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L’ira di Mosca che accusa l’Italia. Il maestro: “Non ne sapevo nulla”

Valery Gergiev

 (agf)

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L’ambasciatore russo a Roma, Aleksej Paramonov, parla di “vergognosa campagna dei seminatori di odio”
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MOSCA – Pensavano tutti che oramai fosse fatta. Che le autorità italiane e campane non avrebbero più ceduto agli appelli. E che domenica il maestro Valerij Gergiev avrebbe fatto il suo “reale” ritorno su un palco europeo dopo tre anni e mezzo di silenzi sul conflitto in Ucraina. «Il ghiaccio si è rotto», esultavano. Dinanzi all’annullamento del concerto in programma il 27 luglio alla Reggia di Caserta, la prima reazione è dunque l’incredulità, quasi la negazione della realtà.

«Non ho queste informazioni», dice lapidario il direttore d’orchestra all’agenzia statale Tass che non manca di ricordarne l’alta onorificenza, “artista del popolo della Federazione Russa”, e di additare come responsabili dell’affronto la vicepresidente del Parlame…

MOSCA – Pensavano tutti che oramai fosse fatta. Che le autorità italiane e campane non avrebbero più ceduto agli appelli. E che domenica il maestro Valerij Gergiev avrebbe fatto il suo “reale” ritorno su un palco europeo dopo tre anni e mezzo di silenzi sul conflitto in Ucraina. «Il ghiaccio si è rotto», esultavano. Dinanzi all’annullamento del concerto in programma il 27 luglio alla Reggia di Caserta, la prima reazione è dunque l’incredulità, quasi la negazione della realtà.

«Non ho queste informazioni», dice lapidario il direttore d’orchestra all’agenzia statale Tass che non manca di ricordarne l’alta onorificenza, “artista del popolo della Federazione Russa”, e di additare come responsabili dell’affronto la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, già nota per «aver fatto ricorso anche in passato a pressioni politiche per annullare progetti con la partecipazione di artisti russi», e «alcuni attivisti filo-ucraini». Sediziosi sabotatori, dunque.

Anche l’ambasciatore russo in Italia Aleksej Paramonov condanna i «seminatori di odio» che altri non sarebbero che «personalità politiche che rivelano grettezza e ottusità», gli «ormai onnipresenti nazionalisti ucraini» e i «media italiani che hanno dato pieno spazio a una vergognosa campagna diffamatoria… fondata su speculazioni, congetture e evidenti menzogne» contro Gergiev. Discolpa invece le più alte cariche italiane. Il presidente Sergio Mattarella che nel 2022 fugò le polemiche sulla messa in scena dell’opera lirica Boris Godunov di Modest Musorgskij all’apertura della stagione lirica della Scala dicendo che «la grande cultura russa è parte integrante della cultura europea, un elemento che non si può cancellare». Come pure la premier Giorgia Meloni che, nella stessa occasione, aveva ribadito che «le relazioni tra l’Italia e la Russia, e in particolar modo sul piano culturale, sono sempre state solide».

La cultura, l’arte, sembravano un possibile terreno di dialogo a dispetto del conflitto in Ucraina e delle sanzioni europee. Perciò a Paramonov è sembrato «decisamente inopportuno e fuori luogo il clamore scandalistico» sul concerto. Una «chiara prova — secondo l’ambasciatore russo — del fatto che in Italia, favorite dalla totale condiscendenza delle autorità locali, sono all’opera forze distruttive e prorompenti» che «mirano a dividere i popoli dei nostri due Paesi». Per Paramonov il governo italiano ha «attraversato il Rubicone» ed «è triste osservare» che «contrariamente alle sue promesse di difendere la sovranità e gli interessi nazionali, si piega alle richieste di immigrati ucraini e di altri gruppi, e del loro lobbismo politico». Cancellare il concerto, conclude, «è all’Italia stessa che arreca danno» perché «sta compromettendo in tal modo la propria credibilità».

Parole di condanna così dure che pochi in Russia sentono la necessità di aggiungere altro. Il pianista Luka Zatravkin, figlio del ritrattista dell’élite putiniana Nikas Safronov, rilancia quasi dialogante: «In Europa ci sono forze che stanno cercando di cancellare la cultura russa. Oggi la cultura russa deve imparare a difendersi e a difendere i propri diritti e il proprio posto al sole. Sì, c’è una forte opposizione, ma dobbiamo incontrarci a metà strada, perché l’arte funge da ponte tra le persone, tra i Paesi». La scrittrice Marina Judenich commenta su Rt, ex Russia Today, che «non si può cancellare Gergiev» perché «continua ad avere un’influenza colossale sulla civiltà mondiale» ma anche che l’Italia non è «pronta a “cancellare” la Russia» perché è il Paese Ue che rilascia più visti, la meta europea privilegiata dei turisti russi, e il principale partner commerciale russo nella Ue.

Il capro-espiatorio per Judenich sono sempre loro: gli ucraini e «una donna italiana, una parlamentare europea». Non la nomina, ma allude a Picierno. Per il direttore del teatro Vachtangov Kirill Krok, ritirare l’invito a Gergiev non è che una «barbarie e nient’altro». Ma a sintetizzare la disillusione di tutti è il titolo del media pietroburghese Delovoj Peterburg: «Un’Estate senza Re».

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