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Il riconoscimento dello Stato palestinese: una scelta per opporsi all’orrore

(afp)

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L’obiettivo del governo Netanyahu è svuotare Gaza dei suoi abitanti con i mezzi più efficaci: il fuoco e la fame
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Un’immagine tra tante altre: una madre, con il volto devastato, tiene tra le braccia il suo bambino scheletrico, probabilmente in procinto di morire. Morire di fame e, soprattutto, di sete. Queste immagini sono diventate abituali. Ma raccontano l’orrore. Raccontano l’impotenza di un popolo bombardato ogni giorno nel sonno, anche se non è armato, anche se non si trova su un campo di battaglia. Il governo di Netanyahu mette in pratica metodicamente e nella più totale impunità il suo programma di pulizia etnica a Gaza. L’obiettivo è svuotare Gaza dei suoi abitanti con i mezzi più efficaci: il fuoco e la fame. In questo contesto, Emmanuel Macron ha annunciato giovedì la sua decisione di riconoscere lo Stato palestinese durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite che si terrà a settembre.

Un’immagine tra tante altre: una madre, con il volto devastato, tiene tra le braccia il suo bambino scheletrico, probabilmente in procinto di morire. Morire di fame e, soprattutto, di sete. Queste immagini sono diventate abituali. Ma raccontano l’orrore. Raccontano l’impotenza di un popolo bombardato ogni giorno nel sonno, anche se non è armato, anche se non si trova su un campo di battaglia. Il governo di Netanyahu mette in pratica metodicamente e nella più totale impunità il suo programma di pulizia etnica a Gaza. L’obiettivo è svuotare Gaza dei suoi abitanti con i mezzi più efficaci: il fuoco e la fame. In questo contesto, Emmanuel Macron ha annunciato giovedì la sua decisione di riconoscere lo Stato palestinese durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite che si terrà a settembre.

Questa decisione doveva essere annunciata lo scorso mese di giugno, ma la guerra contro l’Iran l’ha ritardata. È il primo riconoscimento significativo, perché nessun Paese del G7 ha finora osato farlo. Macron spera di coinvolgere anche la Gran Bretagna e altri Paesi dell’Occidente, che hanno lasciato fare i massacri a Gaza. È vero che sono tanti i Paesi che hanno già riconosciuto lo Stato palestinese, ma non hanno certo lo stesso peso dei Paesi europei. Gérard Araud, ex ambasciatore francese in Israele, ha dichiarato che Macron non poteva più aspettare, altrimenti «avrebbe finito per riconoscere un cimitero». La sua recente visita in Egitto, dove ha incontrato dei feriti palestinesi, vittime di questa guerra atroce, lo avrebbe spinto ad agire in fretta.

La decisione di Macron avrà delle ripercussioni all’interno della Francia, che conta la comunità ebraica più numerosa d’Europa (stimata in circa 600.000 persone). In generale questa comunità è molto legata a Israele e, anche se alcuni criticano Netanyahu, c’è il sentimento diffuso che il primo ministro israeliano stia facendo “il lavoro sporco” per gli arabi. Infatti ha eliminato gran parte di Hezbollah in Libano, ha ucciso i leader di Hamas e le monarchie del Golfo non si sono mosse.

Gli ebrei di Francia vedono in questo riconoscimento un pericolo per la loro stessa sicurezza. Ma ciò che non vedono è il fatto che la guerra di Netanyahu a Gaza ha avuto come effetto quello di accrescere le reazioni antisemite. Non solo in Francia. Il sostegno alla causa palestinese si è diffuso nelle università americane e in alcune Ong. Recentemente l’attore americano Richard Gere ha pubblicato un video in cui legge una bellissima poesia del poeta palestinese Mahmoud Darwich, tradotta in inglese, che parla dell’esilio e della sventura di un popolo privato della sua terra. Macron ha voluto consolidare la credibilità della Francia, “terra dei diritti dell’uomo”. Non poteva continuare a praticare il “due pesi e due misure” in questo conflitto. Va anche detto che l’attività dei coloni ebrei in Cisgiordania, che uccidono ogni giorno dei palestinesi per impossessarsi delle loro terre, deve aver sconvolto il presidente francese. Macron sa che i 7 milioni di palestinesi hanno bisogno di un quadro giuridico per esistere. Hanno bisogno di un passaporto riconosciuto a livello internazionale. Si tratta di un riconoscimento non solo simbolico, ma politico e giuridico. Tutti hanno diritto a uno Stato, a dei confini riconosciuti. Forse un giorno Israele sarà guidato da un governo non razzista, non estremista, e accetterà di negoziare con i palestinesi uno Stato che sarà accanto a quello israeliano.

Nel frattempo alcuni giornalisti dell’Agenzia France-Press (per la prima volta nella loro storia) hanno messo da parte il proprio ruolo per denunciare la situazione di Gaza, dove essi stessi rischiano di morire di fame. Niente acqua potabile, niente cibo, niente medicine. Vivono ciò che subisce il popolo di Gaza e ne hanno dato una testimonianza che ha commosso il mondo. Con il suo radicalismo, il suo razzismo dichiarato, la sua intransigenza e la volontà di eliminare tutti gli abitanti di Gaza, Israele ha perso la sua anima. Ha compromesso la propria credibilità e oltraggiato la sua democrazia. Il gesto di Macron riuscirà a cambiare il corso delle cose? No, finché l’America di Trump continuerà ad armare e sostenere ciecamente la politica di Netanyahu non ci sarà pace e Israele vivrà in un’insicurezza permanente. Perché tutti gli orfani, tutti i padri che hanno perso tutto sotto le bombe israeliane, sarebbero ossessionati dalla vendetta. E la disperazione di un popolo mutilato, dilaniato, schiacciato, non c’è esercito che possa fermarla.

traduzione di Luis E. Moriones

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