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Non passa la sfiducia a von der Leyen. Si spacca la destra

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen

 (ansa)

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Mozione respinta con 360 no. Lega e M5s votano a favore con una parte di Ecr, FdI non partecipa. Contrari Pd e FI
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STRASBURGO – Ursula von der Leyen più debole, così come la maggioranza di Popolari-Socialisti-Liberali che l’ha sostenuta fino ad ora. E subisce un colpo durissimo l’asse Ppe-Conservatori con l’Ecr spaccato verticalmente e Fratelli d’Italia costretto, all’ultimo minuto e alla chetichella, a non esprimersi contro la sfiducia come era stato annunciato ma a rifugiarsi nella non partecipazione al voto. Alla fine con 360 no, 175 si e 18 astenuti la mozione contro la presidente della Commissione è stata respinta. Ma ha lasciato morti e feriti nell’emiciclo di Strasburgo.

I socialisti di S&D e i liberali di Renew hanno bocciato il documento presentato da una parte dei Conservatori di Ecr e dai Patrioti, i partiti più a destra a Strasburgo. Per ora dunque la maggioranza europeista ha tenuto. Ma il “doppio forno” utilizzato dai popolari del Ppe che ha spesso sfruttato la sponda del gruppo Ecr, continua a mandare su tutte le furie Pse e Renew. La “verifica” è rinviata a settembre ma di ce…

STRASBURGO – Ursula von der Leyen più debole, così come la maggioranza di Popolari-Socialisti-Liberali che l’ha sostenuta fino ad ora. E subisce un colpo durissimo l’asse Ppe-Conservatori con l’Ecr spaccato verticalmente e Fratelli d’Italia costretto, all’ultimo minuto e alla chetichella, a non esprimersi contro la sfiducia come era stato annunciato ma a rifugiarsi nella non partecipazione al voto. Alla fine con 360 no, 175 si e 18 astenuti la mozione contro la presidente della Commissione è stata respinta. Ma ha lasciato morti e feriti nell’emiciclo di Strasburgo.

I socialisti di S&D e i liberali di Renew hanno bocciato il documento presentato da una parte dei Conservatori di Ecr e dai Patrioti, i partiti più a destra a Strasburgo. Per ora dunque la maggioranza europeista ha tenuto. Ma il “doppio forno” utilizzato dai popolari del Ppe che ha spesso sfruttato la sponda del gruppo Ecr, continua a mandare su tutte le furie Pse e Renew. La “verifica” è rinviata a settembre ma di certo molti socialisti e liberali sono profondamente irritati con la presidente della Commissione proprio per lo slittamento a destra mostrato in questo anno di attività. Si è trattato, dunque, di uno scrutinio che lascerà scorie per molto tempo. A partire dai Conservatori. Che ha dovuto fare i conti con il dissenso interno. Il gruppo, guidato dall’italiano Nicola Procaccini, si è spaccato in due: in 39 hanno votato a favore della mozione e quindi per sfiduciare l’esecutivo europeo, tre si sono espressi contro, due si sono astenuti e 34 non hanno partecipato al voto. In gran parte eurodeputati del partito di Giorgia Meloni. Tra loro, infatti, già nei giorni precedenti erano emersi sostanziosi malumori. In diversi avrebbero voluto bacchettare von der Leyen nonostante il feeling con la premier italiana. Per di più avevano dovuto registrare la posizione decisa “Anti-Ursula” dei polacchi del Pis. In extremis, allora, il partito meloniano ha dovuto cambiare la linea di sostegno a von der Leyen. Il risultato è che non hanno preso le distanze dalla presidente della Commissione nel giorno in cui interveniva a Roma nella Conferenza sull’Ucraina su invito di Palazzo Chigi. E soprattutto non hanno difeso il loro Commissario, Raffaele Fitto. «La nostra priorità — si difendono alcuni capi delegazione di Ecr tra cui l’italiano Carlo Fidanza — resta quella di rafforzare la cooperazione sui singoli dossier con le forze politiche affini, sia al centro che a destra». «Era una sfiducia stupida — ha messo le mano avanti Procaccini — in un momento controproducente che ha aperto dei fronti all’interno del centrodestra e paradossalmente invece ricompattato il centrosinistra. Questo è motivo per cui noi non l’abbiamo votata». A farne le spese è anche l’inquilina di Palazzo Berlaymont: con i 167 europarlamentari che non hanno partecipato al voto e con i 360 contrari alla sfiducia, si ritrova con meno sostenitori rispetto a un anno fa: erano 401. E meno pure del voto di fiducia alla commissione: 370.

Maggioranza e opposizione italiane si sono spaccate offrendo il ventaglio completo delle posizioni. FdI non ha votato, Forza Italia contro e Lega a favore. Pd per il no e M5S per il sì. Pochi i franchi tiratori. Dentro S&D c’è stato un voto favorevole, Lo sloveno Nemec e tre astenuti. Anche tra i liberali di Renew un favorevole, l’irlandese Mullooly e cinque astenuti. Colpisce però la non partecipazione al voto tra le fila di socialisti di una trentina di eurodeputati. Tra cui sette italiani Benifei, Gori, Gualmini, Ricci, Strada, Tarquinio e Zan. «Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto — ha sottolineato la segretaria del Pd, Elly Schlein — è stato sfiduciato dalla maggioranza che lo ha indicato. Ha il governo italiano contro, con la maggioranza che si è spaccata, da una parte FdI che non ha votato e dall’altra la Lega che ha votato a favore della mozione di sfiducia che ha visto protagonista il gruppo Ecr, mentre Forza Italia votava contro».

Von der Leyen a questo punto dovrà capire come reagiranno socialisti e liberali a settembre in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione e della presentazione del Bilancio. Ma soprattutto sarà costretta a valutare se il rapporto stretto con i Conservatori — costruito dal capogruppo del Ppe, Manfred Weber — sia ancora gestibile. Anche tra i popolari una riflessione sulla affidabilità dell’Ecr ha iniziato a prendere forma.

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