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Il governo vara il piano carceri: “Diecimila fuori in anticipo”

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L’ok del Consiglio dei ministri al ddl che prevede anche nuovi posti. Meloni: “I tossicodipendenti reclusi passeranno in comunità”
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ROMA – «Non chiamatelo svuotacarceri». A margine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al piano per contrastare il sovraffollamento degli istituti detentivi, il titolare della Giustizia, Carlo Nordio, mette subito le cose in chiaro. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini lo ha preceduto: è stato lui ad annunciare la fumata bianca, ponendo l’accento sulle risorse messe in campo, 335 milioni di euro per un programma per il quale ne occorreranno complessivamente 758. E sottolineando che le somme sono stanziate dal suo ministero. Salvini non andrà, poi, in conferenza stampa a illustrare il piano e a chi gli fa notare l’assenza, Nordio replica con un laconico «parlo a nome di entrambi».

È il giorno della giustizia, da…

ROMA – «Non chiamatelo svuotacarceri». A margine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al piano per contrastare il sovraffollamento degli istituti detentivi, il titolare della Giustizia, Carlo Nordio, mette subito le cose in chiaro. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini lo ha preceduto: è stato lui ad annunciare la fumata bianca, ponendo l’accento sulle risorse messe in campo, 335 milioni di euro per un programma per il quale ne occorreranno complessivamente 758. E sottolineando che le somme sono stanziate dal suo ministero. Salvini non andrà, poi, in conferenza stampa a illustrare il piano e a chi gli fa notare l’assenza, Nordio replica con un laconico «parlo a nome di entrambi».

È il giorno della giustizia, dalla riforma in Senato sulla separazione delle carriere, fino al piano carceri che consentirà entro il 2027, è l’impegno del governo, la realizzazione di 9.696 posti, di cui 1.472 nel 2025, 5.914 nel 2026 e 2.310 nell’anno successivo. Ai quali potranno aggiungersi ulteriori cinquemila posti, da realizzare nel quinquennio seguente per colmare il divario di 15.000 posti mancanti nei 207 istituti in Italia.

Un piano articolato ma che, almeno nel breve periodo, difficilmente riuscirà a risolvere quel sovraffollamento che il presidente Mattarella ha definito «insostenibile». Nordio interviene sottolineando che «liberare persone perché non c’è posto per tenerle in prigione, significa delegittimare il lavoro di chi emette la condanna. Quella della liberazione lineare è stata una strada che il nostro governo ha escluso sin da subito». Eppure il piano prevede comunque fuoriuscite significative, fino a 10 mila persone. Cioè la platea di chi, a fine pena e avendone i requisiti, ha fatto richiesta di liberazione anticipata al giudice di sorveglianza. «Ma gli uffici - prosegue Nordio - sono a corto di personale». Adesso l’obiettivo sarà accelerare per decongestionare i contesti detentivi più critici.

Per il resto il governo punta su ristrutturazioni, ampliamento di strutture esistenti, nuove strutture e pene alternative per alcolisti e tossicodipendenti che non abbiano commesso reati gravi. Per loro si pensa a un percorso in comunità - di cui potranno usufruire una sola volta - sebbene le stime del ministero parlino di un tasso di tossicodipendenti del 31,9% sugli oltre 61mila detenuti e le risorse a disposizione delle comunità coprano soltanto i costi per la presa in carico di mille persone. «Ma sarei ben lieto di raschiare il fondo del barile - osserva il ministro - perché significherebbe che abbiamo tanti tossicodipendenti che possiamo recuperare. Sono persone che vanno curate, non punite».

Per il numero uno di via Arenula si tratta di una questione morale: «La nostra coscienza civile si ribella a quelle che non sono condizioni di umanità». A cambiare saranno anche le telefonate dietro le sbarre: «I colloqui passeranno - osserva ancora Nordio - da uno a settimana a sei al mese, mentre per i reati più gravi le telefonate saliranno da due a quattro al mese».

In serata a delineare politicamente i contorni del piano è la premier, Giorgia Meloni, che in un video messaggio annuncia mille assunzioni nella polizia penitenziaria e sottolinea che «in passato si adeguavano i reati al numero di posti disponibili nelle carceri, mentre noi riteniamo che uno Stato giusto debba adeguare la capienza delle carceri al numero di persone che devono scontare una pena. Quindi - conclude - finalmente certezza della pena».

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