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Zaia: “Sbaglia chi vuole intese bilaterali, sosteniamo l’Ue”

Il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia 

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Il presidente del Veneto si smarca da alcune proposte del suo partito: “Trattative in solitaria sarebbero il miglior regalo al tycoon”
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Se il primo agosto dovessero davvero scattare i dazi di Trump al trenta per cento, tra le regioni a pagare il prezzo più alto ci sarebbe il Veneto di Luca Zaia. Occhialeria, vini, oro, macchinari, hig tech, mobili e pelletteria: l’ufficio studi della Cgia ha stimato un danno economico per il settore produttivo regionale che potrebbe sfiorare i quattro miliardi di euro.

Presidente Zaia, il tempo sta scadendo e Trump considera la lettera inviata a Ursula von der Leyen già un accordo fatto. Come si deve rispondere?

«Spero che non solo il nostro paese ma anche l’Europa esca dalle gabbie ideologiche. Il presidente degli Stati Uniti lo eleggono gli americani, non noi, e questo è quello che passa il convento, Trump ce lo dobbiamo tenere ancora per tre anni e mezzo. Se non vogliamo un Vietnam commerciale bisogna partire da qui».

D’accordo, ma cosa dovrebbero fare i negoziatori europei?

«Quella lettera a von der Leyen è dura, ma in fondo, da businessman quale è, Trump ci invita a un accordo. L…

Se il primo agosto dovessero davvero scattare i dazi di Trump al trenta per cento, tra le regioni a pagare il prezzo più alto ci sarebbe il Veneto di Luca Zaia. Occhialeria, vini, oro, macchinari, hig tech, mobili e pelletteria: l’ufficio studi della Cgia ha stimato un danno economico per il settore produttivo regionale che potrebbe sfiorare i quattro miliardi di euro.

Presidente Zaia, il tempo sta scadendo e Trump considera la lettera inviata a Ursula von der Leyen già un accordo fatto. Come si deve rispondere?

«Spero che non solo il nostro paese ma anche l’Europa esca dalle gabbie ideologiche. Il presidente degli Stati Uniti lo eleggono gli americani, non noi, e questo è quello che passa il convento, Trump ce lo dobbiamo tenere ancora per tre anni e mezzo. Se non vogliamo un Vietnam commerciale bisogna partire da qui».

D’accordo, ma cosa dovrebbero fare i negoziatori europei?

«Quella lettera a von der Leyen è dura, ma in fondo, da businessman quale è, Trump ci invita a un accordo. L’Europa adesso dimostri di essere Europa, in questi pochi mesi dei passi avanti li sta già facendo».

L’Ue ha davanti due strade. Deve dare retta a Macron, che invita a non piegarsi, o abbassare la testa?

«Credo che in questa fase il pragmatismo sia d’obbligo. È chiaro che i dazi per noi sono una catastrofe. Io in Veneto ho circa 7 miliardi e 600 milioni di export sugli Usa, il 10 per cento dell’export nazionale. E la mia bilancia è in attivo di sei miliardi. Noi non ci possiamo permettere di rinunciare a questo».

D’accordo ma questo “pragmatismo” lei come lo applicherebbe alla trattativa?

«L’Europa deve sedersi a trattare senza complessi di inferiorità, provando a esperire tutte le vie possibili, ma liberandosi da questo retaggio culturale per cui gli americani sono sempre quelli che ci hanno liberati dal nazifascismo».

Facendo anche la voce dura nel caso?

«Credo che questo sia anche un momento di crescita per l’Europa: sfrutti questa occasione per avere sempre più una dimensione politica. Ora il gioco si fa duro e l’Europa deve mostrarsi all’altezza e scendere in campo».

E se si dovesse arrivare allo scontro commerciale?

«Se si arriva al muro contro muro c’è l’opzione Macron, quella di mostrare i muscoli, ma noi italiani siamo il popolo della diplomazia, dobbiamo essere noi gli ispiratori di queste trattative».

Non è stato un errore escludere i servizi digitali dalla trattativa?

«Certo, l’Europa deve portare tutti i dossier al tavolo. Trovo improprio che non si tratti di tutto. Se l’Europa alza un muro digitale, Trump con chi la porta avanti la sua rivoluzione delle Big Tech?».

Sbaglia chi, anche nel suo partito, suggerisce trattative bilaterali?

«Le iniziative bilaterali rischierebbero di dare più forza a Trump, è poco ma sicuro. Una trattativa di questo genere la vedo difficile considerando che ci espone anche a ritorsioni protezionistiche da parte degli altri partner europei. La trattativa bilaterale, su cui l’Italia potrebbe magari avere qualche carta in più da giocarsi, sarebbe il miglior regalo fatto a Trump. È un godimento nel breve ma un massacro sul medio-lungo periodo».

Andrebbe sostenuta von der Leyen?

«Su von der Leyen ho molte riserve, è debole e non penso sia la migliore figura da contrapporre a Trump. Ma, al di là di questo, penso che l’Europa debba trattare con i suoi tecnici in maniera seria».

Auspica per le istituzioni Ue uno scatto in avanti politico?

«Si, dovremmo uscire da questa dimensione di damerini di corte, di funzionari paludati, per scendere in campo in maniera coesa. L’Ue ancora non è gli Stati Uniti d’Europa, ma abbiamo i numeri per l’esserlo».

Meloni sostiene von der Leyen ma cerca di non smarcarsi troppo da Trump. È in una posizione difficile?

«Penso che Giorgia Meloni abbia ridato un ruolo all’Italia nella politica internazionale. Ma la linea giusta oggi è quella di affidare la trattativa a von der Leyen, se poi tratta male e fa casini verrà censurata».

Dovremmo cercare mercati alternativi come Ue?

«Non è un reato di lesa maestà nei confronti degli Stati Uniti. Abbiamo esplorato pochissimo il Mercosur, i paesi in via di sviluppo, vivendo nella “comfort zone” del rapporto con gli Stati Uniti. Ma nella nostra storia abbiamo Marco Polo che, partito da Venezia senza parlare una parola di cinese, è arrivato a fare il governatore di una città del celeste impero. Noi siamo così».

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