avs), «siamo di fronte a un gigantesco scandalo». Vero problema, per Riccardo Magi di + Europa, «è la totale assenza di pudore di Nordio: invece di lasciare. attacca i magistrati».

Il caso Almasri assorbe tutto: ma il question time riserva brevi scintille tra Nordio e il presidente del Senato. Di fronte ai suicidi e al tasso incivile di sovraffollamento, come rilevato dal presidente Mattarella, il Guardasigilli ribatte che sta andando avanti il piano del governo, nega la relazione «tra celle affollate e suicidi», boccia l’opzione della «liberazione speciale anticipata», per cui La Russa spinge da mesi. «Sarebbe istigazione a delinquere, non si può liberarli perché non c’è spazio», dice Nordio. E La Russa, dallo scranno più alto, scettico: «Ministro, speriamo che questa strategia dia frutti a breve, perché l’estate incombe».

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