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Mastrangelo: “Fui allievo di Gergiev, quel concerto non è uno spot. Attacchi da chi non lo conosce”

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Intervista al più famoso direttore d’orchestra italiano in Russia: “È un’esibizione artistica e non dovrebbe essere scambiata per nulla di diverso. Dal programma emerge un grande amore per il nostro paese”
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Solo «un concerto di musica classica che non dovrebbe essere scambiato per nulla di diverso». Fabio Mastrangelo, 59 anni, origini pugliesi, è il più famoso direttore d’orchestra italiano in Russia, dove vive da 24 anni e dove, sostiene, «è tangibile un esteso anelito alla pace da parte di tutta la società, non solo dagli operatori culturali, e di ritorno a delle relazioni amichevoli con tutta l’Europa».

Attuale direttore artistico del teatro Shaliapin di San Pietroburgo, di Valery Gergiev è stato a lungo allievo e poi assistente. La sua difesa dell’artista, accusato dalla vedova di Alexsej Navalny, ultimo dissidente russo morto in carcere nel 2024, di essere megafono di Putin, è netta. «La mia è un’opinione personale — precisa — ma dubito che la vedova Navalny abbia mai conosciuto da vicino il maestro Gergiev».

Eppure il team che fa riferimento al dissidente russo ha prodotto un corposo dossier con accuse circostanziate nei confronti del direttore d’orchestra contestato. Per Julya Nav…

Solo «un concerto di musica classica che non dovrebbe essere scambiato per nulla di diverso». Fabio Mastrangelo, 59 anni, origini pugliesi, è il più famoso direttore d’orchestra italiano in Russia, dove vive da 24 anni e dove, sostiene, «è tangibile un esteso anelito alla pace da parte di tutta la società, non solo dagli operatori culturali, e di ritorno a delle relazioni amichevoli con tutta l’Europa».

Attuale direttore artistico del teatro Shaliapin di San Pietroburgo, di Valery Gergiev è stato a lungo allievo e poi assistente. La sua difesa dell’artista, accusato dalla vedova di Alexsej Navalny, ultimo dissidente russo morto in carcere nel 2024, di essere megafono di Putin, è netta. «La mia è un’opinione personale — precisa — ma dubito che la vedova Navalny abbia mai conosciuto da vicino il maestro Gergiev».

Eppure il team che fa riferimento al dissidente russo ha prodotto un corposo dossier con accuse circostanziate nei confronti del direttore d’orchestra contestato. Per Julya Navalnaya, Gergiev è «promotore della politica criminale di Putin, suo complice e fiancheggiatore» e per questo motivo non dovrebbe dirigere il concerto di Caserta del 27 luglio.

«Avrò senz’altro modo di verificare queste mie opinioni direttamente con il maestro, chiedendogli se mai abbia conosciuto o, quantomeno, incontrato di persona la vedova Navalny. Detto questo, ritengo che l’evento del 27 luglio nell’ambito del festival “Un’estate da Re” sia semplicemente un concerto di musica classica che, in teoria, non dovrebbe essere scambiato per nulla di diverso».

Il timore, sollevato da più parti, è che quel concerto possa trasformarsi in uno spot in favore della Russia di Putin da parte di chi, nella sua attività artistica, si sarebbe avvantaggiato della sua vicinanza allo zar.

«Non vedo questo rischio anche perché, il programma dell’esibizione prevede l’esecuzione di brani di Verdi, Ravel e Ciajkovskij, l’esemplificazione di un perfetto equilibrio artistico che dimostra l’amore nei confronti della musica di tutto il mondo e, in particolare, dell’Italia che, e questo è un dato di fatto in merito al quale potrei mettere la mano sul fuoco, è sempre stata al centro dell’attenzione del maestro».

Secondo il ministro della Cultura Alessandro Giuli l’arte deve essere libera e non va censurata. Ciò nonostante «la propaganda, anche se fatta con talento, è un’altra cosa».

«Per quanto ne sappia, Gergiev sarà a Caserta poco più di un giorno. Oltre alle prove e al concerto non ho notizie di eventi paralleli ai quali abbia dato il proprio assenso a partecipare. Dunque non vedo come possa occuparsi di fare propaganda. E, no, non credo che il concerto in sè e per sè lo sia. Il concerto è arte e basta. E mi lasci aggiungere una cosa».

Prego.

«Ritengo che Gergiev non abbia mai fatto propaganda. Questo riguarda tanto l’enorme periodo che precede il 2022 quanto quello dal 2022 a oggi».

Per ora il concerto è confermato. Se venisse annullato considererebbe la decisione una forma di censura?

«Non so se sia esattamente censura. Credo senz’altro si tratti di una forma di strumentalizzazione di un evento culturale cercando di farlo apparire per qualcosa di diverso».

Dopo le polemiche di questi giorni, cosa consiglierebbe di fare a Gergiev?

«Credo la scelta finale spetti unicamente a lui. Sono certo che, però, nel prendere una decisione conteranno non poco il suo smisurato amore verso l’Italia e l’ammirazione nei confronti della cultura e della musica del nostro paese».

Da quanto tempo conosce Gergiev?

«L’ho conosciuto nel giugno del 1999 a San Pietroburgo».

Che ricordi ha?

«Di lui mi colpirono la sua completa dedizione alla musica e la sua inesauribile energia e voglia di trasmettere a chiunque gli fosse vicino l’amore e il rispetto nei confronti delle arti. Ormai vivo a San Pietroburgo da 24 anni e dall’aprile del 2007 ho iniziato a lavorare con lui diventandone assistente. Lo considero uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi. Al livello di von Karajan, Kleiber, Mehta, Ozawa, Giulini, Abbado».

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