Proteste dell’opposizione: “Ci vediamo al referendum, per voi sarà un boomerang”
di Giovanna VitaleROMA – In aula non c’è pathos, pochi applausi, zero esultanza. Come se la destra, in particolare Fratelli d’Italia, fosse costretta a recitare una parte non sua: a vestire i panni stretti del garantismo caro invece all’alleato forzista, che in un amen trasforma l’assemblea di palazzo Madama in una seduta spiritica, evocando Silvio Berlusconi che «dall’alto dei cieli ascolta, sorride e approva».
Nell’abito giustizialista i seguaci di Meloni stavano molto più comodi, «voi siete quelli di Bibbiano» tuona Matteo Renzi nel suo solito rodeo con Ignazio La Russa. E quando la riforma sulla separazione delle carriere — l’unica a non essersi arenata in tre anni di governo — passa coi soli voti del centrodestra più quello di Carlo Calenda, una mosca bianca, neppure l’altro s…
ROMA – In aula non c’è pathos, pochi applausi, zero esultanza. Come se la destra, in particolare Fratelli d’Italia, fosse costretta a recitare una parte non sua: a vestire i panni stretti del garantismo caro invece all’alleato forzista, che in un amen trasforma l’assemblea di palazzo Madama in una seduta spiritica, evocando Silvio Berlusconi che «dall’alto dei cieli ascolta, sorride e approva».
Nell’abito giustizialista i seguaci di Meloni stavano molto più comodi, «voi siete quelli di Bibbiano» tuona Matteo Renzi nel suo solito rodeo con Ignazio La Russa. E quando la riforma sulla separazione delle carriere — l’unica a non essersi arenata in tre anni di governo — passa coi soli voti del centrodestra più quello di Carlo Calenda, una mosca bianca, neppure l’altro senatore di Azione lo segue, la scena se la prende tutta l’opposizione: gli eletti del Pd sventolano cartelli con la copertina della Costituzione a testa in giù. Non per richiamare piazzale Loreto, come pure potrebbe sembrare. Ma il sovvertimento della Carta repubblicana, che la maggioranza intende stravolgere per picconare la magistratura. Il prologo del film che verrà proiettato l’anno prossimo, stay tuned, allorché si terrà il «referendum senza quorum: un altro boomerang che vi si rivolterà contro», avvisa Dario Franceschini: «Saranno tanti i cittadini che avranno voglia di uscire di casa per fermare le vostre tentazioni autoritarie».
Separazione delle carriere dei magistrati, un secondo Csm e un’Alta corte disciplinare: cosa prevede
È solo il ministro Carlo Nordio, a inizio seduta. Da solo resta, mentre si susseguono gli interventi dei gruppi. Dopo un’oretta arriva in soccorso Luca Ciriani. Quindi, alla spicciolata, Calderoli, Bernini, Tajani: ultima Daniela Santanché, a cui brillano gli occhi, non le par vero di potersi prendere la rivincita sui giudici che l’hanno mandata a processo.
Tocca per primo a Renzi. Ed è un attacco ad alzo zero contro Nordio, accusato di «fare smart working mentre le decisioni le prende Palazzo Chigi», un burattino nelle mani di Giusi Bartolozzi, la sua capo di gabinetto, che a suon di epurazioni «ha trasformato Via Arenula in un Vietnam». Perché lui, il capo di Iv, sarebbe pure favorevole, ma «questa riforma è poco più di una bandierina, non risolve neppure uno dei problemi della giustizia». Peggio: «È un’operazione interna alla magistratura, dove le toghe brune, guidate da Alfredo Mantovano e dalla Bartolozzi, insieme ai giudici portati al governo, stanno provando a regolare i conti con le toghe rosse».
È il turno di Mariastella Gelmini che per difendere il ddl, come farà poi il meloniano Balboni, cita Giovanni Falcone, legge uno dei suoi scritti che, estrapolato dal contesto, suona a favore della separazione fra pm e giudici. Ma è un vecchio trucco, ormai lo sanno tutti: tanto più che Falcone è stato ucciso 33 anni fa, chissà cosa ne penserebbe adesso. Violentissimo l’ex sostituto procuratore, Roberto Scarpinato: «È un regolamento di conti della casta contro la magistratura, un’impostura politica diretta a spacciare come interesse generale del Paese gli interessi di questa maggioranza». Il senatore del M5S elenca le inchieste sul «potere che troppo spesso ha fondato i suoi equilibri su occulte pratiche illegali»: dalla P2 a Tangentopoli, fino alle indagini del pool antimafia, «una successione senza fine di casi giudiziari di corruzione, commistione tra affari e politica, collusioni con la mafia». Con tanto di nomi e cognomi: «Berlusconi, Previti, Dell’Utri». Troppo. La destra urla.
Ma non aveva ancora sentito Franceschini. Che con calma serafica denuncia: «Siete specializzati in boomerang che vi tornano indietro». Anche lui ha una lista. «Avete chiuso le porte del dialogo con tutti. Siete una maggioranza numericamente forte ma politicamente debole: chi è forte non ha paura del confronto», graffia l’ex ministro della Cultura. Stigmatizzando Nordio per le sue continue assenze: «Sono stato ministro anch’io. Cosa aveva di più importante da fare? O ignora il ruolo del Parlamento o si tratta di un atteggiamento inutilmente arrogante». Ma nessuno si faccia illusioni. Saranno i cittadini a scrivere il verdetto finale. «Nel 2019 Salvini disse che voleva pieni poteri. Meloni è più furba, non lo dice ma il desiderio è identico, e il premierato ne è la controprova», insiste Franceschini, citando Peter Sellers e i pasticci dell’ispettore Clouseau. Dunque il referendum su «questo “Papetellum” nell’ultimo anno di legislatura sarà una consultazione politica contro il governo e contro questa riforma pericolosa. L’ultima parola l’avranno gli italiani e sarà di buon senso e di saggezza». La presidente del Consiglio è avvertita.