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Pm separati dai giudici, via libera al Senato. “Dedicato a Berlusconi”

 Carlo Nordio 

 

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Dopo l’ok della Camera arriva anche quello a palazzo Madama. Nordio brinda con La Russa. Meloni: “Disarticolate le correnti al Csm”. Anm: vogliono toghe addomesticate
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ROMA – «Che giornata è? Orgasmica!», sentenzia in un angolo di Palazzo Madama la sottosegretaria Matilde Siracusano, forzista in purezza con stivale luccicante nero, mentre i commessi trascinano casse di pasticcini in una sala di fianco: gran buffet e brindisi per festeggiare il compleanno in simultanea di Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri (era venerdì scorso, ma il Senato era chiuso). «E già che ci siamo si brinda pure per la separazione delle carriere», racconta un collaboratore del presidente del Senato. «Viene pure il ministro Nordio», fa Gasparri.

Palazzo Madama, è qui la festa. Alle quattro di pomeriggio la Camera alta licenzia la riforma della giustizia: 106 sì, 61 no e 11 astenuti (tra cui Iv). Coi tempi contingentati dal famoso “canguro”, il centrodestra porta a casa la seconda lettura. Ne mancano altre due per cambiare la Costituzione, ma si viaggerà spediti, senza più modifiche o intoppi. Il referendum è già previsto «nel 2026», spiega il ministro Luca Ciriani. Come fos…

ROMA – «Che giornata è? Orgasmica!», sentenzia in un angolo di Palazzo Madama la sottosegretaria Matilde Siracusano, forzista in purezza con stivale luccicante nero, mentre i commessi trascinano casse di pasticcini in una sala di fianco: gran buffet e brindisi per festeggiare il compleanno in simultanea di Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri (era venerdì scorso, ma il Senato era chiuso). «E già che ci siamo si brinda pure per la separazione delle carriere», racconta un collaboratore del presidente del Senato. «Viene pure il ministro Nordio», fa Gasparri.

Palazzo Madama, è qui la festa. Alle quattro di pomeriggio la Camera alta licenzia la riforma della giustizia: 106 sì, 61 no e 11 astenuti (tra cui Iv). Coi tempi contingentati dal famoso “canguro”, il centrodestra porta a casa la seconda lettura. Ne mancano altre due per cambiare la Costituzione, ma si viaggerà spediti, senza più modifiche o intoppi. Il referendum è già previsto «nel 2026», spiega il ministro Luca Ciriani. Come fosse un gol, gli azzurri dedicano il voto a Berlusconi. Evoca il Cavaliere Adriano Galliani, come Antonio Tajani. Elisabetta Casellati omaggia pure Niccolò Ghedini.

Giorgia Meloni prima cinguetta su X, poi manda un video (anziché presentarsi in conferenza stampa dopo il Cdm sul piano carceri). Dice la premier che è «una riforma costituzionale che l’Italia aspetta da troppo tempo, un impegno che avevamo preso» e che servirà a «disarticolare il sistema correntizio nel Csm». E dunque «andremo avanti con decisione». Poco prima del voto, il vicepremier Tajani appare nell’emiciclo del Senato, come i ministri forzisti Anna Maria Bernini e Paolo Zangrillo. Per la Lega, ecco Roberto Calderoli. Per FdI ci sono Ciriani e Daniela Santanchè. E naturalmente Nordio. «È un passo molto importante verso l’indipendenza della magistratura da se stessa, dalle sue correnti, io ne scrivo dal ‘95», gongola il Guardasigilli, a voto concluso. «La seconda lettura sarà rapida, poi ci sarà il referendum, che auspico, serve il giudizio degli italiani». La discussione compressa? «L’opposizione ha fatto ostruzionismo». Gli attriti con le toghe? «In passato sono stati anche più aspri, di fronte a una riforma così epocale le divergenze di opinioni si sono acuite, ma io spero che ora il dialogo riprenderà con maggiore serenità». L’approccio conciliante di Nordio dura un paio d’ore. Perché dopo il Cdm, ecco la nuova stoccata, circa l’inchiesta di Milano: «È una porcheria che si venga ad apprendere notizie riservate dalla stampa, serve una revisione del segreto istruttorio. Il sindaco Sala? Nessuno deve dimettersi per un avviso di garanzia». Altra frecciata alle toghe: è «scandaloso», a sentire Nordio, che il Csm abbia aperto una pratica a tutela di Raffaele Piccirillo, sostituto procuratore generale in Cassazione, che in un’intervista a Repubblica aveva dato la propria opinione sul caso Almasri, irritando il ministro della Giustizia al punto da minacciare sanzioni. «Ma non le avvierò io», sostiene ora Nordio. «Sarebbe di pessimo gusto».

Tra FdI e FI intanto è derby per intestarsi la riforma. I Fratelli organizzano davanti Palazzo Madama un sit-in di giubilo. Slogan: «Giustizia è fatta». Sfilano i capigruppo Bignami e Malan, Giovanni Donzelli, Francesco Filini, Andrea Delmastro. «Abbiamo tagliato le unghie alle correnti». FI allora rilancia sui social un video amarcord di Silvio Berlusconi a tema giustizia. Il Cavaliere «ci guarda da lassù», si commuove Tajani. Le critiche di Nicola Gratteri? «È malinformato». Il più morigerato sul tema è Matteo Salvini, che si limita a un tweet: «Stiamo mantenendo la parola con gli italiani».

L’opposizione naturalmente protesta. I 5S approntano un contro-flash mob. Per Giuseppe Conte la riforma metterebbe «il guinzaglio ai magistrati, vogliono realizzare il sogno di Licio Gelli e della P2». Per il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia, la riforma è il segno «di una torsione autoritaria, il modello è il trumpismo». Protesta pure la Cgil.

Anche l’Anm si fa sentire. Toni molto allarmati. «Lo stato di diritto è più fragile, l’intento è avere una magistratura addomesticata», mette a verbale la giunta esecutiva dell’Associazione magistrati. Per il presidente Cesare Parodi il fatto è «grave, triste e preoccupante».

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