Il conflitto nella Striscia: “Reazione spropositata ma no all’antisemitismo”
di Annalisa CuzzocreaUna grande bandiera della Palestina a una manifestazione milanese per Gaza
(fotogramma)ROMA – La condanna degli italiani nei confronti di Israele per quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza è netta, ampia e trasversale. Secondo un sondaggio messo a punto da YouTrend, il 65 per cento pensa che la reazione all’attacco di Hamas del 7 ottobre sia “del tutto sproporzionata e colpisca civili innocenti”. Solo il 13 per cento non crede sia così. Mentre è ridotto al 16 per cento chi pensa che una simile affermazione possa essere tacciata di antisemitismo.
La ricerca condotta tra l’11 e il 16 luglio su un campione di oltre 800 persone traccia un quadro molto definito delle opinioni degli italiani su quanto sta accadendo in Medio Oriente. Spiega Giovanni Diamanti, fondatore di YouTrend insieme a Lorenzo Pregliasco, che “dal sondaggio emergono soprattutto tre dati interessanti: gli italiani percepiscono un aumento dell’antisemitismo, ma al tempo spesso pensano che la condanna delle azioni di Israele non sia dovuta all’odio antiebraico. In più, il giudizio negativo su quanto s…
ROMA – La condanna degli italiani nei confronti di Israele per quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza è netta, ampia e trasversale. Secondo un sondaggio messo a punto da YouTrend, il 65 per cento pensa che la reazione all’attacco di Hamas del 7 ottobre sia “del tutto sproporzionata e colpisca civili innocenti”. Solo il 13 per cento non crede sia così. Mentre è ridotto al 16 per cento chi pensa che una simile affermazione possa essere tacciata di antisemitismo.
La ricerca condotta tra l’11 e il 16 luglio su un campione di oltre 800 persone traccia un quadro molto definito delle opinioni degli italiani su quanto sta accadendo in Medio Oriente. Spiega Giovanni Diamanti, fondatore di YouTrend insieme a Lorenzo Pregliasco, che “dal sondaggio emergono soprattutto tre dati interessanti: gli italiani percepiscono un aumento dell’antisemitismo, ma al tempo spesso pensano che la condanna delle azioni di Israele non sia dovuta all’odio antiebraico. In più, il giudizio negativo su quanto sta facendo Netanyahu è trasversale, va da destra a sinistra, e questo colpisce se si pensa che nel governo c’è chi, ad esempio il vicepremier Matteo Salvini, riceve premi come amico di Israele e non spende parole di condanna per quanto sta accadendo nella Striscia”.
I risultati della ricerca impressionano per la nettezza: secondo il 40 per cento l’antisemitismo è molto o abbastanza diffuso. Il 34 per cento crede sia in crescita. Solo il 19 lo considera in calo, mentre il 53 per cento crede ci sia differenza tra antisemitismo e antisionismo, fenomeno che il sondaggio identifica come “l’opposizione politica allo Stato di Israele e alla sua esistenza come Stato ebraico”. Nonostante questo, quando le affermazioni sottoposte al campione contengono frasi riferibili a stereotipi antisemiti, gli italiani mostrano di sapere ancora distinguere tra le colpe di un determinato governo e quelle di un popolo. Anche se — spiega Lorenzo Pregliasco — «permangono contraddizioni e ci sono percentuali alte su temi che esulano dal giudizio sull’operato di Netanyahu. Come sul fatto che gli ebrei influenzino la finanza e i media in tutto il mondo: la maggioranza dice che non è così, ma oltre un italiano su tre, il 36 per cento, ci crede. Avvicinandosi pericolosamente a posizioni antisemite».
Per ogni affermazione su quanto sta accadendo, il sondaggio misura l’adesione tra chi è d’accordo e chi no e contemporaneamente tra chi pensa che la frase sia antisemita oppure no. L’incrocio di questi dati permette di comprendere meglio l’opinione degli italiani, che sono — in netta maggioranza — contrari all’offensiva di Israele nella Striscia di Gaza e all’insediamento dei coloni in Cisgiordania, osteggiato dalla comunità internazionale, ma non dagli Stati Uniti.
Il 64 per cento pensa che “Israele opprima e discrimini sistematicamente il popolo palestinese”. Il 18 è in disaccordo, il 25 per cento crede si tratti di una frase antisemita. Ma quando si chiede se la nascita dello Stato di Israele sia un errore storico che andrebbe superato, solo una minoranza — sebbene alta — di italiani è d’accordo, il 30 per cento.
In quel 65 per cento che considera del tutto sproporzionata la reazione israeliana al 7 ottobre, ci sono il 49 per cento di elettori di Fratelli d’Italia. L’intero centrodestra arriva al 53 per cento. È alto anche il numero di chi crede che il comportamento di Israele oggi contro i palestinesi sia simile a quello che aveva, all’epoca, la Germania nazista contro gli ebrei. Pensa sia così il 47 per cento, dice no il 21, il 29 per cento crede si tratti di antisemitismo.
«È una sensibilità cambiata negli ultimi mesi — dice Pregliasco — che potrebbe spiegare anche lo spostamento di queste ore dei governi, con Macron che spinge sul riconoscimento della Palestina e Giorgia Meloni che ha trovato parole di condanna rimaste fin qui inespresse».
Secondo il 60 per cento degli italiani Israele dovrebbe interrompere la creazione di colonie in Cisgiordania e ritirarsi da tutti i territori occupati. Solo il 12 per cento è contrario. Il 63 per cento crede che a Gaza sia in corso un genocidio, appena il 17 per cento dice no. Il dato è ancora più rilevante se lo si scorpora in base alla sensibilità politica di chi risponde: il 58 per cento degli elettori di centrodestra intervistati è molto o abbastanza d’accordo sull’idea che si tratti di genocidio. Contro l’88 per cento del centrosinistra, inteso come campo largo. La distanza è ampia, ma resta la maggioranza su entrambi i fronti.
Solo il 17 per cento del campione pensa che gli ebrei siano responsabili per la maggior parte delle guerre in giro per il mondo, e il 57 per cento crede che dire una cosa del genere sia frutto di odio nei loro confronti. La condanna verso Israele non è ideologica e non corrisponde a un’adesione totale alla causa palestinese. È come se gli italiani fossero mossi soprattutto da uno spirito umanitario. In un’intervista di pochi mesi fa Edith Bruck, sopravvissuta all’Olocausto, disse a Repubblica: «Netanyahu non si rende conto che quel che sta facendo porterà un nuovo tsunami di antisemitismo in tutt’Europa». Non c’erano ancora stati i bambini morti di fame, gli attacchi sui civili in fila per l’acqua. La ricerca sembra dimostrare questo: c’è una condanna generale e netta dell’operato di Israele in questi mesi, ma insieme a questa riemergono, come un fiume carsico, istinti antisemiti che credevamo sopiti e marginalizzati per sempre.