✕

Caso Gergiev, Caserta si prepara: “Pronti a contestare l’esibizione”

Valery Gergiev

 

Ascolta l'audio

Tre proteste di dissidenti russi e di ucraini in Italia: due a Roma e Milano nel week end e la più grossa il 27 prima dello spettacolo
2 minuti di lettura

Tre manifestazioni: una a Roma, una a Milano e la più grande a Caserta, in contemporanea con l’esibizione del direttore d’orchestra russo Valerij Gergiev. L’idea di «una performance», una prova «da veri artisti» per dimostrare che «la presenza di Gergiev in Italia — spiegano a Repubblica gli organizzatori delle proteste — in un concerto in Campania, non è soltanto uno schiaffo in faccia agli ucraini fuggiti dalla guerra in Europa, ai russi che da anni non possono tornare a casa perché altrimenti sarebbero arrestati solo per le loro idee. Ma è prima di tutto uno schiaffo in faccia alla democrazia italiana».

Il concerto del 27 luglio alla Reggia di Caserta di Gergiev — dopo l’appello pubblico di Julya Navalnaya, la vedova del dissidente russo Alexei Navalny, che ha chiesto l’annullamento dell’evento — non è diventato soltanto un caso politico con le accuse di propaganda per l’esibizione di «una voce al servizio del regime di Putin». Ma comincia ad essere anche una questione di ordine pu…

Tre manifestazioni: una a Roma, una a Milano e la più grande a Caserta, in contemporanea con l’esibizione del direttore d’orchestra russo Valerij Gergiev. L’idea di «una performance», una prova «da veri artisti» per dimostrare che «la presenza di Gergiev in Italia — spiegano a Repubblica gli organizzatori delle proteste — in un concerto in Campania, non è soltanto uno schiaffo in faccia agli ucraini fuggiti dalla guerra in Europa, ai russi che da anni non possono tornare a casa perché altrimenti sarebbero arrestati solo per le loro idee. Ma è prima di tutto uno schiaffo in faccia alla democrazia italiana».

Il concerto del 27 luglio alla Reggia di Caserta di Gergiev — dopo l’appello pubblico di Julya Navalnaya, la vedova del dissidente russo Alexei Navalny, che ha chiesto l’annullamento dell’evento — non è diventato soltanto un caso politico con le accuse di propaganda per l’esibizione di «una voce al servizio del regime di Putin». Ma comincia ad essere anche una questione di ordine pubblico. Nelle prossime ore è previsto un vertice in prefettura a Caserta per valutare le misure da adottare in vista dell’appuntamento. L’associazione “Russi contro la guerra”, che mette insieme migliaia di russi in fuga dal governo di Putin e di cittadini ucraini che vivono in Italia, ha organizzato le manifestazioni: a Roma si vedranno sabato in via di San Nicola di Cesarini ma la manifestazione principale sarà il 27, proprio alla Reggia. «Parte di quello che stiamo organizzando — dicono — sarà segreto fino all’ultimo momento perché vogliamo dare al pubblico del concerto l’opportunità di comprendere che non staranno per ascoltare soltanto musica classica, ma un musicista che ha suonato nelle città bombardate di Siria, Ucraina e Georgia».

Spiega una delle organizzatrici, vicina al network che sostiene le battaglie portate avanti da Navalny: «Come russi fuggiti dal regime di Putin e oppositori della guerra, sappiamo che con questo concerto non si fa nulla per integrare la cultura classica russa nel panorama italiano, come vogliono farci credere. Ma al contrario è uno strumento di propaganda di Putin in Europa. Forse Gergiev può ingannare gli italiani, nascondendosi dietro la musica. Ma riteniamo nostra responsabilità dire al pubblico di Caserta che quell’uomo è un complice di Putin». Partirà da Roma Oles Horodetskyy, presidente dell’Associazione cristiana degli ucraini in Italia: «Sarò sicuramente a Caserta. Tanti di noi hanno perso qualcuno in questa guerra. Vedere che sarà applaudita una persona così vicina a Putin è una vergogna. Speriamo che si risolva tutto con il buonsenso e che si cancelli questo concerto: non è musica, né arte, ma propaganda».

In arrivo ci sono una ventina di autobus e il numero aumenta ora dopo ora. E c’è chi ha acquistato i biglietti per lo spettacolo. Proprio per evitare rischi, nelle scorse ore, anche su sollecitazione di Palazzo Chigi, è stata avviata la moral suasion per convincere Gergiev a un passo indietro. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha rassicurato il governo ucraino che nessun appoggio “ideologico” arriverà alla causa russa, come ha spiegato in una nota in cui da un lato ha parlato di «arte libera che non può essere censurata». E dall’altro ha però denunciato il «rischio propaganda». Ma non è partita nessuna richiesta di stop.

Leggi i commenti