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L’Italia frena su missili e jet Usa: non ci saranno nuovi acquisti

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio (ansa)

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La cautela del governo sulle prossime forniture di armi all’Ucraina. Restano in piedi le commesse già stipulate. Assicurato il sostegno logistico per il trasporto verso Kiev
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Roma – Il governo italiano apprezza «il cambio di postura degli Usa», copyright di Giorgia Meloni, sulla guerra in Ucraina. Ma non comprerà armi direttamente dagli Stati Uniti per poi girarle all’esercito di Kiev. La linea è confermata a Repubblica da fonti della Difesa, nelle ore in cui le cancellerie del Vecchio continente s’interrogano sulle dichiarazioni del tycoon, che ieri l’altro, di fianco al segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato dallo Studio ovale che gli Stati Uniti produrranno mezzi militari da spedire in Ucraina, sì, ma saranno «gli europei a pagare» il conto. L’Italia, secondo fonti della Difesa, non è intenzionata a procedere a questo tipo di acquisti, come ipotizza invece la Germania di Friedrich Merz per i patriot, i missili terra aria più volte reclamati da Volodymyr Zelensky nei summit con gli alleati occidentali. Vale anche per altre partite, dagli obici alle bombe per i jet. A tema militare, per il nostro Paese gli scambi commerciali con Washing…

Roma – Il governo italiano apprezza «il cambio di postura degli Usa», copyright di Giorgia Meloni, sulla guerra in Ucraina. Ma non comprerà armi direttamente dagli Stati Uniti per poi girarle all’esercito di Kiev. La linea è confermata a Repubblica da fonti della Difesa, nelle ore in cui le cancellerie del Vecchio continente s’interrogano sulle dichiarazioni del tycoon, che ieri l’altro, di fianco al segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato dallo Studio ovale che gli Stati Uniti produrranno mezzi militari da spedire in Ucraina, sì, ma saranno «gli europei a pagare» il conto. L’Italia, secondo fonti della Difesa, non è intenzionata a procedere a questo tipo di acquisti, come ipotizza invece la Germania di Friedrich Merz per i patriot, i missili terra aria più volte reclamati da Volodymyr Zelensky nei summit con gli alleati occidentali. Vale anche per altre partite, dagli obici alle bombe per i jet. A tema militare, per il nostro Paese gli scambi commerciali con Washington resteranno invariati, riguarderanno dunque principalmente gli F35 (l’aereo multiruolo di quinta generazione, a disposizione di Aeronautica Militare e Marina Militare), ma senza l’attivazione di nuove commesse. Resteranno in vigore le intese già stipulate. Semmai, assecondando una richiesta che la Nato ha recapitato in queste ore a Roma come ad altri governi europei, l’Italia potrà fornire supporto, sia finanziario che logistico, per trasportare le armi dagli Usa all’Ucraina. Stop.

Il tema degli acquisti di armi Usa per Kiev agita i governi del continente. Ieri l’alta rappresentante della politica estera Ue, Kaja Kallas, ha spiegato che «se le armi sono pagate dall’Europa non è un sostegno degli Stati Uniti». La posizione del governo italiano tiene conto dei complicati margini di bilancio: nel 2025 la spesa militare non dovrebbe aumentare più, mentre per il 2026 molto dipenderà dalla revisione dei meccanismi che metterà in campo l’Unione per finanziare il riarmo. Pesano anche i delicati equilibri politici nella coalizione di governo. Ieri Matteo Salvini ha rilanciato la posizione della Lega sul tema: «Sull’indebitare gli italiani per comprare armi altrove non ritengo che sia cosa utile da fare, investire sulle spese per la sicurezza interna assolutamente sì».

Antonio Tajani, da Washington, dove ha incontrato il segretario di Stato Marco Rubio, conversazione anche a tema dazi, è stato più vago sul punto, rimandando la questione al tipo di strumento di acquisto che dovrà definire l’alleanza atlantica. «Acquistare armi dagli Usa? La decisione è da parte della Nato — le parole del ministro degli Esteri — Noi siamo favorevoli al sostegno all’Ucraina, il segretario generale Rutte ne parlerà con i leader e si vedrà il da farsi. Per adesso è importante che ci sia stata da parte americana una scelta forte a sostegno dell’Ucraina». Quanto a Putin, per spingerlo al cessate il fuoco servono «dazi e sanzioni».

Meloni affronta l’argomento da Palazzo Chigi, dopo avere ricevuto il re del Bahrein e il cancelliere austriaco Christian Stocker. «Vediamo oggi un cambio di postura da parte degli Stati Uniti e ovviamente lo salutiamo positivamente», dice davanti a telecamere e taccuini (senza domande). Il governo italiano, come il grosso dei paesi Ue, fino a un mese fa guardava con preoccupazione alla linea di Washington, temendo un disimpegno dal teatro di guerra ucraino. Disimpegno che oggi appare più lontano, anche se c’è sempre il fattore Trump, i continui mutamenti di scenario e di dichiarazioni del commander in chief. Però oggi, è convinta la premier, per arrivare a un negoziato vero con Putin è necessario «continuare a sostenere l’Ucraina, perché si possa difendere, e aumentare la pressione sulla Russia». Anche perché continua l’offensiva feroce di Mosca, i civili colpiti, «attacchi sempre più intensi, brutali che confermano quanto poco la Russia sia impegnata a costruire la pace. E questo nonostante la volontà di dialogo dell’amministrazione Trump, che Putin ha deciso di non accogliere».

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